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giovedì, 30 luglio 2009

ANTICAMERA

(a volte si sbrocca)

 jesus2

E’ una bella donna, alta e massiccia, debordante, poco trucco sugli occhi ma un  rossetto vivace che non rispetta i contorni delle labbra. Mi cattura subito raccontandomi, d’emblée, che sua madre è alcolizzata, e quando le suggerisco di definirla più benevolmente alcolista, continua imperterrita ed a voce alta a dire che beve proprio tanto vino. Lei, che si presenta come danzatrice di flamenco e attrice, soffre di artrosi cervicale e si alza improvvisando qualche piroetta responsabile del fastidioso disturbo. Lamenta anche un problema al rachide, e poiché ne so qualcosa mi fa domande sulla mia esperienza, ma non mi fa rispondere. E’ un fiume in piena, un uragano di parole. E’ lei che parla al mio posto, affermando che certamente mi sono fatta operare solo per guadagnare in statura, e, inutile ogni tentativo di bloccarla, prosegue nominandomi tutti gli specialisti che ha consultato, vaneggiando su presunti corteggiatori che vuole denunciare, solo perché così ha stabilito mammà.

Dopo un po’, annoiata, la ragazza si avvicina a mio marito seduto in terrazza. Sorridono mentre parlano ed immagino la dose di concetti astrusi che usciranno come i fiori e le rane della favola. Certamente sarà ancora lei ad averla vinta. Facile con un uomo di poche parole.

Il medico si affaccia per ricevermi e gli dico che, per la prima volta nella mia vita, ho incontrato una persona più strambamente loquace di me. Lo dico con simpatia, senza nessuna cattiveria. Poco dopo la seduta entra mio marito un po’ stralunato, meravigliato, stordito. Non riesce a contenere le risate ed il mio medico lo incita al racconto, lo stuzzica, il debosciato! La ragazza gli ha chiesto se vive di rendita, lei è ricchissima sul serio e non le è facile concepire esistenze meno agiate. Gli ha appena confidato che ha preso venti chili perché non sta facendo sesso…improbabile un invito…ora vuole un uomo non italiano, possibilmente nordamericano o svedese. Idee chiare e neppure troppo sballate…mi viene da pensare se non sia una follia lucida, la sua.

Il mio dottore ci racconta che questa originale e poco riservata paziente, una volta, in sala d’aspetto, scandalizzò una vecchietta timorata di Dio, pretendendo di non fare anticamera e di avere  diritto alla precedenza senza nemmeno un attimo di “coda” per un motivo ben preciso, così espresso, papale papale: “Ieri sono stata sodomizzata, devo entrare subito perché mi brucia il culo”.

E’ proprio il caso di dire, col dizionario Pio-Grassi*: una ano-malìa comportamentale.

 *http://mauropiadi.splinder.com/

Un ringraziamento a Sgraffio che incoraggia al cazzeggio estivo...

 

 


postato da: xdanisx alle ore 21:14 | link | commenti (112)
categorie: cazzeggio
venerdì, 17 luglio 2009

ETA’ DI PASSEGGIO

***

I ragazzi camminano veloci, rincorrono il bus o scendono le scale della metro costringendo tutti a farsi di lato, attraversano sulle strisce col rosso e ogni tanto si aspettano per un bacio che può portarli lontano, al di fuori da ciò che si vive intorno, ammesso che ci sia una realtà che li tocchi veramente.

Si allontanano, si abbracciano, sono sorridenti e le dita intrecciate hanno il gioco del desiderio intrappolato. Non badano a nulla e per loro tutto è un solo immenso giardino che è tale anche tra il cemento e le radici straziate degli alberi. Brilla una stella particolarmente clemente per queste esistenze infilate in jeans strappati, in gonne svolazzanti e scarpe inconcepibili.

C’è invece chi passeggia con lentezza. Mani per sostenersi, attesa sulle strisce pedonali e un gelato, a volte, per inventare il motivo di un’uscita. Si procede sottobraccio. Il tempo trascorso insieme è muto, ma sa fare comunicare, e non offre un futuro personale se non in relazione al benessere dei figli o dei nipotini.

Una camicia viene sistemata, la shopper condivisa, il pensiero al freezer da far straripare per quando verranno i ragazzi.

D’estate, la sera, si sta accanto, davanti alla TV o seduti nel cortile, a raccontare cose sempre uguali, ogni giorno è uno in più e le avventure della vita corrono, ma non piace ricordarle, se ne accenna appena, ci si scherza a volte, si comunica con il lessico creato in anni di vicinanza, ci si intende con lo sguardo, si litiga poco e non si piange. Le lacrime sono espressione di vita che ha già offerto il più, nonostante il vezzo di “sentirsi giovani”. 

Ci sono gli eterni ragazzi, al secondo o terzo tentativo, le signore dai capelli cortissimi ed orecchini etnici, gli uomini con cerchietto al lobo e la polo fuxia, ma nulla cambia nella sostanza.

Eccoli. Lui ha le mani incrociate dietro la schiena e lei si appoggia al suo braccio. Forse malanni, o patemi d’animo, o i figli, e tanto altro che rimane nella cassaforte del cuore.

 

                                                         Danis


postato da: xdanisx alle ore 21:25 | link | commenti (111)
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mercoledì, 01 luglio 2009

LA MASCHERA DI CUOIO

(unu contu)

 

maschera

                                                                                    

Riporto una storia che sentivo raccontare da mia madre e dalle mie zie e che, a distanza di anni, ancora mi lascia una profonda tristezza.

Correva veloce e fiero sul suo cavallo. Correva sferzato dal vento, selvatico e sempre in fuga come bestia rabbiosa. Ne parlavano gli adulti durante le lunghe serate accanto al focolare, quando i piccoli dormivano stretti al seno materno ed i grandicelli erano ammessi, silenziosi e stupiti, ad ascoltare.

Si diceva che fosse stato un uomo bellissimo, dalla figura imponente, che aveva abbandonato il paese. Ogni tanto compariva la sua immagine che si stagliava , al tramonto, tra le rocce del circondario. Austero come solo chi ha nobiltà nella figura e dignità d’animo.

Aspettava il calare del sole per spingersi ancora più lontano, fuori dalla vista, oltre lo sguardo per nascondersi e riapparire e celarsi ancora, come anima mai placata.

Della sua storia, la gente riportava il sentito dire. Pare avesse molto amato la donna di un altro e non fece in tempo a portarsela via.

Qualcuno lo punì per sempre, sfigurandogli il volto con un’arma caricata a lardo ustionante che gli devastò l’aspetto e lasciò segni che celava dietro una maschera di cuoio.

Maestoso, deturpato per amore, quando l’amore è colpa che neppure la morte è castigo che basta al perdono.

"Unu Contu": un racconto della tradizione popolare.

La maschera è dell'artista Cesare Guidotti


postato da: xdanisx alle ore 22:22 | link | commenti (98)
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