RICORDO D'INFANZIA
Riporto un vecchio post. Lo dedico a mio padre, che oggi compie i suoi splendidi 88 anni.
Sono bimbetta dell'asilo e mio padre mi viene a prendere. Siamo rimaste in poche nello stanzone, i cappottini sono appesi sull'attaccapanni di legno del corridoio, che vedo scuro più del solito. C'è una rampa di scale in cemento coperta da mattonelle, con uno scorrimano che appare troppo consunto per quelle mani infantili, come certi pavimenti preziosi, a mosaico, in chiese d'arte.
Usciamo, mio padre ed io, L'inverno ci accoglie nel cortile dei giochi e delle beghe infantili. Mi sembrava grande, allora, in realtà è uno spazio piccino, quadrato, coperto di ottimo brecciolino per sbucciarsi le ginocchia e circondato da siepi di alloro.
Fuori troviamo vento e pioggia. Mio padre mi solleva e mi prende tra le braccia, non come farebbe una donna, neanche la più tenera delle madri.
Mi fa quasi volare in alto, il suo corpo mi fa scudo ed io mi incastro sotto il suo viso. Lo sento alto, grande, forte, capace di sfidare il maltempo. Cammina a passo svelto, col fuscello di sua figlia da portare a casa prima che arrivi il temporale.
Mi aggrappo a lui che sa proteggermi da tutto, ma non può nulla contro quella frase che lo ha ferito, anni ed anni dopo, una frase ripetuta più volte con la mia recidiva ingratitudine: "Papà, non avreste dovuto farlo...non dovevate". Non si dice, non avrei dovuto dirlo...
E la mattina, ogni mattina sento una voce che vorrei più forte, ma gli anni fiaccano anche gli animi generosi come lui, anche le persone che non meritano il soffrire della vecchiezza.
Mi chiederà: "come stai, figlia mia"?. Risponderò: "bene, papà e tu"? Nascondendo la malinconia di una primavera ingannevole, di un dolore in più. Nasconderò quella tristezza inspiegabile che contrasto come posso, e che nonostante la caparbietà, mi vede, in questa lotta impari, a desiderare la culla del letto, sonni tranquilli ed un risveglio allegro.
Non avrò il caffè delle sei che portava a letto a mia madre ed a me. Mi tufferei ancora tra le sue braccia, senza voglia di crescere.
Auguri Papà
Danis
NOI DONNE…

Chiara è una mia coetanea. Soffre di dolori al risveglio e le consiglio di accordarsi con la mia fisioterapista. Francesca ha solo un anno meno dei nostri, mi segue da tre anni, e la stimo molto. 
La terapista studia il caso ed io assisto a questa scena:
F: Allora, vediamo…per la ginnastica posturale abbiamo due turni, uno di mattina alle 10, 30, l’altro di sera alle 18. Mi dica lei.
C: Beh, sa, (si sistema il cappellino in panno color turchese che fa pendant col soprabito sul quale una spilla in strass brilla di luce propria), mi dica lei. Io preferisco il pomeriggio perché la mattina c’è la casa e mi piace far trovare il pranzo pronto a mio marito. Sa noi donne…
Su quel noi donne cala il silenzio che mi fa schignazzare, perché è come un aggancio di trapezisti non riuscito, un capitombolo, un divertente momento, per me che conosco entrambe.

Chiara aspettava un cenno complice di assenso ed un torrente del tipo: “ E sì, signora mia, a casa non si finisce mai, c’è sempre qualcosa da fare. Ho appena lavato le tende ed ora attacco con i tappeti…Bisogna pur mangiare, no? Abbiamo questo brutto vizio…le mele da noi costano 2 euro al Kg…No, io prendo il Cilling bang, è un po’ più caro, ma è ottimo, a Acqua e Sapone costa meno che da Conad…e poi…No, i figli piccoli danno problemi piccoli, quelli grandi, problemi grandi. Il mio è bravo, per carità, ma con tutte ‘ste troiette, mi scusi il termine, che girano, noi mamme possiamo dare un consiglio, ma la vita è loro…
Niente di tutto questo scatta tra le due. Francesca non è sposata, non ha figli e vive con la madre. Non deve pulire casa o preparare pranzi, Ama i suoi gatti ed i nipoti che la chiamano in continuazione. Viaggia per l’Europa in bicicletta, gioca a tennis, scia ed ama il mare. Veste dei jeans sbracati e ha capelli lunghi e neri, Ci insegna come scaricare l’aggressività, come usare gli estratti di rosmarino ed olio prima di fare doccia o sauna, In inverno insegna esercizi di tonificazione perineale, parla di sesso apertamente, fuma e prende caffè. Parla di Karma e cielo natale, ama tantissimo il suo lavoro, ma a giugno ci manda via, perché bisogna vivere all’aria aperta, seguendo ciò che le stagioni offrono.
F: Lo vuole un consiglio, Chiara? Venga la mattina. Siete in poche ed io vi posso seguire meglio. La sera il corso è affollato, e poi lei deve imparare tecniche che abbiamo fatto negli anni scorsi.
(Chiara ora non ha più dolori e Francesca starà pascolando in qualche costa lontana).
Danis
IN SICUREZZA
Venerdì scorso, mia nipote ha sostenuto l’esame orale per la Maturità Classica. Nulla di nuovo: una prova che andrebbe affrontata senza isterie e mamme iperaccuditive…
La sera stessa, verso le ore 20, insieme al suo ragazzo ed un amico comune, esce di casa per andare a mangiare una pizza a San Lorenzo. I due giovanotti sono seduti davanti mentre lei si accomoda sul sedile posteriore di una piccola automobile.
Si trovano in prossimità del capolinea dei bus, di un ristorante e di un laboratorio di analisi cliniche. Non è una periferia pericolosa. In un istante, senza capire molto, vengono affiancati da tre individui in moto. Due bloccano le portiere, il terzo è dietro. Sono vestiti come “Er Monnezza”.
La ragazza è spaventata e chiama tramite telefonino il padre, dicendo, con concitazione, che sono circondati da tre rapinatori. Ma i tre, cominciando ad urlare, si qualificano come carabinieri, chiedendo però non direttamente i documenti, bensì…i portafogli, convinti di trovare lì carte di identità o patenti, proprio come nelle barzellette!
Mio cognato scende. E’ un uomo tranquillo, con una laurea in legge e una funzione dirigenziale in una importante struttura pubblica. Uno dei tre garanti della “sicurezza” lo aggredisce e la figlia, per indole molto impulsiva, tenta di fermare il difensore dell’ordine. Scende anche mia cognata, dopo aver allertato il 113, preoccupata per le urla che fanno accorrere i vicini. In sostanza, viene detto con cortesia ai centauri-militari in borghese che essi possono senza tanto rumore appurare che i fermati in maniera così traumatica non sono spacciatori, consumatori e fruitori neanche di una Marlboro, e che, pur essendo comprensibile la necessità di un travestimento alla “Serpico” per fronteggiare fenomeni come lo spaccio di droga, essi, una volta qualificatisi, devono comportarsi con chiunque nel pieno rispetto delle leggi. Per tutta risposta un fraseggio volgare rivolto in particolare al ragazzo di colore, amico e collega di università del fidanzato di mia nipote: “Quello, con quella brutta faccia lì…” E sì, perché un ragazzo di colore, sebbene di nazionalità italiana, nella ristretta logica di chi dovrebbe difendere i cittadini onesti, non può che essere necessariamente uno spacciatore…Il ragazzo inizia a piangere e mia cognata cerca di suggerire comportamenti consoni alla tradizione di severità ma di correttezza dell’Arma. “Lei ha visto troppi firm” è la risposta del terzetto, che spavaldamente, di fronte all’accusa di abuso di potere da parte dei due genitori, si vanta di godere di impunità, perché, viene sfrontatamente detto, basterebbe gettare nell’auto un coltello o della “polvere” e nessun magistrato si sognerebbe di mettere in dubbio la parola di tre benemeriti tutori dell’ordine, contro la parola dei tre giovani aggrediti.
Un’auto della Polizia di Stato, dopo la chiamata al 113, arriva solo dopo un’ora, quando per fortuna la vicenda è conclusa.
Pochissime osservazioni:
E’ morta la figura romantica del Carabiniere alla De Sica, tanto per intenderci. I traffici illeciti sono una realtà che non si può negare, ma non possono essere fronteggiati con pericolosi blitz, espressione di un patologico spirito di onnipotenza.
Se anziché un padre calmo ed anche competente, i ragazzi avessero avuto come difensore un genitore “coatto” abituato a menare le mani, ci sarebbe potuto scappare il morto.
Carabinieri di questo genere vengono addestrati a fare i duri o sono “duri” e per questo vengono reclutati?
Chi è in possesso di armi, dovrebbe superare tests attitudinali che ne accertino l’idoneità al possesso ed all’uso, oppure dobbiamo ancora giustificare chi ha uno scatto di nervi, stress o intolleranza al caldo?
Se la cosa fosse capitata ad una persona con problemi di salute? Per molto meno si può avere un infarto del miocardio. E quel ragazzo di colore, per quanto ancora dovrà piangere per essere stato “causa” di questo spiacevole incidente?
Durante questo fine settimana, mia nipote ed il ragazzo sono andati in gita all’Argentario, e le raccomandazioni dei genitori “Non correte, andate piano, non prendete troppo sole, non rientrate col traffico…” hanno avuto una postilla che davvero fa riflettere noi tutti: “Ragazzi, attenti ai Carabinieri”!
Danis
IL TANGO DELLE CAVIGLIERE

E’ periodo di fisiologici spaturniamenti dovuti al clima che non risparmia sudori della fronte e dolori ancestrali, anche senza lavori di campagna e sgravo di prole.
La stagione è inclemente.
Mi sento piuttosto depressa e perplessa, poiché, pur non avendo impegni di lavoro, sono vittima dell’abitudine di rimanere nella vecchia casa fresca, ma comunque con spicchi di sole cittadino che disegnano triangoli sui vetri che gridano vendetta per i segni delle recenti piogge.
A questo aggiungo motivi che solo una fobico-ansiosa può ben comprendere:
1) il computer, dopo l’assalto del prode troyan, è diventato di lentezza esasperante, emana calore tropicale, rumore di tosse, si allarma per un nulla, si prostra all’arrivo di pubblicità e sembra fare cibernetiche pernacchie, che io, pur non bevendo né facendo uso di sostanze stupefacenti, distintamente avverto…
2) il frigo ha esalato l’ultimo respiro e la ditta “Ultimo Viaggio Elettrodomestici” è in vacanza tra i ghiacci eterni dell’Isola Nosbrinatah
3) la lavatrice richiede aggiunta di acqua. Cosa farà, non dico la casalinga di Voghera, ma la casalinga di Calcutta? Si rivolgerà all’omonima Santa o a Krishna?
4) il ferro da stiro sembra incrostato, seppur trattato ad acqua demineralizzata e non emette calde nuvole di vapore. Solo rivoli ustionanti qual piombo fuso. Andrà sostituito?
5) il jet dentale, che periodicamente cambio, per motivi che si possono intuire, ha invece incrostazioni da disincrostare con i disincrostanti appositi per apparecchi domestici di incrostantissime potenzialità…Ahi l’acqua di Roma, e penso con angoscia ai miei reni…che già hanno prodotto calcoli molto poco matematici!
Ed infine, ma solo perché l’umore è dei peggiori, specifico la brutta sorpresa avuta da poco.
La prova…cavigliera. di cui passo a descrivere la sostanza.
ANTECEDENTE 
La mia cavigliera è stata ricavata da un girocollo di uno storico quanto poco amorevole ex fidanzato, che si esibì, molti anni fa, con un oggettino d’oro, certamente scelto dalla scampata suocera, per il mio collo, allora insuperabile per slanciata eleganza giovanile, dono così da me accolto…”Grazie, emh…molto…FINE”. Aveva anche tre pietruzze e un giorno presi questo trofeo e lo portai da un orafo per ricavarne una cosa da mettere, simbolicamente, vicino ai piedi e non al viso…Lo indosso ancora, per sfregio dispettoso, alternandolo ad altre cavigliere che tanto amo ed uso da quando ancora non erano monile di massa…
Quest’anno l’ho provata, scoprendo con orrore che oramai non riesce a circondare il mio garretto che è diventata una proletaria caviglia simil zampone suino, seppur la misurazione sia stata eseguita di sera, dopo giornata di calura e borse della spesa, ma temo il metodo scientifico della riprova in idonee condizioni di laboratorio.
Preso così, l’oggettino appare come le sorprese di certe uova di Pasqua, che fanno frignare a lungo le bambine, ed io sono una attempata bambina.
So già che finirà sulla caviglia della nipotina piccola, ma il guaio è che, con cotanta elefantiasi, non posso più permettermi una nuova cavigliera. E questo ragionamento innesca un discorso di sconforto esistenziale che vi risparmio, ma che non risparmia me…
Feu Feu…
Danis
GIOVANNI L’ARROTINO
Poco più di un mese fa mi sono trovata in una situazione imbarazzante, per me che rispetto tutti i lavoratori onesti, soprattutto coloro che eseguono lavori di fatica.
Dovevo andare in ospedale a trovare una persona a me molto vicina, ed aspettavo la citofonata di mio cognato che mi avrebbe accompagnato. Mi ero quindi vestita per tale non piacevole occasione indossando un castissimo jeans con magliettina rosa e bianca.
Al suono del citofono, con poca prudenza, apro e metto la borsa in spalla…Sorpresa! Non si tratta di mio cognato, ma di un omino anziano, curvo e dall’aspetto tenero. Mi dice che è l’arrotino. Mi presento, spiegandogli educatamente che ho un impegno e non possiedo comunque coltelli o cose degne di cotanta assistenza…
L’arrotino è figura storica, romantica, da vecchi ricordi ed io congedo il vegliardo che però, con una certa faccia di culo, mi chiede, con voce dimessa, se può fermarsi da me per una decina di minuti. Sorrido e di nuovo accenno all’impegno inderogabile.
Poco dopo corro e ne parlo col cognato che mi rimprovera per l’imprudenza…
Il giorno dopo ricevo di nuovo un avviso al citofono: l’arrotino, che risponde al nome di Giovanni, torna a chiedermi quei famosi dieci minuti di compagnia. Mi arrabbio un po’, nulla rispetto al predicozzo del consorte che mi ricorda l’esagerata cordialità che mi fa essere socievole anche con sconosciuti. A nulla valgono le mie osservazioni sullo stato di decadimento fisico di Giovanni l’arrotino, che mi sembra anche un po’ liquido di testa e forse non abituato ad un comportamento civile…
Ma ecco che un bel giorno, grazie alla casuale sbadataggine della nipotina che entrando in casa non ha ben chiuso la porta, il sig. Giovanni l’arrotino appare con passo felpato ed inquietante a metà corridoio. Stavolta è mio marito che lo congeda, non proprio educatamente; ma io, trionfante, posso almeno mostrare chi sia il soggetto tanto desideroso di spiegarmi in dieci minuti la nobile arte della cura delle lame…In fondo Giovanni l’arrotino, in virtù dell’età e della semplicità d’animo, non si preoccupa di offrire caffè, cene o fiori, di fare telefonate o inviare studiati sms. Giovanni l’arrotino invece è spiccio…niente convenevoli!
Danis