ABRAMO ED EVA
Incontro Irina in una boutique di un paese non lontano da Roma. Un angolo di borse colorate, estrose, e bigiotteria molto particolare in vetrina.
E’ gentile e non sembra aver voglia di vendere a tutti i costi. Noto che la sua borsa non è di quelle pitonate della vetrina, ma un modesto zaino in stoffa, di gusto orientale. Ridiamo delle signore che per le cerimonie ricorrono a orribili pochettes in pelle. Scelgo solo una collanina per me, con un ciondolo a forma di cuore.
Colpisce la sua dolcezza, e il suo saper raccontare un pezzo di storia terribile del Novecento senza impegnativi discorsi politici, offrendo, solo, con qualche cenno del suo vissuto, un quadro che nessun esperto potrebbe meglio rappresentare.
Irina, non giovanissima, è di Kiev e vive in Italia da quindici anni dove arrivò come rifugiata politica, conoscendo a lungo l’incertezza di un pasto e di un letto.
E’ molto aggraziata nel suo corpo non fragile, un abito di cotone azzurro, una collanina di perline, infradito minimalisti. Ha capelli biondi corti e non particolarmente curati. Le chiedo se ha un amore, ma l’ Italia (che conosceva solo come la terra del festival di S. Remo) non gli ha fatto incontrare chi volesse amarla davvero, per cui preferisce stare sola.
I suoi occhi chiari a tratti si velano di lacrime, quando descrive il suo vivere fin da bambina persino nella privazione della speranza che qualcosa di noi rimanga dopo la morte fisica…Non si mette a parlare di ateismo e di materialismo di Stato, ma semplicemente e drammaticamente della sua paura per la fossa, per il buio del “buco nero”, così la chiama, in cui le veniva insegnato dovesse risolversi la vita umana. Niente sapeva della festa del Natale, e, più grandicella, entrare in chiesa non le fu facile, tra militari sempre in allerta, indulgenti solo con qualche vecchietta di formazione prerivoluzionaria che lei fingeva di accompagnare…Così arrivò a sapere, come dice distrattamente, di…Abramo ed Eva! Il racconto drammatico così si stempera in una comune sommessa risata.
Danis
Raccolgo anche io l’appello di aironedistelle che chiede un contributo per la Fondazione Onlus Daniela e Paola.
Offro un “C’era una volta” breve ed autobiografico. Mi auguro di fare cosa gradita.
FILASTROCCA

C’era una volta una bimba piccina
che ripeteva: “Mi chiamo Sabina”.
Aveva sempre la testa per aria:
tetti, comignoli e canna fumaria
erano cose che lei osservava,
spazzacamini e la luna, adorava.
Alzava gli occhi, su, verso il cielo
e s’incantava nel blu di quel velo.
Sole, poi stelle e nuvole a iosa,
e la piccina era tutta radiosa.
Ci fu la volta che l’arcobaleno
le disse: “Eccomi, guarda il sereno”.
Ci fu la volta che una fascina
le cadde in testa, e pianse Sabina.
Danis
COSA C’E’ NELLA BORSA
DI UNA DONNA

Lo specchietto per piccole attenzioni,
il rossetto, un ventaglio spagnolo,
il ricordo di certe canzoni,
e momenti da perdere al volo.
Caramelle di more all’aspartame,
un ombrello piccino e previdente,
“la più bella” (o più brutta?) del reame”,
mille fiabe che son servite a niente.
Foto di bimbi e vecchi da accudire,
documenti, per non smarrirsi mai,
quelle gocce che servono a dormire
e rimpianti e scommesse che non fai.
Una rosa che stilla di spine,
un sacchetto che sa di lavanda,
luce stanca di buie mattine
e risposte a nessuna domanda.
Danis
ONDA ANOMALA
IN CONTROCORRENTE
DI
VACANZE BALNEARI
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File di fichi e di fiche da spiaggia,
unti e bisunti di cocco e carote,
pelli scurite da crosta selvaggia,
che si tatuaggia da piedi a gote.
***
Sabbia negli occhi e nel cono gelato.
Sabbia nel culo mischiata al sudor.
Sabbia dorata su cute arrossata.
Sabbia abrasiva: mio dio che brucior!
***
Voglio una birra, la voglio gelata,
me la tracanno, dovessi morir.
La digestione s’è tosto bloccata,
la fresca-bionda si può maledir
***
Zinne al vento, intorno alla scogliera,
palle rotte, eppur bisogna andar;
a conquistare l’abbronzatura intera.
Nera nera : Tutte a rosicar
***
Ed alla sera, poi, sul lungomare,
donne plicate e fanciulle in fior.
Chiappe, bretelle, maschi a sbavare:
la dolce vita esplode in turgor
***
I pantaloni sotto il ginocchio,
I calzettoni, sopra il polpaccio.
Fossero orbi? Non hanno occhio
Virilitade…indegno straccio.
Danis
SILA
Sono stata qualche giorno in un villaggio del Parco Nazionale della Sila.
E’ una radura con vecchie baracche in legno, niente elettricità, e qualche sgorbio di costruzione abusiva.
Nel complesso il fascino della zona sta proprio nella bellezza del bosco di piante secolari, nel silenzio totale, che alimenta in me un forte bisogno di non mescolarmi alla gente, come se l’intimità mi venisse violata anche da chi si ferma per un saluto…
Ho fatto campeggio, ne ho fatto tanto, ed al mare (che proprio non amo, se non di sera o fuori stagione) preferisco il terreno calpestato da altre orme, ed i sentieri affrontabili con gambe e testa, con golf e scarpe comode, senza le “gimcane” tra ombrelloni e corpi seminudi e tatuati.
La baracca di famiglia, che noi prestiamo a scolaresche in visita, a gruppi di speleologi al lavoro, e adesso ad una vecchia signora in cerca di riposo, viene affettuosamente chiamata “Il treno”. Più volte è stata aperta e fatta oggetto di atti di vandalismo. Non importa. “Il treno” rimane aperto per qualche viandante che ha voglia di riposare, di avere un tavolaccio da nobilitare con un po’ di soppressata e vino. L’energia è fornita dal gas da campeggio, ed il “frigorifero” altro non è che un filo d’acqua gelata che cade nella vasca da bagno, dove la “vinicola” è sempre pronta per gli ospiti o per uso personale.
Vicino al “treno” è possibile trovare i pastori che vendono latte di capra e ricotte di bontà unica, oltre alle verdure per le zuppe tipiche.
L’amica Caterina, che ha una casa confortevole in muratura con giardino e luce elettrica, ogni anno ci invita a mangiare squisitezze cotte al camino. Quest’anno, avvistato un incendio in zona, si è aggiunto a noi l’ispettore della Forestale che ci ha spiegato come è la situazione per quanto riguarda la vecchia e brutta abitudine di “appicciare” per costruire. Da quando una legge vieta questa possibilità, come anche eventuali speculazioni per il rimboschimento, rimangono tuttavia altre motivazioni, come le liti tra confinanti o l’abusivismo archeologico reso più facile nelle aree incendiate, e non mancano le finalità paradossali e persino divertenti, come l’ “incendio da lumache”, ossia l’abitudine di fare terra bruciata per catturare le bestiole in letargo. I forestali, che mi sembrano molto motivati, vanno anche alla ricerca di persone che si smarriscono, come accadde molti anni fa anche ad un gruppo che ben conosco…Memorabile, come direbbe Fiorello che imita Moretti, la scena della risposta all’indirizzo dei forestali di allora al rimprovero fatto a mia cognata, stremata da una notte all’addiaccio: “vaffanculo”, e via, nella camionetta, al riparo dal freddo. Recentemente, un ragazzo down, di una colonia estiva, si è nascosto per ore ed ore, mentre il padre, disperatamente, lo chiamava invitandolo a non fare “Rambo”. Al mattino, il ragazzo esce con le mani alzate in segno di vittoria: “ Ce l’ho fatta! Vi ho fregato tutti”!
Ogni anno qualche persona in meno ed il ricordo, gli aneddoti. Faccio parte della comunità anch’io, oramai. 
Non viene voglia di i-pod o televisione e con i giornali si incartano le verdure. Qualche libro è consigliato sempre. Partite a scacchi ed il tam tam, tra gli affezionati, per vecchie foto donate e trattate con immenso rispetto. La chiesetta che si apre per qualche occasione, i vecchi scarponi e le tazzine spaiate del servizio buono, la frutta e le caffettiere sempre col culo sul fuoco, acqua molto più che “purissima…”.
Mi porto dietro penna ed un quaderno, ma non esce fuori niente. Il ricordo di quella gita nel giugno di molti anni fa, con le “colazioni” della vecchia zia, e di amori che qui nascono con semplicità, con una predisposizione che sembra provenire dall’energia del posto. Mi porto dietro la capacità di stare sempre al gioco, di farmi ricordare per quella maschera claunesca che metto nello zaino dei farmaci…Mi porto dietro la malinconia profonda che torna a casa con dolorosa puntualità. Sempre.
Danis