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martedì, 31 marzo 2009

SACROPROFANO

                                                                                       

sabcaffè

La ragazza prepara caffè ricchi di schiuma e cacao in tazze di vetro che aggiungono soddisfazione visiva ad un piacere, come un bacio profondo davanti ad uno specchio…E’ molto magra, ha capelli biondi raccolti dietro il berretto di tela, brillantino sulla narice, si muove vezzosa ed  ha sempre  qualche confidenza su “er mì regazzo”.  Mi mostra caviglie affaticate e già una volta le asciugai lacrime d’insofferenza verso questo lavoro, molto ben dissimulata se c’è gente nel locale. Sembra ribellarsi a qualcosa di troppo grande per la sua fragilità, nonostante tanta vita ancora da costruire. “Nessuno fa colazione come lei”, mi dice una volta, mentre bado a non mandare briciole sul pavimento, in un istintivo gesto analogo all’inchino gentile nel bere acqua dalle fontanelle di Roma, per evitare di dare il sedere al vento o alla vista.

Decidiamo di visitare la Basilica che ospita le spoglie di una Beata di cui la mia amica è devota. Mentre chiude lo sportello della macchina ci lascia un dito incastrato, ma non si lamenta. Rimane in apnea, ma il dolore le passa e ridiamo, mentre attraversiamo il mercato nell’ora più vivace. Entriamo poi nella chiesa e l’invito a tuffare la mano nell’acqua santa che è rinfrescante e lenitiva (seppur presumibilmente piena di germi). L’avviso che un miracolo potrebbe guarire il dito maldestro.

santa bambina

La Beata è una ragazzina i cui resti sono conservati accanto ad un reliquiario che sembra una vetrinetta di piccolo, delizioso, modernariato. I balocchi sono di latta ed alluminio: piccole caffettiere, cuccume e tazzine smaltate con disegno di rose, un cesto in vimini da pic-nic in miniatura, la sua bambola. Bene in vista i  temi scritti a  penna stilografica in cui parla di Dio in modo troppo profondo per quell’età piccina. A soli sei anni, un osteosarcoma se la porta via con un Cristo immenso nell’animo, seppure imparaticcio come i ricami dei suoi vestitini, chè l’infanzia è periodo di giochi e non di un dolore inconcepibile offerto per i peccati altrui. Avviso la mia amica che  pregherò per noi, innanzitutto, e poi solo per chi ci vuole bene. Entra in azione la mia spiritosaggine per non ammettere che sono turbata dal dolore vissuto da questa coraggiosa fanciullina dalla sorprendente fede.

Stazioni di Via Crucis: le scritte sono semplici da tradurre, così evito brutte figure. I reliquiari sono pregiati doni di una nobildonna e i ragazzi in gita, con zaini e fretta di uscire, polpacci tatuati e un pulmann che li aspetta, stonano tra la Pietà marmorea, la riproduzione della Sindone e lo struggente Cristo in legno che sembra sottratto al set di Mel Gibson. Le suore scrivono paroloni sul libro dei ricordi e svolazzano come neri, silenziosi uccelli. Da ficcanaso quale sono, leggo dei buoni auspici per tutti i bambini del mondo e mi assale ancora il tema del dolore innocente. A casa avrò qualcosa da fare per stornare la tristezza degli ex voto ricamati a mezzo punto col ritratto della Santa, che ha un vestitino con carrè in volants.

Fuori c’è dolcezza d’aria che cerco di conservare nell’animo per i momenti di sconforto e faccio incetta di sole. Vorrei profanare quel senso di santità che ho appena respirato con tanta voglia di vivere ed esagerati desideri. E stavolta un caffè schiumato è troppo poco.

                                                                                        

                                                                                                                                      

 


postato da: xdanisx alle ore 17:34 | link | commenti (71)
categorie: caffè santo
mercoledì, 18 marzo 2009

Piantocanto

(Notte su Splinder)

tram1

Si fa giorno con pensieri impoveriti e dedicare tempo proprio a chi il tempo lo erode obbliga ad una continua ricostruzione, come i buoni propositi che comparivano nelle letterine da mettere sotto il piatto, con la porporina incollata.

Comincia a mugugnare la mattina, a porre domande, mentre oramai, come interlocutrice dispettosa, obbliga a piccole consapevolezze.

Ed i grandi temi esistenziali, le questioni seppellite dentro fogli di vecchi libri, tornano con l’ingenuità di una nuova esistenza, quella della commiserazione.

E’ proficuo il distacco dalla materialità, frutto dell’età che si avventa con la cattiveria delle streghe e dei lupi cattivi, ma tutto fa spazio a malesseri improvvisi come  fastidi di ruvida lana che con l’umidità diventa un cilicio senza riscatto o pentimento.

Arrivano sogni da decifrare e l’assillo di ricordi, di nostalgia.

Ritorna appieno, come consolazione degli afflitti,  quello  spazio accanto alla fermata del tram, uno scampolo di muro destinato a quell’abbraccio cui è seguita una lettera che quella vicinanza esaltava, con la sommessa eppur frenetica amorevolezza degli anni troppo giovanili per un istante breve che diventerà eterno.

Chissà cosa rimane se la notte diventa momento di ticchettio forzato. Orologio e tasti in sincronia consumano ciò che ci spetta.

La tristezza è un sentimento degno di essere coltivato senza farne punizione per nessuno. Rimane, in queste notti, una comunicazione innaturale che spazientisce ed a volte inganna.

Non più sguardi da scambiare e voci che arrivano dritte ai centri dell’emotività, del riso e del pianto, non più attese, gettoni, fogli da riempire e frasi da annotare ai bordi di un libro, neppure un orario di cena o un richiamo materno, e nemmeno speranze e aspettative per quando si diventerà grandi.

E’ passato il più, ora ci sono persone lontanissime e pensieri non condivisibili, rimpianti e vecchie foto, segreti da coccolare. Mi viene incontro un mondo che nasconde qualche morso pericoloso.

Non apprezzo i fiori che mi vuoi offrire al ristorante, non voglio rinunciare a due parole da scambiare senza preoccupazioni o ipotesi snervanti. 

Penso alle amicizie consunte, alle persone che mi hanno lasciato per sempre ed alla bella stagione che aveva carezze e camicine leggere; ed ora si rinuncia a farsi belle, con un frettoloso taglio di capelli per risparmiare tempo, denudando le spalle con crescente imbarazzo, per reinventare ancora l’imbroglio di cavarsi gli anni, come fossero vergogna e non esperienza da spartire, come si trattasse dei formaggini al cioccolato, appiccicaticci nella stagnola dorata, da far fuori in fretta, nell’ombra del cinema parrocchiale.

         

                                                                   Danis


postato da: xdanisx alle ore 18:30 | link | commenti (79)
categorie: pensieri di notte al computer