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giovedì, 21 febbraio 2008

  SCRITTURA AUTOMATICA scrittura_automatica

                          

                         ***

   E sì, ci sono tante persone che vivono un malessero diffuso, in questo contesto socio-economico e politico oscuro e disastroso. Difficile non avere problemi, ma mettersi volontariamente nei guai è cosa sconsiderata ed imprudente, ma possibile. Ne ho una freschissima esperienza, che non mi fa certo onore. Me la sono cercata questa angoscia, una ricerca che avrei potuto dedicare a miglior causa : un’ introspezione casereccia col lanternino modello “Diogene”, un “cogito ergo sum”, letture interessanti, meditazione, yoga, qualche mantra benefico, sonno ristoratore, abluzioni con essenza di lavanda, qualche pizza salata, persino una sistematina ai libri che tossiscono ed ai CD che non si fanno più ascoltare, offesi e smangiucchiati da polveri cittadine ed acari grandi come conigli della prateria. So che non mi giova consultare persone capaci di generare brutte suggestioni.

   Ieri è venuta a trovarmi una conoscente che sbarca il lunario badando a vecchie signore che il tempo, impietosamente, ha reso incontinenti, sclerotiche dal sonno disturbato e disturbante, che sputano muco e semolino. Per questo comprensibile motivo, la tizia cerca di fare carriera affidandosi ad altre possibilità, nella fattispecie un diplomino di pranoterapeuta appena conseguito...Ha già acquistato il lettino, ed è arrivata a chiedermi  una stanza per ricevere i clienti, cosa che le ho negato, per non offendere certe maitresses dal marabù rosso.

   Occorrono pochi ma ben dosati ingredienti per cotanta ascesa sociale: faccia di bronzo, per iniziare, materiale di cui sono forgiate anche le natiche della furbastra, fantasia, che non manca a chi fa di necessità virtù, nonchè una predisposizione alla recitazione, senza stage, chè si improvvisa in modo salottiero. Insiste per fare la scrittura automatica.  Il nonno, morto in scrittura automaticaqualche posto della Romania, magari nella vampiresca Transylvania,  le detta in fretta cose che mi riguardano: la mia schiena è malconcia, e fin qui nulla che la nipote del grande spirito non sappia…La fisioterapista, che mi segue da tre anni consecutivi non può fare nulla per me e sto buttando soldi, l’intervento non è ben riuscito, ci vuole…pranoterapia (ma attenzione, avvisa la Buonanima, “non lo dico per favorire mia nipote”; del resto  i morti non discutono, dettano legge la cui infrazione si paga a suon di incubi notturni, che in confronto la detenzione a Rebibbia è vacanza in hotel di lusso in riviera). Per il resto, occorre Buona Volontà, una risposta che, con tutto il rispetto per l’avo, non merita considerazione. Chissà se con 12 unità di Buona Volontà, prima dei pasti, scende il livello glicemico di un diabetico? Che io sappia, proprio no (se avete riscontri, fatemi sapere). Mia sorella ha problemi articolari di vecchia data e l’unica soluzione, dice il Nonno, è la… pranoterapia; sempre, con la dichiarazione autocertificata dell’Anima Sensitiva, che non è per favorire la nipote che sta scrivendo mentre si commuove: ”Oh, mio nonno, che pensiero carino! Non vuole che si pensi che, dal cimitero dove riposano le sue spoglie, Egli possa farmi pubblicità malandrina per la  neoprofessione!”. Ancora…incidente d’auto in vista (ma non grave, bontà sua), un difficile parto per mia nipote che darà alla luce un bimbo con il cordone ombelicale avvolto due volte intorno al collo…una serie di eventi da aglio e fravaglio pappagonesco…

   Giuro che se ci saranno complicanze, la Buonanima, se  già passeggia nei verdi pascoli, potrebbe regredire e bruciarsi il culo nei gironi infernali, ed anche la novella professionista dalle mani calde farà una pessima fine! Ho poi controllato i lati del mio collo, alla ricerca di eventuali segni vampireschi…

   Tutto bene…anche il pargolo, nato senza problemi…Insomma, l’abbiamo scampata.

                                                   

 

                                                                Danis

 

 


postato da: xdanisx alle ore 16:04 | link | commenti (132)
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martedì, 12 febbraio 2008

 

Pasquale

L’AMMAZZACRISTIANI

  

   Lo lascia addormentato, avvolto nella coperta scura sempre lercia, sbronzo ancora una volta. E’ un fagotto informe privo di dignità ed odore che ricordino qualcosa di umano. Dorme in quel letto che lei riordina con mani svelte e gonfie, avvezza a quella sventura che si augura finisca presto.

  Due figli maschi ha cresciuto, cui, come ripete spesso, ha fatto da padre e madre, tra panni da lavare e pavimenti cui dedicarsi, ed ora, dopo anni di lavoro precario, ora che fa pulizie in una scuola, i ragazzi hanno preso la loro strada, lontano da quell’uomo che sembra sempre più un ferito di guerra, che schiatterà privo dell’onore delle armi.

   E’ giovane, Anna, grassottella, graziosa, allegra, nonostante le responsabilità che deve assumersi in casa e con quel disgraziato eternamente ciucco, che ha perso lavoro e salute. Gli sorride ogni tanto, ci scherza con affetto, lo sente come un bimbo infelice che non si riavrà.    

   Quell’accumulo di coperte rimane lì, mentre lei, chiavi alla mano, prende la sua macchina e decide di farsi un giro, per capire quanto è caro il conto dell’oste. Passa davanti all’ “ammazzacristiani”, l’osteria più brutta della zona, gran  ritrovo di ubriaconi. Si fuma e si beve. Un cartello, appeso fuori, avvisa che si può avere, sfuso, il vino dolce di Olevano. Nelle vetrine, c’e esposizione di quelle brutte bottigliette di coca cola col collo allungato. Dentro, tavolini e sedie hanno sempre avventori seduti con quel ciondolare in avanti di chi non regge più il carico di vino. Costava 500 lire, ai tempi di suo padre, un bicchiere di quelli. Sporchi fuori e dentro, qualità pessima di anestetico. Vuole vederlo ancora in faccia, quel posto di merda. Si ferma e saluta l’ammazzacristiani, che berrà di quello buono, alla faccia della  schifezza al metanolo che porta dalle botti, nel retrobottega, ai disperati che passano il tempo con un mazzo di carte. La puttana è una rumena finta bionda, attenta a sguardi che le possano far svoltare la giornata. Sempre più spesso, ci sono ragazzi giovanissimi di colore, che mettono pena, schivati come peste da  quelli che invece si riuniscono, col copricapo bianco, nella moschea ricavata da un locale a fianco del negozio di calzature della zona pedonale, dove c’è il mercato, di mattina.

   L’ammazzacristiani fa il galante con Anna perché non ha un uomo che la difende e perché quei chili di troppo non tolgono dolcezza al viso senza una ruga, pieno, e quegli occhi luminosi sono frutto di un carattere allegro che, come una corazza, la protegge da sventure del passato e del presente. Vestita di colorato, sorride a viso aperto, appoggia la borsa, si siede su una sedia sbucciata, il tavolo è lercio a sufficienza e lei, al gesto sorpreso del padrone di casa, sorride. Si avvicina, lui, e chiede notizie del suo cliente. E’ un po’ che non passa, è stato di nuovo in ospedale ed ha saputo che non se la passa bene. La neuropatia l’ha colpito, il fegato è distrutto, come se non lo sapesse, quello lì. Lei , tranquillamente, chiede, con quella voce da ragazzina: “Ma che c’è solo sto cazzo de vino? Nun me piace”. “Voi er limoncello, Annarè?” “Ma che sei scemo? Damme quello che bevi tu” “Ma io nun bevo” “ Nun bevi sta schifezza...mica stai a pettinà ‘e bambole, stai a spedì ar Creatore tutti sti rincojoniti. Damme ‘na cosa bona.” Torna poco dopo con una bottiglia di grappa e una busta di patatine. Si guarda intorno, Anna, e ricorda quando veniva, da ragazzina, a riprendere suo padre per portarlo a casa.  Lo richiama per farsi cambiare il bicchiere che ha scanalature opache. “’A stronzo, hai capito, sì?” E le lancia l’occhiolino. Gli fa pulire il tavolo. Ne beve un paio. Si fa portare un mazzo di carte e le rigira tra le mani. Insieme ricordano quel padre che ha perso troppo presto, le urla e la disperazione di sua madre. Pace all’anima sua. I ragazzi la chiamano sul cellulare. La cercano, sono sconvolti…

   Si sente leggera e libera. Sta per pagare, ma lui dice che offre la ditta. Accetta, e riprende la borsa, oramai infastidita dal fumo. Saluta quel campione di coscienza e di gentilezza per tornare verso l’auto, ma prima  di allontanarsi si volta a dirgli : “Nun te fa vedè ar funerale, questo è er secondo che m’ammazzi, nun te fa vedè, essi bravo!”

 

 

                                                          Danis

 

 

 

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 14:17 | link | commenti (101)
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venerdì, 01 febbraio 2008

 

T H E S I

penna thesi

Si vedevano ogni sabato sera, quando lui andava a prenderla o si incontravano a metà strada. Arrivati alla stazione Termini facevano tappa da Feltrinelli e curiosavano tra le bancarelle di libri e vecchie stampe di Piazza Esedra, prima di finire la serata nel bar di via Manin, a consumare un gelato o il cioccolato caldo con panna, oppure a fare i cretini con qualcosa di alcolico. Un bar piccolo con all’angolo, alla sinistra dell’entrata, un telefono a gettoni dal quale a volte avvisavano le famiglie di un eventuale ritardo nel rientro, con una porta che lasciava passare spifferi di aria fredda. Il cameriere era un Frankstein brutto e sgraziato che si muoveva di continuo da un tavolo all’altro, servendo con una certa cura le vecchie signore intente ad una tazza di tè. In fondo, una porta a soffietto di finto legno era l’ingresso del bagno.

Quella sera, davanti all'Hotel "Massimo d'Azeglio", notano, accanto al marciapiede con rifiuti di portacenere d’auto svuotato lì senza tanti complimenti, mescolato con cicche e cartacce, un biglietto da centomila lire, appena un po’ accartocciato. Lui, giovane sfrontato, raccoglie la banconota sotto gli occhi del portiere in divisa, la sistema per bene, con gesto da prestigiatore, e la ripone nel portafogli, di nascosto; lei vuole vedere, ma lui è dispettoso ed il portafogli è inarrivabile. Finge di imbronciarsi, lei, ma poi il tempo passa tra i soliti giochi (“dimmi qual è il mare più violento”…”il mar-tello”), o con un po’ di filosofia greca da scambiare con i principi della termodinamica: penitenze personalizzate per cui a lui tocca scrivere poesiole ed a lei risolvere problemi di fisica ad ogni errore commesso.

Quella sera si ride anche per la banconota. Difficile trovare soldi per strada, si dicono, e vai a vedere cosa ci si può comprare di bello…La penna Thesi, una biro con bordi di sbieco, in acciaio satinato, che piace ad entrambi, lei già la sente nella borsa, quella passione condivisa fa mostra nelle vetrine delle migliori cartolerie, anche in quella all’angolo, molto frequentata per le stilografiche bellissime e certe gomme da cancellare a forma di Snoopy. Ride di gusto, il giovanotto, di gola e di occhi, mentre accarezza le mani di lei, e scrive sul suo palmo delle brevi frasi con le dita, che lei capisce ed a cui risponde.

Al momento di pagare, quando arriva Frankstein, mentre i cucchiaini dei gelati, che passano sotto gli occhi, sono immersi in un bicchiere d’acqua, comincia a fare il gioco più divertente, ridendo sulla fortuna di non aver bisogno dell’oggetto del ritrovamento per pagare la consumazione. Ecco il prezioso reperto di spazzatura…Non si tratta di una banconota, ma  dell'orribile retro del menù di un ristorante che deve essere di grande sciccheria per usare una finta banconota come lista per un pranzo di nozze! Lui strappa il foglietto e ne regala la metà a lei, divertita, che aspettava la soluzione di quel “nascondino” per tutta la sera; l’altra metà la risistema nel portafogli, come un giullare, al rallentatore. ”Ormai la musica è finita…e sento ancora qui il sorriso di una girl, una piuma che su nel ciel volò”, canta Macario in TV in veste di ometto delle pulizie del dopo teatro.

Chissà quanto ha dormito, nella tasca di un portafogli,  quel mezzo biglietto con su scritto "Antipasto, penne al salmone, arrosto”…

“A 20 anni si è stupidi davvero”, dice Guccini. Come dargli torto?

                                   

                                                        Danis  


 penna thesi


postato da: xdanisx alle ore 20:51 | link | commenti (116)
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