CONDOMINIO
(casseggio)

UN TEMPO
Nello stabile dove sono nata eravamo in dodici famiglie, allora non c’erano i single e le coppie senza figliolanza, mentre il carico di genitori e suoceri creava un rassicurante assemblamento umano. I festival di San Remo erano ogni anno simpaticamente commentati dal Sig. Franco, che era impietoso con Timi Yuro e “Le mele sul pero” di Claudio Villa.
Il palazzo, che aveva 94 gradini e niente ascensore, viveva di comunanza e di reciproci favori. Non serviva la baby sitter o chi sapeva riempire un modulo. Ci si veniva incontro e ogni uscio aveva il suo odore, di cibo, di bambini, di sapone…La signora del piano di sotto era ospite fissa e lo scambio di specialità culinarie è durato fino a una decina di anni fa. Incessanti le richieste di rosmarino, erbetta, basilico, limoni, e persino il prestito di cose che non conveniva comprare, borsette da sera, abbigliamento da neve, riviste da ricamo…
Mia madre cucinava specialità sarde da far assaggiare all’amica del quarto piano, che, da brava veneta, ci omaggiava con polenta. La sua vicina, una specie di Rea Silvia, era bravissima con i piatti romani. Si usavano i rinfreschi per matrimoni, lo scambio di piccoli doni, souvenir dopo i viaggi, pensieri per le feste. Noi ragazzine ci passavamo i libri ed i segreti. Le chiavi di casa venivano tranquillamente affidate alle famiglie amiche per eventuali emergenze, o solo per prendere una sedia la notte di Natale, per dare acqua alle piante, per chiudere le finestre, per stendere i panni se il bucato era in quantità industriale.
Il bambino del terzo piano mangiava nel pianerottolo, le porte erano aperte per fare asciugare i pavimenti, incontrarsi in vestaglia era normale, come, il 7 gennaio, il cortile pieno di biciclette per i maschietti e di carrozzine e bambole per le femminucce. Dalla finestra le mamme calavano il cestino con la merenda nel cortile dove si giocava. Non c’era problema, grande o piccolo, che non vedesse l’affettuosa partecipazione di tutti.
ADESSO
Vivo in un posto più centrale e conosco pochi condòmini. La signora di sopra sfugge veloce ed ha un ragazzo malconcio, povera stella, detto l’handicapace, ma capacissimo di distrugge i nostri timpani con musica ad alto volume.
La mia dirimpettaia, Giulia, è simpatica, gira con borse rattoppate e si occupa dei gatti del cortile. Si tinge i capelli di rosso e non ha voglia di sistemarsi i denti. Per farci aprire la porta bisogna presentare domanda in carta bollata. Le lasciamo le chiavi della posta quando siamo fuori, ma non vuole quelle di casa.
Al quarto piano c’è attualmente una pensione cinese responsabile di un via vai di trolley e di occhi mandorlati che, in continuazione, si trovano a partire o entrare. Frequente lo scarico di sacchi di riso. Per qualche tempo ha visto pure un sospetto andirivieni di belle ragazze bionde, con a disposizione un taxi sempre pronto. Insomma, un traffico umano che spesso manda in crisi la serratura del portone che rimane alla mercè di un fabbro-arrotino liquido di testa che bussa alle porte con i pugni ignorando i campanelli.
Nel seminterrato vive una numerosa famiglia del Bangladesh, con le donne in punjabi, sorridenti e giovani, e tanti bambini in carrozzina. L’odore di aglio e spezie esotiche ci investe ad ora di colazione.
La famiglia del medico è la più disinta e cordiale, la più scostante quella di un rozzo e strano individuo responsabile di aver investito ed ammazzato nel giardino, tempo fa, con una moto stile “Famolo strano”, il bellissimo gatto Orsetto. A lui che non saluta, si nega il saluto.
Altra misteriosa famiglia è quella di un giovanile e azzimato nonno la cui signora (fintabionda e fintoshick per il suo vestire esageratamente classico, sempre con l’assetto supponente di chi vorrebbe ostentare quarti di nobiltà) deve avere pure qualche acciacco perché la trovo in farmacia mentre finge di comprare Chanel N° 5 o le pantofoline del Dr. Scholl. Non so come si chiami, ma un nome però le è stato affibbiato da me e dalla dirimpettaia Giulia. Quando dobbiamo parlare di lei, il discorso infatti diventa criptico: “Eccola…chi?...Ah, quella che ce l’ha solo lei”…
Un “privilegio raro”…
CON QUELLO CHE SI SENTE…

Mia zia è da poco rimasta vedova e, dato il pessimo carattere della buon’anima, ne approfitto per chiamarla tutti i giorni e darle motivo di farsi due risate, nonostante la triste circostanza.
E’ una donna che ha superato gli 80 rimanendo di uno spirito notevole e viaggia tra il mondo moderno ed il passato, con una forza d’animo dovuta alla sua tempra ed ai tanti anni di lavoro trascorsi all’estero.
Qualche giorno fa mi telefona per darmi una notizia che mi sembra comico-drammatica. Ha un appuntamento al cimitero con il giardiniere che dovrà sistemare i fiori alla tomba del marito.
Va spesso al cimitero, accompagnata da un tizio che arrotonda molto bene altre eventuali entrate con queste opere di carità tassistico-cristiana.
Mi dice che ha paura. Le chiedo cosa la spaventa e ridacchiando mi dice che il taxista potrebbe importunarla, nonostante l’età non troppo appetibile. “Zia, ma sei matta? Chi ti mette in testa queste cose?” E’ stata un’altra zia che le ha istillato il dubbio…Si rende conto dell’idea bislacca ed aggiusta il tiro ipotizzando una sorta di gerontofilia in soggetto abituato a donne tanto più giovani. E conclude con la fatidica frase : “Con quello che si sente…”
“Ti piacerebbe, vero?” le dico malignando “No, perché non è un granchè”, mi risponde divertita. Le spiego che i violentatori non si possono scegliere e che se vuole le prenoto un personal driver giovane e di bell’aspetto, anche se la tariffa potrebbe salire moltissimo…e poi chissà, nulla vieta ad un uomo tanto affascinante di compiere una buona azione.
Accadde
***
Una mattina d’estate, in un paese piccolo e lontano, dove il forestiero è visto con occhi sospettosi.
Portava a spasso la sua cagnetta, di buon’ora, il nostro amico, mentre una anziana bigotta lo osservava, stupita… Trasecolò, lei, stringendo forte al seno la borsa e atteggiando il volto ad un’espressione di paura.
Aveva visto qualcosa di nuovo, la pia vecchiarella, un gesto da non credere: Un uomo stava raccogliendo la cacca di una bestiolina nell’apposita busta per poi gettare il tutto in un cassonetto…
…Più inquietante di Shining, più mostruoso di Alien.
Chi osa compiere queste manovre strambe è capace di tutto. Anche di scippare una povera donna che sta per assistere alla funzione sacra.
Raccogliete le deiezioni canine, le Chiese si riempiranno…
DEDICATA A ME
Riporto uno scherzoso sms da “solleone” di un caro amico e vero poeta, che però pubblica solo in modalità cartacea.
Ti porterò a Cocullo in transatlantico
e non dite che sono scaramantico:
ché a cantar tal bellezza ultraromantica
non basta il Trapezunzio o l’Esperantico
e ‘na sega fa il Cantico dei Cantici.
ANTICAMERA
(a volte si sbrocca)

E’ una bella donna, alta e massiccia, debordante, poco trucco sugli occhi ma un rossetto vivace che non rispetta i contorni delle labbra. Mi cattura subito raccontandomi, d’emblée, che sua madre è alcolizzata, e quando le suggerisco di definirla più benevolmente alcolista, continua imperterrita ed a voce alta a dire che beve proprio tanto vino. Lei, che si presenta come danzatrice di flamenco e attrice, soffre di artrosi cervicale e si alza improvvisando qualche piroetta responsabile del fastidioso disturbo. Lamenta anche un problema al rachide, e poiché ne so qualcosa mi fa domande sulla mia esperienza, ma non mi fa rispondere. E’ un fiume in piena, un uragano di parole. E’ lei che parla al mio posto, affermando che certamente mi sono fatta operare solo per guadagnare in statura, e, inutile ogni tentativo di bloccarla, prosegue nominandomi tutti gli specialisti che ha consultato, vaneggiando su presunti corteggiatori che vuole denunciare, solo perché così ha stabilito mammà.
Dopo un po’, annoiata, la ragazza si avvicina a mio marito seduto in terrazza. Sorridono mentre parlano ed immagino la dose di concetti astrusi che usciranno come i fiori e le rane della favola. Certamente sarà ancora lei ad averla vinta. Facile con un uomo di poche parole.
Il medico si affaccia per ricevermi e gli dico che, per la prima volta nella mia vita, ho incontrato una persona più strambamente loquace di me. Lo dico con simpatia, senza nessuna cattiveria. Poco dopo la seduta entra mio marito un po’ stralunato, meravigliato, stordito. Non riesce a contenere le risate ed il mio medico lo incita al racconto, lo stuzzica, il debosciato! La ragazza gli ha chiesto se vive di rendita, lei è ricchissima sul serio e non le è facile concepire esistenze meno agiate. Gli ha appena confidato che ha preso venti chili perché non sta facendo sesso…improbabile un invito…ora vuole un uomo non italiano, possibilmente nordamericano o svedese. Idee chiare e neppure troppo sballate…mi viene da pensare se non sia una follia lucida, la sua.
Il mio dottore ci racconta che questa originale e poco riservata paziente, una volta, in sala d’aspetto, scandalizzò una vecchietta timorata di Dio, pretendendo di non fare anticamera e di avere diritto alla precedenza senza nemmeno un attimo di “coda” per un motivo ben preciso, così espresso, papale papale: “Ieri sono stata sodomizzata, devo entrare subito perché mi brucia il culo”.
E’ proprio il caso di dire, col dizionario Pio-Grassi*: una ano-malìa comportamentale.
*http://mauropiadi.splinder.com/
Un ringraziamento a Sgraffio che incoraggia al cazzeggio estivo...
La Belva Del Deserto
(FRUTTUOSA INTEGRAZIONE)

Lui è un tipo piccolino, il suo nome italianizzato è Aldo, ma potrebbe essere Abdul o Mohamed, o altro ancora. Da tempo gestisce, insieme ad altri due connazionali, una bottega di frutta e verdura a due passi da casa. E’ particolarmente simpatico e allegro. Nei negozi di questo tipo, che vendono cose buone e convenienti, non ci si formalizza se si tolgono le foglie esterne della lattuga o se si scelgono con calma i frutti uno per uno. Le buste sono gratis, diversamente che nei supermercati, che hanno prezzi più alti per prodotti simili e telecamere a circuito chiuso che vogliono dire: tu sei una potenziale ladra, attenta che ti becchiamo. Il saluto è sempre caloroso e i ragazzi si offrono di portare le buste pesanti in auto, senza problemi. L’omaggio di odori è internazionale e un po’ di prezzemolo non si nega a nessuno. Se la rucola non è tanto fresca, diventa omaggio della casa. Le signore sono accolte col sorriso e vedo tantissimi uomini che, in questo quartiere popolare, fanno la spesa con occhio esperto. Al muro molte cartoline e tanto da sfrugugliare, nelle cassette, come ci si trovasse al mercato generale.
Aldo sta alla cassa, guarda appena il contenuto delle buste, pesa, fa calcoli rapidissimi e tira fuori scontrini in quantità. E’ velocissimo, e tiene la musica araba ad alto volume cantandoci sopra e muovendosi come Rocky Roberts in miniatura. Col mio cazzeggio infinito chiedo il significato dei termini di queste brutture dal gorgheggio ondulante e punitivo per i timpani anche meno raffinati. L’ultima volta che ci siamo visti, rideva per la mia imbranaggine nel tentare una pronuncia che è piuttosto diversa dalla mia. Aldo non c’è più alla “Belva del Deserto”, mi dicono che si è trasferito e mi dispiace un po’.
Ieri lo trovo vicino casa di mio padre, in un negozio, in piazza, dove prima c’era la sussiegosa Farmacia di dottori da padre in figlio come i Ciccarelli, fiscali e anche un po’ stronzi, che ricordo sempre zeppi di clienti, quando l’elimina code era inesistente. Aldo è sorpreso, mi abbraccia e mi dà i bacetti sulle guance, poi vede mio marito, anche lui affezionato cliente e, un po’ imbarazzato, ammolla abbraccio e bacio anche a lui. Scambiamo due parole festose. Mio padre, scopriremo di lì a poco, è chiamato “nonno” e ha quindi acquistato un “nipote” sveglio e canterino…Abbiamo il cesto di arance senza dover andare in galera!
Danis
Prof. Dott. Leone De Fortis
Terapia della dipendenza da blog
Primario della Clinica “Malassa Erblogghe”
Via della Virtualità, 90 - NERVI
Nervi, 20 nov. 2008
Certifico che la blogger DANIS, da me visitata in data odierna, risulta affetta da:
Esoftalmo bilaterale
Diminuzione del visus
Cefalea persistente retroorbiaria,
Insonnia resistente e persistente
Stato di obnubilamento del sensorio
Decadimento psicofisico
Senescenza e scemescenza precoce
Stato cachettico dovuto alla sindrome del “Mangio dopo”
Ansia persistente con prurito ano-perianale
Allucinazioni visive da immagini glitterate
Fobia da argomenti politici
Mialgie ed artralgie da aggobbamento su tastiera e schermo
Sindrome fobico-ansioso-depressiva del tipo “E mo’ che scrivo?”
Prescrivo pertanto un congruo periodo di riposo al fine di limitare la persistenza dei sintomi più evidenti. La situazione di confusione mentale è comunque da ritenersi irreversibile.
Prof. Leone De Fortis