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venerdì, 19 settembre 2008

RACHELE

L

G. Sergio, L'isola degli artisti, 2007, acrilico su tela, 70x100 cm.

  

   “I membri crollano e le membra pure”, si disse Rachele affondando il sedere sullo sgabello da pesca, che richiudeva a fine giornata nella grande borsa. “Ho un nome biblico, dice Padre Dario, e l’osso sacro è sacro”.

   Era stanca ed era stagione di ferie per tutti.

Oramai lavorava di giorno, ai bordi di Viale Togliatti, “il comunista che mi ha dato un bell’impiego stradale” e ne rideva con Caterina, durante le ore di lavoro che l’avevano resa, negli anni, stanca di tutto, disincantata.

   Non era vecchia nè brutta e ragionava spesso sulle caratteristiche del mestiere, che avrebbe avuto bisogno di un nuovo ordine per le mutate condizioni.

   Aveva intelligenza e grande esperienza di vita, questa donna sfortunata, intuito e una sorta di vernice di consapevolezza che la tenevano cosciente dei fatti come tante “oneste” impiegate non riuscivano. “E’ cambiata,” pensava. “Le tossiche lo fanno per una dose, ed hanno un futuro che Dio solo lo sa. Le trans, le brasiliane, sono agguerrite, e le nuove ragazze bionde, giovani e belle, sono ambiziose. Prima di annientarsi nella volgarità, sognano una storia alla Pretty Woman e battono sognando e sognando battono, ma i sogni sono previlegi, non dono di tutti. Ora i ragazzi consumano la prima volta sulla trapunta buona di mamma e  noi qui al freddo d’inverno ed al caldo d’estate…”.

   Si alzò, piegò lo sgabello, lo portò a Caterina come fosse bouquet di sposa e si sistemò il vestito, allungandolo il più possibile. Si tolse il rossetto appiccicoso, color rosso cupo “vecchiabaldracca”.

- ‘Ndo vai?, domandò Caterina.

- Vado, Caterì. Stamo sotto ‘o scoppio der sole.

- E che fai, Rachè?

- Nun lo so.

   Si allontanò verso la fermata del bus per raggiungere la metro.

- Stasera passa, Caterì, se bevemo ‘na cosa, festeggio il pensionamento.

La lasciò come un’allocca, salì sul bus.

Parve sorridere.

 

                                                                  Danis


postato da: xdanisx alle ore 23:19 | link | commenti (149)
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mercoledì, 10 settembre 2008

PICCOLE OSSESSIONI

 pensieri in fiamme

 

   Sono lontane nel tempo le ossessioni infantili, di cui riesco a parlare, ormai divertita, con coloro che le hanno condivise. Zompettare su mattonelle da giardino, senza toccare il bordo, mi appare quasi fenomeno planetario.

   Ieri, invece, mi sono scoperta vulnerabile in un paio di occasioni.

Desidero regalare una calcolatrice per la nipotina iscritta a Fisica. Ha bisogno di un aggeggio che faccia calcoli trigonometrici e risolva equazioni. In un negozio lo vedo ed il commesso mi assicura che è l’ultimo rimasto. Mi compiaccio per la cultura scientifica di chi ha esaurito le scorte, che immagino in tanti giovanotti e ragazze che rivedo la sera accanto al rotolar di bottiglie vuote di birra a San Lorenzo, ma la calcolatrice  è in un involucro ammaccato, con nylon in dotazione, spellato. Senza giustificarmi, decido di non regalare qualcosa di già fallato (...tu chiamale se vuoi…“ossessioni”), ma la carriera della nipotina mi sembrerebbe compromessa da quel cartone svilito.

   Poco dopo sono passata in profumeria, pagando con una banconota un fermaglio per capelli. Aspettavo il resto di 50 centesimi, ma la ragazza mi ha allora detto di avermeli dati insieme allo scontrino. Sul bancone, incasinato di cianfrusaglie, non trova nulla e me li restituisce. Durante la sera, ripenso all’accaduto. E se avessi messo i cent nel portafoglio in stato di confusione? Stamattina l’ho chiamata, perché ho altre cose da comprare, e mi sono scusata. Lei ride, nessuna piccola ossessione da parte sua, per una monetina che vale poco, ormai il corrispettivo di un nulla e non più le vecchie agognate mille lire (...“mille lire ci compravi anche la luna, belle donne e velociferi a motore…”).

   Nella cassetta davanti alla statua di Sant’Antonio, per 50 centesimi, posso accendere una candela e chiedere come grazia la serenità, ma questa è un’altra storia…

 

                                                                     Danis


postato da: xdanisx alle ore 21:26 | link | commenti (100)
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lunedì, 01 settembre 2008

PERSONALE DI

GIANFRANCO SERGIO

 

Colletti bianchiAngeli ribelliIl cappellaio matto 

                  

Sono stata all’inaugurazione della mostra personale di Gianfranco Sergio, che espone fino al 18 settembre, presso la galleria “Studio.ra contemporanea” di Raffaella Losapio.

Avendo molto apprezzato l’estro, la fantasia, la capacità tecnica e la grande simpatia dell’artista, non posso che consigliarvi di dare uno sguardo alle sue opere di indubbia originalità.

 

Così si esprime Barbara Martusciello, critico d’arte, sulle opere esposte ( 2006/2008):

 

“Sulla tela, lo spazio pittorico, raffigura costruzioni strampalate che, però, non crollano; sono macchina sceniche sbilenche ma che restano in piedi: rese da assemblaggi di elementi incongrui dipinti con tratto leggero. Sono effigiati telai, fiori sintetici o forse provenienti da altri mondi, coni, punte, cappelli, tutto montato come si trattasse di un Meccano (con il quale, probabilmente , ha giocato da bambino) o delle meno “tecnologiche” Costruzioni in legno. Sono anche ritratti omini simili ad elfi, caffettiere umanizzate, in questi suoi quadri; e ancora . scatolette di latta –delle sardine?- contenenti un contadino o un manovale intento a scavare tra terra azzurra, chiodi, forchette…”

 

Galleria studio.ra contemporanea. Via Bartolomeo Platina1/f Roma

 

  Giallo RembrandtUmane corazze                                         

 Fioritura inattesa

 

 

                                                                   

                                                                    Danis

 

 


postato da: xdanisx alle ore 23:39 | link | commenti (94)
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