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lunedì, 10 novembre 2008

QUELL'ARGENTO SENZA VALORE

(la pelliccia di mammà)

 

****

 

E’ successo anni fa, in un primo pomeriggio solitario, nella zona pedonale del mio quartiere. Al mattino il mercato e di sera macarene di locali alla buona con l’immancabile foto di Alberto Sordi che mangia spaghetti, wine bar e gelaterie che appendono alle pareti le lusinghiere recensioni di qualche quotidiano per giustificare il prezzo di un cono gelato da consumare fuori.

 

Indossavo una giacca di volpe argentata che mia madre mi regalò, quando, dopo più di cinque anni passati a lavorare lontano, tornai a casa in pessime condizioni di salute. Un dono consolatorio che dovetti accettare, per avere la gioia di farle brillare gli occhi, per la sempre valida ed universale “Legge dello Scarrafone” in base alla quale ero perfetta per quel capo, nonostante la mia coscienza di vegetariana sensibile alla sofferenza di innocenti creature squarciate e dissanguate su nevi tinte di rosso (mia nipote,  bambina cosciente, usava appellare le signore in pelliccia con l’epiteto  “bestia su bestia”, ma sfido le studentessine controcorrente a resistere ad uno zaino “the bridge” in cuoio naturale).

 

Quella passeggiata mi portò all’incrocio tra una fontanella ed un vicolo, all’angolo del quale c’era un carretto di legno scrostato lasciato da qualche ambulante, e, sotto, una cucciolata di gattini tenerissimi. Mi inchinai per osservarli, non sapendo di essere a mia volta osservata da un omone obeso, sbragato e conciato male che mi urlò cose incomprensibili con smisurata aggressività. Poi si avvicinò e mi resi conto allora che mi rimproverava quella colpa senza attenuanti la quale non mi doveva consentire di bisbigliare carinerie ai cuccioli. Mi allontanai, con nelle orecchie quelle cattiverie suscitato dalla mia demoniaca giacca.

Ancora penso, sorridendo, all’obeso antipatico, che avrebbe riempito i suoi visceri di bistecche e braciole, abbacchio, salsicce, polpette panciute, prosciutto, mortadella, code alla vaccinara e salami da azzannare come biscottini al Plasmon…il tutto con l’aiuto del vino dei Castelli romani, reperibile nell’osteria a fianco…(burpl) senza per questo non dormirci sopra dalla contrizione e senza accenno di un “De Profundis” in omaggio ai quadrupedi macellati, oramai digeriti e restituiti come corposissimi escrementi.

 

Non ho più indossato la mia volpe argentata. Compro cappotti per convinzione e per senso estetico. E vedo il disappunto di mia madre che sulla fodera aveva fatto ricamare le mie iniziali. Mi starà dando della stupida!

                                                      Danis

                                             

                                                                    

Ringrazio Alessandro (Savox)  per i suggerimenti.


postato da: xdanisx alle ore 16:20 | link | commenti (114)
categorie: ricordi di mammĂ