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mercoledì, 29 agosto 2007

CATERINA E LA VITA

 

(Villa Spaturnia)

 

 

Il nipotino di Caterina è nato e la tenera malconcia l’ha riempito di un baby corredo frutto di mani sciupate di lavoro e sofferenza trasformate in capolavori d’amore. Doni di chi ha visto l’orrore e lo rielabora in generosità. Questa è la grandezza di Caterina. Ancora qualche ematoma da flebo, mentre ricolma di copertine, coprifasce e scarpine, quei contenitori di cartone con disegni di cavalli a dondolo, che sapranno coccolare le giornate e ninnare il sonno di chi, nascendo, le sta ridando un po’ di vita, dopo un matrimonio di cazzi e cazzotti ed occhi avvezzi alla subordinazione totale; e la figlia, che piange tardive ma sincere lacrime, la porta fuori per farle vedere il nipotino, che è meglio tenerlo lontano da stò troiaio di puzza di  disinfettanti, reparti chiusi e tanfo soffocante  di polvere e muri crepati…

 

Mi porge un incarto di velina: è uno scialle per me, tricottato in lana color ciclamino che mi incanta e l’abbraccio forte per questo dono inatteso, forse non sono abituata a tanto. Lo appoggerò su un abito leggero e sarà la sua carezza sulle spalle, da chiudere con una spilla per farmi indossare ancora i miei colori, quelli che amo da sempre e lo metterò al battesimo del piccino, il lavoro degno di un baule del passato che raccoglie anche le aspettative fragili ed incerte della nostra età …

 

Oggi l’Esimia Rachele la Secca è nera d’umore. Ha capelli con un obbrobrio di ricrescita grigia da spavento e grembiule d’ordinanza che spacca il bottone di tette da mastopatia gigante, i peli del mento crescono tanti e bianchi. Le dico: “Rachè, andiamo a vedere il pupo di Caterina, vieni con noi”, e poi le chiedo se non sia il caso di andare  dal parrucchiere e chiedere un minimo di ferie agli sfruttatori del capolavoro sanitario e lei  mi manda a Fanculonia dritta dritta: “E fatti i cazzi tuoi, stronza!”

 

Grazie, fanciulla, grazie, infermiera fottuta dalla vita e dai colleghi, punita dal nostro odio, grazie, non ho parole, e la mia sensibilità mi fa male, perché solo chi ha un’infagottata di morte nel cuore può arrivare a livore e risposte bastarde e a parole di cattiveria densa e vischiosa, come una caramella che spurga abbandonata al sole tropicale…“Fatti i cazzi tuoi”, e intanto prepara un caffè su moka express industriale per colleghe e colleghi. Il primo è per lei, Rachele la Secca se lo versa in una tazza alta e lo corregge alla grande con il Borsci San Marzano, perché è di quel Santo protettore che ha bisogno, e la vedo che deborda di pieghe e ciccia che quando si alza dalla sedia il grembiule le si infila tra le chiappe…

 

Erminia la vede e so che metterà la “Magnesia San Pellegrino” nello zucchero ed avrà un altro Santo e chissà quanto Tranquirit nelle bottiglie inguattate tra i detersivi. E’ capace di pisciargli nel Limoncè, la stronza. Sto zitta, evito, ma l’ha sentita. “Troverà i bacarozzi morti ammazzati stecchiti nella scatola dei biscotti e je riempio er letto de topi a sta stronza, tr.. zocc…"...

 

Aria di mobilitazione. Caterina è in ordine per la presentazione al Tempio, ed io sembro uscita fuori da quella canzone: “Hanno vent’anni in più le mie ragazze…e un basco con la stella e un lampo di inguaribile sorriso, e tenerezze dietro un muro d’ansia”…

 

La festa è per noi adulti che brinderemo di gusto, mentre al piccolo basteranno le tette della mamma ed un ruttino per festeggiare la luce e per aggiudicarsi braccia che lo cullino, tenero. Ha occhi svegli e sbadigli e smorfiette e profumo di borotalco: “Che Dio te lo benedica, Caterì”. Intanto il mio uomo in jeans, Edoardo e la figlia di Caterina, stanno organizzando il ricevimento per il battesimo. Qualcuno, forse, consegnerà al Dirigente Sanitario un assegno per non rimandare all’infinito i lavori di derattizzazione e disinfestazione della “Casa di riposo per anziani Villa Santa Spaturnia” ed arriveranno abitini e carillon e giocattoli e per quel giorno avrà foto ed il filmino e una marea di donne tutte mamme-pediatre a dar consigli e fare moine sceme, ed uomini allegri, persino spiritosi. Un po’ di sana invidia e quelle stronzate che si dicono a tutti i bambini, ed assomiglia alla madre dalla fronte in giù, e il resto è tutto suo padre che magari nun ci ha capelli ed i piedi e le manine ed il pisello. E forse sarà solo un bambino che assomiglia a sé stesso…

 

Il cucciolo verrà bagnato in una vasca di acqua calda e benedetta…

 

“Il pupo deve essere battezzato”. Sembra volerlo prendere tra le braccia, Caterina, e mostrarlo al Cielo, e se c’è un Dio farglielo aggiudicare come il più pregiato dei tesori, affidarglielo con quel briciolo di rassegnata speranza che hanno gli anziani,  che se ne prenda cura, che ci dia l’illusione di poterlo proteggere da guai, malattie, imprevisti,  dolori e dalle più piccole smagliature dell’anima. Che sia presente nelle scelte e che queste siano le migliori possibili. Che ne faccia una persona intelligente, che dispensi equilibrio e poche scosse e se proprio non può fare il bene, che non gli faccia male…Questo vuole Caterina. Questo vorremmo noi…

 

“Il pupo si deve battezzare, io ci provo, anche se la vita è un mozzico, una merda, e ce vole tanto culo!”, sussurra decisa Caterina…

 

                                                  Danis

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 08:13 | link | commenti (104)
categorie: villa spaturnia
lunedì, 06 agosto 2007

SCIOGLIAMOCI, AMOR MIO

 

ovvero

 

ARACNOLISI

 

(Villa S. Spaturnia, in derattizzazione)

 

****

 

Ho chiamato i N.A.S. col cellulare, denunciando le pessime condizioni igieniche in cui versa la cucina della “Casa di riposo per anziani Villa Santa Spaturnia”. Da lì partono le brodaglie che sanno di amido, farina vecchia e pastina con le larve, cotta per almeno 75 minuti in autoclave…

 

Mi sono presentata come dott.ssa Danis, cognata dell’Avv.Onorato Cazzottoni, dirigente della ASL da cui Villa S.  Spaturnia dipende. Ho minacciato lo scandalo, con invio di esemplari di ratti enormi e blatte stile scarabeo, che Italo, il nostro catturascarafaggi, ci procura, da recapitare in sottovuoto spinto alla sede de “La Repubblica” o al Gabibbo, che è più autorevole ancora.

 

 Arrivano gli agenti, e trovano topi enormi e vedo Rachele la secca molto provata, che discetta sulla differenza tra il topo di città e quello di campagna, quale dottissima  esopica  di secolare competenza favolistica. Afferma che sono topetti da giardino, subito interrotta da Italo, che dice, stavolta urlando, “Caro carabiniere, qui non c’è giardino, e deve perciò trattarsi di topi, o di nutrie scappate da qualche allevamento di pellicce o di zoccole di fogna,  per la miseria!”

 

Abbiamo fatto una sorta di “drammatizzazione” durante le “visite parenti” e così abbiamo in dotazione qualche aggancio in più. Ora Caterina, che si è ritrovata con la figlia, si è fatta ridanciana e gesticola come Alberto Angela quando descrive, in televisione, le tombe delli mortacci loro, piene di maschere d’oro.

 

Stavolta mi fa pena, Rachele la secca. Le hanno addossato troppo lavoro ed è ancora più appesantita. Una delegazione rappresentata da Caterina, Erminia e la sottoscritta chiede di conferire con il direttore sanitario. Per far bella figura ed avere credito,  parlerà Edoardo, mio nipote e la figlia stronza rabbonita di Caterina.

 

“Caro Prof., visto che l’Autorità competente ha stabilito lo sgombero di Villa S. Spaturnia per derattizzazione e disinfestazione, noi ci faremo carico, in questo periodo tanto a corto di personale, dei nostri congiunti”. Stretta su quella mano paffuta e sudata, che sguscia come un’anguilla dispettosa. Andremo nella casetta fuori, e porteremo con noi le amiche e… lui.

 

Non posso che desiderare di profanare il luogo che sta segnando i miei battiti di cuore ed il tempo che mangia più dei politici della prima e  seconda repubblica messi insieme, masnada di figli di peripatetiche.

 

Ci sono novità, per me.

Intanto, un po’ in colpa, regaliamo alla secca un Kg. di caramelle Perugina ripiene di crema di whisky, e stavolta non serve fuggire, le zoccole di cucina ci stanno preparando una vacanza di metà agosto coi fiocchi, perché…..

 

Antefatto: Sono riuscita a parlare con il tipo in jeans, l’uomo che scarica i generi della dispensa. Ho solo risposto ad un sorriso, ad un occhiata più viva del normale ed ho deciso che non voglio perderlo, che non voglio sapere se è sposato, se ha figli, se ha avuto la varicella, se ha corna da distribuire o solo semolino e purea liofilizzati dove galleggeranno tozzi di pane raffermo che verranno rinominati “crostini”; in fondo, un inutile titolo nobiliare non si nega a nessuno, in regime repubblicano. Lavora di braccia, sudato e bello, sdoganando riso precotto “sparboled” che tutto pare meno che riso, zuppetta con qualche fungo che si fa reperto archeologico da spaccare la dentiera, una reliquia coltivata che diventa un fossile della foresta nera.

 

  Ci siamo avvicinati con una facilità che non prevedevo, perché non è vero che non mi guardava. Sento odore buono di uomo che lavora  e poi suda scaricando quelle scatole deformate agli angoli, strapazzate prima nel trasporto, poi in magazzino, poi in tavola e infine dallo stomaco fin giù . E’ un bell’uomo ed è di poche parole, sembra tanto rassegnato e mi coglie un suo gesto con le spalle, un piccolo movimento che vuol dire “mi dispiace, mi dispiace che stai qui, mi dispiace..mi dispiace”. Penso  alla sua maturità ed alla mia, a quella vecchiaia che arriverà e che non può farmi diventare una patetica dai capelli color “rosso menopausa”. Penso a quell’articolo di “Donne di Repubblica” che parla del turismo sessuale femminile, con troie brutte e giovani o vecchie o sole o stronze o  confuse o con le idee chiare, che dovranno pagare ed io non voglio ancora farlo, non lo farò mai, Io non pago. Lo giuro sul mio angelo custode, e stragiuro che dovesse tentarmi, mi preparerò un coktail letale con tutto quello che trovo in infermeria. Con le benzodiazepine di tutta la Bayer e il litio a dosi equine, un litro di grappa buona, chè si deve riscattare una brutta vita con un po’ di dignità. E non voglio morire di limoncello e mirto, io che amo i sapori forti ed odio le bevande “da donna” anche se sono una donna.

 

L’anestesista è in ferie fino ad ottobre, la belva che le porta su per l’elettroshock e ce le riconsegna con la testa che va all’indietro, con le afte sulla lingua, con un pezzo di cervello immolato sull’altare della scienza psichiatrica.

 

 Non c’è ed useremo il suo letto, lui ha sistemato una  rete ed ho biancheria da sposa per l’operazione, ed il frigo con sfiziosità per quella che chiamo l’ “Aracnolisi”. “ E che dè?” mi fa Erminia”, è un termine che significa…che scuola hai fatto? "l’avviamento al lavoro e poi a battere a macchina"…e la prendo in giro per quel battere e lei per quello scioglimento di ragnatela , che non ha solo il senso meccanico, deve essere un grazie di esistere come dice Renato Zero dopo i concerti ai sorcini, che qui sò sorci de fogna grossi come topi d’appartamento!

 

Caterina ed Erminia comprendono e se la piantano di sbeffeggiare.

 

Ci lasciano in pace e ci chiudiamo a chiave ed apro l’aria condizionata. Sono imbarazzata ma dura un istante, chè tutto si scioglie come da che mondo è mondo, con intuito e la dolcezza che mi prende e due lacrime salate di Mar Morto. Mi porta il Vermentino ghiacciato nella flute,  brindiamo e non ho fame, gli stuzzichini mi servono per togliergli le briciole e mi sento un po’ leggera col Ladas che ha un nuovo sapore, mentre penso al pranzo che Edo ci farà trovare, con i vini consigliati da papà, e qualcosa che tolga la miseria di dosso…

“Non asciugarti troppo”, lo tampono come un bambino e si lascia andare e non immaginavo, e se mi innamoro non ci penso e sono tranquilla e fortunatamente baciata da questo uomo che non risparmia qualche tenerezza ed una notte che si presenta nobilitata da una Madama Insonnia, ora  Fata Magica, a cullare i nostri cullamenti e le  parole e gesti ed occhi e vita e senso della  vita. Con gli amaretti un “Anghelu ruiu”, ed il dolore strapazza e la gioia diventa viva, come una ferita trattata da un guaritore di inspiegabile sapienza. E non si dorme e non rompeteci che ci dobbiamo risvegliare e staccare pezzi di carne ammuffita e lasciateci lucidi e unti come Ulisse e la sua sposa….

 

Andremo fuori, e lo vedrò ai fornelli, insieme a mio nipote che prepara il cacio e pepe con un formaggio fantastico e l’acqua di cottura. Non si preoccuperà ed avrò baci e lardo di Colonnata ed un pasto ben fatto, ed un prosecco per l’Assunta in cielo, che sarò io. Racconterò ad Edo di quando, piccolissimo, alle Maldive, si era innamorato di una ragazzina di colore, e di come avesse imparato a conoscere prima dei cani  gli animali della riserva e come odorasse i fiori, anche quelli di carta, da appena caldo dell’utero di mammà.

 

 Oggi ho il mio uomo da coltivare, da assaporare, da tenere a mente, ovunque, ovunque... Erminia si dà da fare per la copertina fatta all’uncinetto, una nuvola di lana celeste, perché sarà un maschietto. Caterina comincia a recitare il rosario e mi fa cenno. Le dico, “non posso Caterì, ho molto peccato” e gioisco di ricchezza. Ho peccato veniale di coscienza, ma preferisco di gran lunga questo peccato a quel peccato mortale di rinuncia, che nessun Dio, neppure il più severo Giudicante, qualora esistesse, potrebbe perdonarmi.

                                                                             

                                                                     

                                                                      Danis   

 

 

 

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 13:25 | link | commenti (59)
categorie: villa spaturnia
giovedì, 19 luglio 2007

CERTE NOTTI

 

ovvero

 

UNA VITA DA MEDIANO

 

*********

 

Mi trovo con Erminia ai bordi del letto nello stanzone simil caserma della “Casa di riposo per anziani Villa Santa Spaturnia”. Da qualche giorno ho un giocattolo da cui non riesco a staccarmi, un ipod che il pronipotino Edoardo, detto Edo (o, quando gira un sorriso “Dodò”, in omaggio ad una donna più vecchia e infinitamente più sexy di me) mi ha portato per regalo e su cui ho fatto inserire le preferite.

 

Tra queste c’è  “Certe notti” di Ligabue, che ascolto a palla, rapita dal ricordo di certe notti come le intendo io, residui bellici di incontri ravvicinati quando non avevo la tosse da fumo e la gioventù era trascorsa da troppo poco tempo per dimenticare come si fa in …certe notti.

 

La gioventù è lontana, ma Erminia la secca si avvicina. Oggi è nera qual pece e scappa di corsa al cesso. Vuole sequestrarmi il giocattolo canoro, ma dovrà vedersela con me, l’esimia Rachele…Due giorni fa ha ordinato un’endovena di valium potenziato per Caterina, agitata ed incazzata come si può solo qui da noi, perché la figlia non la viene a trovare da  sei mesi ed il figlio aspetta che la nuora scodelli un altro nipotino…tutte a figliare adesso, tutte, chè è esplosa una scatola di piselli…Piange, Caterina, e le lacrime le rimangono fisse, secche all’angolo dell’occhio, incrostate. La sponda del letto ci impedisce di abbracciarla e di dirle che comunque il guttalax è finito nella bottiglia costodita dalla troia,  in frigo, bendata amorosamente da strati di garza che dovrebbero depistare due che di limoncello e altro se ne intendono più di lei…e che hanno passato con la bottiglia certe notti…

 

La vediamo transitare in bagno, quello del personale che più “personale” non puotesi da quando le sue debordanti sedute, che la vedono come sfatta imitazione di una boteriana su un vater standard, incoraggiano le colleghe a frequentare cessi meno intasati...

 

Ascolto la canzone e sale la nostalgia. Erminia mi prende in giro e dice che mi farà sequestrare il giocattolo. Non lo faccio girare in camerata, è mio e ne sono gelosa, mi porta musica e rimpianto, gioia e fantasia, e mi fa pensare a momenti passati e mi rivedo bella davanti ad un armadio svuotato con vestiti e gonne e pantaloni e slip e canotte e maglie, profumi, balocchi e campanelli, tutti riversati sul letto per...certe notti…

La secca sta maltrattando Caterina ed al Mirto di Sardegna, che è inguattato nel reparto verdure, aggiungiamo due boccette di “Tranquirit” che è dolce e che non può che farla calmare. Si è tolta persino il grembiule azzurro d’ordinanza, quello da 2 giugno, perché, così sussiegosa, sembra voler sfilare insieme con le crocerossine in via dei Fori Imperiali tra pubblico omaggiante e il sorriso ed i complimenti del Presidente della Repubblica per l’emerita Rachele la Secca che ha reso servizio e dedizione alla Patria e si è distinta per Alti Meriti…

 

Caterina è sudata, entrano mosche e lei chiude gli occhi. Ha mani annerite di aghi da flebo e l’interno dell’avambraccio pesto come una fetta di fegato di macelleria. Poverastella. La tranquilliziamo e decidiamo che si va a trovare quella stronza di figlia, che è stata cagata e smerdata e fatta laureare a suon di corridoi di uffici passati a cera e calze smagliate e privazioni. Telefoniamo col cellulare dell’avvocato…“E’ nato, Caterì, ti verranno a trovare”, e con la forbicina per le unghie taglio lo scollo della camicia da notte. Le dico per telefono “la vuoi rivedè, brutta stronza? Ci sta stendendo le zampe qua dentro”, mi dà un indirizzo e piange Caterina e piange la figlia…

 

Il Mirto è stato ben intaccato, la secca dorme con la bocca aperta, puzza di vomito dolciastro, il grembiule è buttato da una parte. Fa caldo e decido di salire nello studio dell’anestesista che fa gli elettroshock, tanto per gradire, se non è in ferie. Mi faccio la doccia con il bagnoschiuma alla vaniglia dell’Avon, mi butto  un vestitino di cotone, chè caldo e sintetico sono elementi da Madison Square Garden…

 

Con Edoardo ci ficchiamo in macchina, mentre l’Ipod è in tasca, il giocattolo più umano del tamagotchi. Abita in una traversa di V.le Libia ed Erminia cazzeggia e dice che non vede negracci al quartiere africano e la zittisco che sento un blocco allo stomaco. Si sale con l’ascensore a casa di “Melisenda regina d’Etiopia” che ci fa accomodare. Io urlo, Edo spiega ed Erminia impreca. Piange ed ha pianto, occhi gonfi. Le ripetiamo che a suon di sacrifici è più facile dimenticare una madre troppo fastidiosa da tenere in casa. Ci dà 200 euro per comprarle qualcosa e piange mentre le dico che non c’è prezzo e la buona coscienza vale molto di più brutta stronza e troia bastarda, chè la madre l’avrà fatta con qualche gran figlio di mignotta  se è uscita così…

 

Ci fermiamo a comprare una camicia di cotone, il tonico e una bottiglia di succo d’ananas se riesce a mandarlo giù…

 

Torniamo a missione compiuta e ride Caterina, dice che sta meglio e cominciamo a spettegolare ed a immaginare la secca che si fa trombare dal dottore panzone…

 

Mi rifaccio la doccia…Per un po’ non avremo urla e dopo un po’ il giocattolo riparte nelle orecchie, adesso sono sul lenzuolo e non c’è più “certe notti”, ascolto “una vita da mediano”. Mi rassomiglia di più…

                                                                   

                                                               Danis

 

  


postato da: xdanisx alle ore 15:52 | link | commenti (39)
categorie: villa spaturnia
sabato, 30 giugno 2007

OPERAZIONE S.S.S.

(sogni di sesso selvaggio)

 

Lo scritto, di pura fantasia, non pretende di entrare nel sentire degli uomini.

 

 

Si parlava e si fumava con Erminia, nella panchina del giardino della “Casa di riposo per anziani Villa Santa Spaturnia”, proprio di fronte al reparto degli uomini. E’ un edificio a sè stante. Temeva, la direzione, qualche incursione notturna per intrecci di artrosiche con attempati un po’ provati nelle loro funzioni sessuali?...

 

Si parlava. La secca, dalla finestra ci urla di non fumare, che fa male alla salute. “Ma alla z…tr… le daranno il premio Nobel?! Te la immagini vestita a festa davanti all’Accademia di Svezia con abito lungo, si fa per dire, e rossetto sulle guance…abitone over size stile gasometro ed il Nobel per la Medicina alla Esimia Secca Rachele per emeriti studi sui danni da fumo?…”, e giù risate nervose ed incazzate….

 

“Sta fija de na mignotta che magna e beve e…”. Aspirate di fumo profonde, quasi a farle dispetto, poi la cicca in terra, schiacciata con il piede di Erminia, come il capo del serpente dalla Madonna…

 

Arriva il tipo del rifornimento dispensa. E’ un bell’uomo, non giovane, mi supera per età, ma è proprio un bell’uomo. Ora, in estate, veste un jeans disinvolto, è snello, ha spalle larghe da lavoro, non da palestra, ed è sudato, la maglietta è chiazzata. Erminia mi fa gomitino e dice che sente puzza di testosterone e che se proprio dovesse schiattare, vorrebbe prima ripassare la “grammatica”, perché è tanto che non si fa, e che non si fa bene, è un’eternità…

 

Partono ricordi di ragazze, di donne, di avventure del tempo di Chicchinnino. E Berta filava e lei faceva la sarta, e proprio nel retro la prese, e gli spillini rotolavano mentre inginocchiata tentava di fissare un orlo…Un ricordo che si fa allegro, a tratti irriverente, poi diventa una sbronza triste, e parole e parolacce e ricordi che comprendo e storia che conosco, ma  Erminia oggi è così…

 

Si sposò con quell’uomo che l’aveva portata in paradiso, ebbero figli e poi fu presto un virare verso il disordine, rientri e tradimenti e vino e corna e botte, finchè la borsa, a lungo minacciata, non divenne solo una minaccia o un simbolo totemico, ma  una borsa autentica, di pochi effetti lasciata fuori dall’uscio di casa…

 

****

 

Le dico che si invecchia prima, che se fossimo uomini avremmo un’età più che appetibile, ed occhiali da sole, e felpe firmate e chiavi di auto, e ragazze di 30 anni più o meno, da portare in giro, accessoriati in tutto per quel cazzo di cromosoma y di cui bisogna essere all’altezza…

 

Ragazze sorridenti che lasciano baci di rossetto che poi tolgono con le dita sul viso, inebriate dal dopobarba, mani piccole che si intrecciano alle nostre, mani che si insinuano a sbottonare camicie, a graffiare e coccolare, e poi risate…

 

Donne che non ci appartengono, capaci di femminili, piccole pazzie. Biglietti d’amore e “amore ti penso, dove sei, mi manchi, ti sento, ti sento, mi manchi, ti amo, ti adoro”. Occhi troppo premurosi: “cos’hai, sei stanco, come va, che ti succede”, e sguardi, ed appena un po’ di barba a far arrossire una pelle delicata che non appartiene ad un’anima candida. “No, così no, aspetta”. Capelli sempre troppo lunghi, capelli profumati, ordinati, sudati, capelli ovunque…capelli scuri e di tutti i colori e “ti piaccio così?” “Ma come eri?”. Capelli selvaggi e raccolti con le mani, capelli. Capelli dove tuffarsi, da respirare, da trattenere, capelli sempre puliti (terrore per capelli invischiati di lacca), capelli da trovare ovunque, estranei, diversi, adorabili, indomabili, orgogliosi e sfacciatamente esibiti come arma di seduzione…

 

Messaggi e telefonate e piccoli doni che finiscono nella tasca e lampo che si aprono e labbra che si accostano. Avremmo baci al volante e seni turgidi ed impazienti e gonne che si ammorbidiscono attorno ad un corpo di donna bella, carina, passabile ( a volte neppure…).

 

 

Donne abbronzate, donne truccate, donne con un tocco di mascara e un profumo da annusare. Creme alla vaniglia su spalle morbide, e mani e piedi perfettamente curati, (lo smalto smozzicato proprio no!),  profumo di Acquolina, infantile sulle ragazze, J’adore su donne già fatte e Opium, troppo invernale, e Samsarà (o le orribili essenze indiane), e quel profumo di umore naturale che non si deve nascondere, benedette, non capiranno mai !

 

Avremmo cene da pagare e caffè da offrire e capricci da assecondare e notti da giustificare, se avessimo la stessa età...

Vestiti da sfilare, magliette da sollevare, odore di doccia e vapore per perdere la testa. Biancheria da slacciare, pizzi colorati, nero che confonde, slip di ogni genere, qualche caduta di stile da sopportare (no, il rosso capodanno, no!) e braccia aperte e baci leggeri e veloci, baci che lasciano il segno, porcamiseria, e corpi da esplorare seppure già esplorati da troppi…e gambe aperte da festeggiare e caffè e caramelle, e proposte cretine ed occhiali da rimettere sul naso, e cellulari da spegnere e uscite da programmare, “Dove la porto, alla giostra?”, “Questa alla mostra no, che non sa neanche chi cazzo era De Chirico”…

 

Persino il peluche da applicare con la ventosetta sul vetro della macchina, per poi toglierlo subito (figura di merda coi colleghi...), orecchini da trovare, collane che si annodano…No, Tiziano Ferro da ascoltare e Laura Pausini con ricanto sopra…poveri Pink Floyd…

 

Parole di poco senso…ti voglio, ti amo, scopami, ti scopo, ti appartengo, sono tua, non sei mio, ma…una porta di casa da riaprire e qualche momento da rievocare, qualche emicrania da sopportare, qualche defaillance da stress…

 

****

 

Erminia schiaccia la sua cicca. Con rabbia, con violenza, come volesse annientare la maledizione di essere donna, di essere una bestiola ferita, una persona offesa, e continua a guardare l’uomo con gli scatoloni che troveremo sotto forma di sbobba, minestre scotte e caffedorzo chiaro e tiepido in tavola…La secca sta ancora in finestra: armadio di ciccia cattiva, con quel rossetto sulle gote. La stronza da maltrattare, da torturare, da  uccidere, per uccidere la secca che è in tutte noi…stronze , stronze anche noi, stronze!

 

Le regalerò un portacenere ad Erminia. Un portacenere da borsetta, di smalto e argento, lei mi prenderà in giro, ma giuro su Dio che sarà il prossimo regalo che riceverà. Sorrido all’uomo che mi sorride…Vorrei, bell’uomo, vorrei, vorrei, vorrei… ma ho già dato!

                                                             

                                                            Danis

 


postato da: xdanisx alle ore 13:58 | link | commenti (106)
categorie: villa spaturnia
lunedì, 25 giugno 2007

foto 066cEVASIONE

 

 (Vecchiacce all’attacco)

 

Quella di ieri è stata un’evasione in piena regola dalla “Casa di riposo per anziani Villa Santa Spaturnia”, dove sono in detenzione senza aver commesso reati. Vado alla cronaca dell’evento:

 

Solo un po’ di polvere” soporifera” nel caffè che le badanti assumono in continuazione, mentre fanno del fantastico “gossip” gratis, senza comprare “Novella 2007” e “Cronaca Verace”, e mentre urlano: “Arivoooo, l’animaccia tua che t’ho cambiato er pannolone adesso”…

 

Ho organizzato il colpo “Vecchie all’arrembaggio-scappiamo con coraggio”. Dormono con la bocca aperta, le badesse-badanti. Hanno capelli scuri tinti in casa, con ricrescite bianche, grembiuli celesti. Il loro peso corporeo supera i 100 kg. Se ne salva una, Rachele, che, essendo infermiera professionale, si sente unta di divina onniscienza. Lei pesa 90 kg. per 1,45 di bassezza. La chiamano “la secca”, le colleghe, noi “…….”. E’ la peggiore e fa dell’umiliazione una nobile arte, sa mettere le sponde ai letti e maledirci sottovoce. A lei, ogni tanto, metto del “guttalax” nel limoncello che nasconde tra i cioccolatini ed i beni di conforto che qualche parente le dona, non per simpatia, diciamo, per tenersela buona. Ieri era più ciucca del solito e l’evasione s’è fatta!

 

L’occasione è stata fantastica. Si è sposata mia nipote Egizia con Maurizio. Il matrimonio ha avuto una lunga preparazione, circa due anni. Ricordo che quando Maurizio è entrato, per un Natale, in veste di fidanzato, mia nipote mi ha telefonato per avvisarmi di essere misurata, di non farle fare brutta figura…insomma noi vecchiacce siamo una spina nel fianco…per i nostri cari, per i meno cari, per il mondo intero: improduttive, rincoglionite o troppo sveglie o svagate, siamo la cattiva coscienza, lo specchio in cui i giovani si guardano, scuotendo la testa al pensiero della vecchiezza, idea da cacciar via, da allontanare, perché c’è tanto tempo…

 

Per l’occasione ho indossato l’abito bello, ma i tacchi, dopo la rocambolesca fuga dal reparto “Transito carrozzine disabili” che il nostro complice, l’ammazza scarafaggi del reparto, ci ha aiutato a poggiare sul muro del piano terra, fino alla finestra…le ho indossate dopo. Sono scesa con pantofole di cotone nero, sfondate per l’usura…

 

Ho sistemato i capelli da me. I rolli me li ha messi Erminia, la vicina di letto, che mi frega sempre a carte e mi ruba le sigarette…comunque una cosa fantastica!

 

Arrivo in chiesa prima della sposa, aspetto e vedo il riso misto a petali di rose in un cesto, i testimoni sono omaggiati di una gardenia, io rubo un bocciolo e lo appunto all’abito di mio padre. Arriva la sposa, di stupefacente bellezza, con un abito difficile da descrivere, capelli rossi, ricci, lunghi. Ricordo l’apparecchio ai denti….La vecchia zia non piange, è solo felice e rievoca il giorno in cui l’ha vista appena nata, con mia sorella che le teneva la testa con una mano e le diceva “bella, bella, bella”…

 

Il ricevimento si svolge in una villa bellissima, ambiente piacevole, menù curato dai neosposi, più che esperti nel campo della ristorazione…

 

Tre ragazzi fanno musica, discreta, nulla che distragga. C’è un sax, un giovane  alla tastiera ed una fanciulla che canta. La sua voce  ricorda, per certe incrinature quella di Rosanna Casale, certi virtuosismi fanno pensare a Giorgia. E’ piccina, veste un abito sobrio, nero. Ai lati della pista mi sorprendo ad ascoltare “Imagine”, non posso che fare un intimo playback, poi mi avvicino, mi complimento e scherzo sul diverso destino di Gigi D’Alessio e di Albano, sorridono, mi ringraziano e li vedo avvicinarsi, di corsa, al buffet dei dolci…

 

Dopo il taglio della torta, Egizia cambia abito e ne indossa uno beige, con lustrini, inizia a ballare. Al microfono ringrazia mia sorella per l’acconciatura, che è stata semplice nell’effetto, quanto laboriosa, ringrazia mio fratello, che fa il fotografo, e la cugina che si è occupata del trucco. Si fanno, piacevolmente conversando, le due…

 

Una doccia veloce, fredda, scende dal bagno ammuffito del reparto “Infermieria geriatrica d’urgenza”…

 

Qualche mentina per camuffare l’odore dei beveraggi. Svesto il mio abito e indosso la camicia di flanella felpata, tolgo il cuscino con cui, come nei film, avevo inventato la mia sagoma, Le zanzare si beccano qualche accidente…se mi pungono, adesso, si sbronzano.

Ripenso agli auguri che ho portato ai ragazzi a nome di Ery e di Gianni, ai 3 saltelli che ho fatto esprimendo un desiderio, come mi ha consigliato un’altra nipotina virtuale. Ho pensato al tipo che rifornisce la cucina, e porta mele più avvizzite delle nostre tette, lui è niente male, ma…Chissà, i desideri si esprimono spesso con la certezza che non si realizzeranno mai…

 

Dalla casa di riposo per anziani (OSPIZIO) Santa Spaturnia, è tutto. La secca ancora dorme, con l’I-Pod ascolto Rino Gaetano a palla. Butto le babbucce da notte nel cesso: Dio che liberazione!

                                                                                     

                                                                                 

                                                                                  Danis        

 

 

 sabi24giu07


postato da: xdanisx alle ore 19:29 | link | commenti (72)
categorie: villa spaturnia