Quando non ti viene niente…
Non sempre si riesce a scrivere un post, quando non si ha voglia di citare i grandi letterati, se non si ha materiale pronto nel cassetto a cui attingere…
Per ideare un post non occorre dilungarsi, è preferibile anzi la telegrafica brevità se si vuol essere letti, perché “appallare” gli amici è atto incivile. Eppure può capitare di non aver nulla in testa, il vuoto assoluto. Occorre tranquillità e ci sono diverse cose che “nun vònno pensieri”…
Può succedere di non essere proprio in gran forma fisica e di avere bisogno di scrivere una lettera sul delicato tema della “dimensione intima del dolore”, lettera che potrebbe piacere perché non smielata, ma renderla pubblica è ossimoro esistenziale di cui vergognarsi settanta volte sette.
Può accadere che un pronipotino venga battezzato, e che la cerimonia venga disertata per mancanza d’entusiasmo presenzialista, con allegato senso di colpa per aver evitato una storica riunione di famiglia nonostante il piccolo presente in danaro, dacchè le nuove mamme hanno sempre tutto ma non disdegnano nulla e questo può innescare qualche afasico rimprovero che non concilia lo “ spirto scribacchin ch’entro mi rugge”.
Se non si avesse voglia di disintossicarsi dalla politica, si potrebbe raccontare un fatto accaduto di recente, che vede la scrivente in veste di persona attenta a che atti di discriminazione non passino senza segni di disappunto e coraggiosa protesta, per cui quando la giovane signora color caffelatte, in coda per il pane al supermercato, viene lasciata indietro dalla solida e ben piazzata buzzicona di quartiere, con scarpe da cui escono caviglie a salsicciotto, uno di quei donnoni dai gomiti acuminati, abituati a farsi spazio, sprezzante nei confronti di una persona infinitamente più elegante che sommessamente afferma: “Mi spiace, signora, ero prima di lei, deve anche avermi notato per il mio colore…”, ecco che parte il mio incazzo e la solidarietà gridata, tra l’indifferenza generale, ma ciò sembrerebbe rievocare azioni di Wonderwomanismo autocelebrativo e la cosa è di cattivo gusto. 
Oppure, memore del problema “terza settimana ”, potrei raccontare cose di scarso o nullo interesse…E sì, le lavatrici di oggi non sono più quelle di una volta, ma la mia non è di oggi, è proprio del tempo di Chicchinnino e devo pensare alla sostituzione...Il frigo è diventato un igloo, da cui saltano fuori spinaci in cubetti e bastoncini pescati da Capitan Findus. Ma è davvero interessante raccontare queste quisquilie? Aveva ragione mia madre nella sua scientifica certezza che se un aggeggio di casa non funziona, gli va dietro tutto il cucuzzaro ed occorre fare spesucce da Trony che non teme paragoni, appurando prima la possibilità di disfarsi del vecchio, ma lo diceva la mia genitrice, non la vostra!
In un blogmondo animalista potrei dire che la mia gatta perde il pelo ma non il vizio di ingrassare come una ragazzina americana intontita dai panini oleosi di Mc Donald’s, ma mi direste che sono troppo tenera con questa bulimica e pelosa presenza che ronfa sotto il letto, ed avrei da giustificare.
Un argomento interessante, sebbene intimo e scabroso, potrebbe riguardare i capolavori letterari che non si leggono agevolmente, per esempio l’Ulisse di Joyce in versione originale. Oppure quel capolavoro di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcìa Màrquez, che avrei voluto leggere tutto d’un fiato, con orgasmico piacere, e invece ogni tentativo andava a vuoto, fino all’estremo ricorso ad un quadernino per segnare i personaggi, Così si rasenta il ridicolo, ma un blog intimista consente certe confidenze riservate? In sostanza, ci sono momenti di ostinata stipsi mentale, che neanche il nuovo assetto delle labbra della Mussolini riesce a far scrivere niente…
Ci fosse un Activia di Danone per aiutare la mente a produrre? In un periodo di merda, si rischia di fornire fermenti mentali vitali e produttivi, capaci di far dire qualcosa di sensato persino a Mara Carfagna, che può ben comparire in un calendario per camionisti assatanati, ma forse c’è chi non riesce a produrre nulla, o solo danni, ed è egualmente e sostanziosamente ben retribuito!
Danis
RABBIA
Prendo la collana di plastica nera iridescente, una specie di amuleto senza gancio di allaccio e ne faccio perline che cadono sul pavimento, granelli che qualcuno dovrà raccogliere, e comincia la litania che un tempo non avrei mai osato recitare e ci va di mezzo tutto il creato. Cerco una sciarpina nel groviglio di oggetti che scandiscono le giornate e l’agenda per il controllo dei farmaci che saranno l’ultima cosa che manderò giù. Arriva così e diventa un canto che infastidisce e spaventa, intristisce e sgomenta. Non mi vendo l’anima perché non ne ho.
Voglio tutto ciò che il tempo mi ha portato via, voglio che la rabbia esca fuori senza le convenzioni di una bontà che non possiedo e mi sovvien l’eterno…altrimenti saranno cose terribili e che vada alla malora, come lo scudo di Alceo! Mi giocherò il sonno o lui giocherà me, purchè sia eterno, e lo invoco a lungo, con sfida che mi sa già perdente. Diventa canzoncina con adagio e cambio di ritmo, poi un urlo che fa rabbrividire e, avanti, portatemi di corsa, se credete, a sognare sognum. Io offrirò le vene abituate a tanta sporcizia, non opporrò resistenza e non posso immaginare la luce del giorno e il riposo o l’ordine…Non mi riconosco. E’ l’aspetto più profondo di chi dispensa sorrisi, carezze, affetti e lettere, indirizzi e foto, giochi, profumi e balocchi…ma la vita tradisce sempre e mai la morte che è madre più leale dell’esistenza, perché si annuncia e si fa attendere.
Avessi l’estro di Munch o le parole disperate di un maledetto poeta! Ignoro ogni essere vivente eppure tengo conto di un benessere cui sono esclusa. Di tutti ho pena, ma vado distribuendo maledizioni al nemico che ho dentro e l’antirosario diventa una nenia, un mantra cattivo che si acquieta un attimo e ripiglia ad ogni azione lenta, ad ogni gesto non fecondo. Perlina sganciata anch’io; ruzzolante, impazzita e senza valore. Collana strappata, frange di seta strinata, pattume che si riempie di bellissime scatole vuote. Ancora strascichi di perline saltellanti, a rovinare in eterno il pavimento antico che mi sopravviverà.
Auguri rabbia, hai vinto tu ed ha vinto lo strazio di vivere.
(cercate di capirmi, sono furibonda. Ho perso i vostri consolanti e meravigliosi 116 commenti…)
Danis 