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sabato, 31 ottobre 2009

Lo scialle rosa

 Scialle_ricamato

Ho amato sempre sciarpe e scialli, specie se di materiale leggero e fiorato, come quelli che confezionavo con stoffe in maglina e che rifinivo con fantasia. Ne costruivo annodando foulards di seta indiana, di diversi colori, da girare più volte attorno al collo. Di lana morbida, per l’inverno, li lavoravo all’uncinetto, e mi piaceva intonarli alle gonne nelle primavere dolci per il clima e per l’età, in colore con nastri legati sui capelli lunghissimi in treccioline sottili. Erano ornamento e non costrizione.

Ancora mi piacciono questi ammennicoli femminili, segni di un tempo perso in dolcezze di cui aver pudore, sebbene più sobri, da poggiare su spalle piccole, che non hanno  forza per sostenere le malinconie che durano e scapricciano a cambio stagione.

Lo scialle più pregiato che ricordo era in seta sottilissima, dono che mia zia mi aveva  promesso da tempo. Ricamato a mano con motivo di fiori, color rosa antico, faceva immaginare un mondo fiabesco, era portafortuna per una vita intera, quando ancora tutto sembra possibile, era sogno di chi non conosce l’amore e lo aspetta. Sembrava uno svolazzo di soffitta colma di cappellini e velette, di merletti costruiti con occhi di fanciulla, di bauli ricolmi di perline in cui tuffare le mani.

Era in una busta di nylon, piegato con cura. Lo aprii appena, vidi le frange lucenti, oltre la carta velina, mi sembrò troppo pregiato per me e, appena aperto, si stracciò, per consunzione del tempo, all’istante.

“Come la mela che rosseggia sul ramo più alto…”, dice Saffo, con un’immagine lirica struggente. Le cose belle non si fanno prendere…  

 

 


postato da: xdanisx alle ore 15:03 | link | commenti (61)
categorie: pensieri di notte al computer
martedì, 13 ottobre 2009

RICORDI

(affacciata ad una finestra)

Cartolina_Banda

Sembra impensabile che una ragazzina in buona salute e senza sbalestramenti famigliari possa trascorrere ore ed ore in finestra, la domenica, con una solitudine che si avvinghia al pensiero del lunedì di scuola che l’attende.

Le coetanee si fanno belle e si impadroniscono delle strade, nei cortili il poco chiasso rende più evidente lo sciamare verso il centro, nel giorno da non sciupare. Con un lavoro da poco, anziché i vocabolari sul tavolo, porterei  pazienza per dover piegare golf o far misurare scarpe, lavare pavimenti e avere le mani eternamente nere di chi passa tinture per capelli. Hanno ragazzi concreti e un futuro che a me sembra non arrivare mai. Unghie laccate e aspettative di un marito,  una casa e figli. Povere ragazze che saranno comunque felici, seppur sgrammaticate, e riceveranno fiori e bomboniere, forse leggeranno i fotoromanzi della “Lancio” e andranno ad Ostia con la metropolitana. Faranno l’amore in auto e si ritroveranno madri e donne compiute con anni di vantaggio su di me. I mariti, i pranzi di famiglia e le suocere riempiranno le domeniche. Le incontrerò da qualche parte, sempre con quel divario di esperienza e fatica.

Per i primi di ottobre la festa parrocchiale diventa un inferno di rumori e le bancarelle di zucchero filato e l’odore forte delle noccioline tostate mi vedranno sempre troppo abbacchiata e distante. Qualcuno preleverà la Madonna di gesso dalla parrocchia per portarla in processione. Le donne andranno al seguito con un giacchino di lana sulle spalle e borse  fuori moda. Un canto lento, rosari e vicoli da attraversare. Ci sarà la festa finale con la messa solenne e la banda che fa accorrere i più piccoli. Dalla giostra canzoni brutte ed a volume alto. Ci si deve divertire, si deve stare al gioco di chi ha messo luci ed organizzato questa manifestazione di quartiere. Il chiosco di bibite e liquirizie farà affari, forse la gara della pastasciutta mi darà la pena della povertà robusta di chi vende varechina e sgombra cantine, di ragazzine rasate per i pidocchi e non capirò il perché dei secchi d’acqua usati per i lavori domestici, gettati dalla finestra, e non in casa, il ghiaccio venduto a blocchi enormi per chi non ha il frigorifero, gli scantinati con i lavatoi che sanno di fatica e leggende di fantasmi di soldati tedeschi raccontati dalla signora Maria. Volerò via di corsa, quasi con paura ed i fuochi d’artificio mi sembreranno offesa all’udito ed al cielo.

Ancora dalla finestra, dopo anni di assenza, mi affaccio sul davanzale. Mio padre mi mette un braccio sulle spalle. I giochi pirotecnici partono dalla zona più brutta del quartiere, quella che ancora sogno negli incubi e che ospitava scantinati abitati da povera gente che aveva vicino grotte e zone d’acqua putrida. Stavolta le luci sono più delicate, un soffio di stelline bianche e il cielo meno assoggettato al fumo.. Le mie coetanee avranno nipotini da portare a casa mentre penso con nostalgia agli sprazzi di età felice ed al balcone del quarto piano che non ha più gerani e bottiglie di pomodoro. Quella casa che tanto ho amato ospita attualmente una mia compagna di scuola a cui fu arrestato il marito in viaggio di nozze. La mancanza di entusiasmo non si può curare. Necessita di tempo ed emozioni di felicità intima eppure sfacciata, ma sono oramai a corto di entrambi.

 


postato da: xdanisx alle ore 20:26 | link | commenti (103)
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lunedì, 05 ottobre 2009

LIVATA

(Tu chiamale, se vuoi…libagioniii)

 

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Da tempo era già partito l’invito per la “zingarata” al campeggio nel bosco, presso il piccolo ma grazioso e confortevole chalet di Enzo e Stefania, splendidi per l’ospitalità, non meno del cielo che ha regalato un bel sole.

All’arrivo l’impeccabile Flavio stava già in cucina, alle prese con pasta allo speck e zucchine, e ancora “alla schizofrenica”, piatti

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che poi, a tavola, ci hanno suggerito una deliziosa “scarpetta” a confronto della quale quella di Cenerentola fa una misera figura. Già sul posto anche Penny46 ed il marito, mentre Mauro sembrava proprio di casa.

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Il desco, grazie ai due notevoli (e abbondanti!) “assaggini” del già menzionato amico, si è distinto per consistenza e raffinatezza, tanto più che anche la grigliata eseguita con perizia ci ha fatto deliziare.

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Per il compleanno di Mauro, appena trascorso, una cassata, e quindi le dolci prelibatezze di Stefania: torte alla pera ed al cioccolato.

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Eccellenti i vini, particolarmente ammaliatore quello di Flavio, ma anche il Cannonau “abboccato” di Paolo (che, a detta di Marco esperto in materia, sarebbe stato ideale per un soufflè al cioccolato) in verità, dai risultati, si accoppiava benissimo proprio a tutto. In poche parole, i commensali, di bocca buona, si sono messi di gran lena nell’alzare il gomito, e anche la rossa Leira, pur se con un occhio incollato alla discola cagnona Angelica, non faceva certo piangere il bicchiere.

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La bella tavolata ospitava anche amici di Enzo e Stefania, come i simpaticissimi Cesare e Laura, ed il bravo chitarrista Maurizio. Egli e il padrone di casa, anche lui armato di strumento, hanno animato, forti di un vasto repertorio nonchè di indubbie doti canore e innata presenza scenica, una bella e vivace “rimpatriata” musicale, ripresa con grande spasso dal mio consorte videofilo.

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Momenti lietissimi anche quelli dedicati al caffè e (sopattutto…) all’ ammazzacaffè; foto tante e vera reciproca conoscenza, da aggiungere a quella già preesistente.

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Da sottolineare il suggestivo ambiente del bosco,del villaggio dalle tante casette di legno, con la vista dei cavalli bradi ed una nutrita colonia di vivaci o sonnecchiosi mici.

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Ed ora mi accorgo che, in così bella compagnia, è stato anche il mio terzo “blogcompleanno”!L’occasione per un nuovo festoso incontro? Chissà.

Grazie di cuore, da parte di Danis e Alberto, a:

Ozne e Stefania, FlavioRoma, ChefMarco, MauroPiadi, Pablo de Pablis, Penny46 e “Cognato”, Leira, Maurizio, Cesare e Laura.

 foto di Alb e Flavio 


postato da: xdanisx alle ore 22:05 | link | commenti (72)
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