LE DUE ORFANELLE
(versione rivista)
Non riesco a spiegare quella serie di domande e risposte a monosoluzione impietosa, nelle lezione di catechismo che un tempo venivano tenute da ragazze di Chiesa :"Chi ci ha creati? -Ci ha creati Iddio! Chi è Dio? -Dio è l'essere perfettissimo Creatore e Signore del Cielo e della terra!..." Ricordo quei libretti con illustrazioni morbide e sfumate nei colori, frutto di disegnatori ben preparati al compito di indottrinamento. Il Cristo aveva per l’Eucarestia, un panino all’olio simmetrico e untuoso…Ma (senza alcuna intenzione polemica) ricordo una cosa stranissima. Quando si chiedeva ai comunicandi quale sarebbe stato il giorno più felice della loro vita, si rispondeva unanimi: "il giorno della mia Prima Comunione, perchè mi cibo del corpo e sangue di Cristo!"...Mio Dio, sono una cristofagica. Seppur rituale, tale sono! "Cosa succede con la Cresima?" "Divento soldato di Cristo!" Inutile portare argomentazioni pacifiste o appellarsi al servizio civile.
Brevemente, vi racconto cosa è successo il giorno della Prima Comunione che vedeva me e mia sorella più piccola alle prese con questo evento un pò stressante. Mia madre aveva comprato del sangallo candido, e da una sarta di fiducia ci fece cucire l'abito. Appena bombate le maniche, pieghe in vita e scarpine strette da morire, più idonee alle sorellastre di Cenerentola che a due comunicande. Nessun effetto sposina, un velo sui capelli e tanta voglia di cibarci di quel povero Cristo. La cerimonia fu organizzata nella Basilica di S. Giovanni, che i miei preferirono alla parrocchia del quartiere. Allora si indossava, dopo la cerimonia, un abitino vezzoso, smesso il candido cilicio. Mia sorella ed io fummo omaggiate di due vestitini identici color rosa antico, vita bassa e plissè sulla gonna, una sfilza di bottoncini laterali e torturante collo alla coreana. Il tessuto era di un ruvido penoso, insopportabile a contatto con la pelle che gridava vendetta ed implorava del talco mentolato. La cosa andò scomodamente bene e mia madre preparò un ottimo pranzo in casa, torte magnifiche con confettini colorati, bomboniere a scatolina rivestite di raso. Una cosa persino graziosa, ma, vedendo le foto di quel giorno, con i nostri infantili occhi semichiusi per via del sole sparato sul viso con tutta la forza che solo Margherita Hack può spiegare, ci diciamo che, anzichè avere tra le mani il ricordo della giornata “più bella della nostra vita”, sembriamo due orfanelle, smunte e incapaci di un accenno di sorriso. Il mio abito, smontato da una sarta più capace della prima, divenne anni dopo il vestito della Prima Comunione di mia nipote, un modello decisamente più moderno ed impreziosito da perline che io avevo applicato per lei su quello splendore di sangallo operato a fiori....
Per dovere di cronaca, aggiungo che anni e anni dopo, quell'abito stupendo, è tornato a me, che l'ho ceduto ad una signora che cercava qualcosa per il giorno più bello della vita di sua figlia.
Danis
SPAZZATURA…
E’ finita l’ora di rieducazione posturale e mi appoggio alla parete come fosse possibile appiglio o io fossi mosca d’altura con zampette aderenti, ma mi accorgo che la parete è liscia e non offre altro che la certezza di un momento che, benchè indesiderato, devo vivere…L’ansia piega le gambe, ed il senso di paura è forte. Uno dei tanti momenti difficili…
Davanti al mio oculista mi siedo sullo sgabello del “controllo del fondo”, un’espressione che sento inquietante. Indosso una felpa verde oliva su jeans scomodi. Il sedile è piccolo ed attaccato al termosifone, mi sento spaesata, catturata da uno spazio che mi regala una nuova dose di paura, mi contraggo, anche per non bruciarmi il culo, e spiego questo scatto allo specialista il quale, nonostante abbia appena tenuto in studio una bambina quasi cieca, che ho gentilmente fatto passare avanti, si meraviglia delle mie difficoltà, pur riconoscendomi (bontà sua) notevoli “risorse”. Parliamo quindi delle “kafkiane realtà del virtuale” per associazione d’idee, giacchè il mio nome ed i miei referti mi dice di non poterli più conservare nel suo personal computer (un ammenicolo davvero molto personal, essendo suo e non della ASL che non dispone di tali mezzi). La legge sulla privacy gli impedisce infatti di custodire in un suo portatile i dati di un paziente disponibile e ben contento di non doversi portare dietro certificazioni di anni di storia clinica.
La privacy va invece a farsi benedire in Pronto Soccorso, dove una striscia di giallo adesivo, zozzissima, delimita la distanza di sicurezza tra un parente in coda e l’altro. C’è un particolare che noto: sembra una scena de “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso” di Woody Allen. L’operatore ha un microfono e, a domanda discreta, risponde nell’amplificazione: “Lei è la moglie del signore con emorroidi esterne, diarroico, che sta vomitando le 30.500 lenticchie e ha tentato con il cotechino un…?”…”Emh, dov’ è mio marito?“ “Nella brandina accanto a quella signora che ha messo troppe supposte di glicerina che si sono congelate in loco, la signora con il pigiama giallo a pallini blu”. Ed è una spazzatura materiale ed è pattume morale vedere una stanza piena di ricoverati con fasciature e genitali in vista, tutti assemblati in una ambiente piccolo dove c’è un via vai di persone che trasbordano i pappagalli traboccanti di urina verso il cesso, per poi riporlo accanto all’acqua minerale, che, con il caldo che fa e l’odore che regna, sembra urina non troppo concentrata. Chi non vede bene è perduto!
Ancora, le vecchie panche arrugginite in latta bianca, di una ASL di sessant’anni come minimo. Il calcolo è preciso, fatto insieme ad una ragazza che deve controllare la pressione oculare. Appiccicati al muro, manifesti di feroce terrorismo psicopatofobico, con illustrazioni di esoftalmi, congiuntiviti, glaucomi, cecità neonatale e l’invito a vaccinarsi. Intanto nel bugigattolo ricavato dallo studio del medico di famiglia, una infermiera prende ordinazioni telefoniche e la privacy latita: “Ah , è lei, signora Angioletti? Mi dica…sì, è per sua nipote Veronica, ho capito. Sì, le lascio la ricetta della pillola anticoncezionale dal farmacista, la ritira domani…?”. Ma io la signora Angioletti, che ha compiuto da poco gli 80, la conosco da sempre e conosco bene Veronica, la cui mamma era alle elementari con mia sorella maggiore. La nonna mi ha detto che vive con il suo ragazzo, anche lei è una ragazza cieca (o devo dire “non vedente” per edulcorare questa tristezza?). Il medico di famiglia, in Lacoste arancio, entra in disaccordo con la pneumologa in merito ad una terapia “vita o morte”, ed è scenetta carina stare a sentire le teorie escogitate per stabilire chi è più bravo…Lavoro ben remunerato e un po’ di “casta” anche in questo campo? Direi di si.
Arrivano telefonate di venditori che conoscono i tuoi gusti, per averti osservato mentre prendevi un “orzo bimbo” dal reparto alimentari e ti vogliono convincere a comprare tutto il cucuzzaro. Ricordo quel giorno del funerale di mia madre, quando, appena rientrata a casa, ricevo una telefonata che mi comunica di essere stata baciata dalla fortuna, avendo vinto uno sconto di 500 euro su costosi trattamenti di bellezza. Rido, ma non mi arrabbio, in fondo mia madre, che ha vinto in discrezione, si sarebbe divertita…
E che bella telefonata quella di ubriachi strafatti che lasciano sulla segreteria, il 31 dicembre, minacce di morte! Sono certi bocciati i cui papà non sono potuti ricorrere al TAR per l’onta subìta e meritatissima. Carini! perché non schiattano loro? Qualche stronzo ignorante in meno sarebbe di ottimo auspicio…
Intanto, dopo un Natale che brilla della luce di una corsa all’accaparramento doveroso di doni, c’è chi approfitta dei saldi per rifarsi il guardaroba, ma se quella maglia striminzita costa solo 470 euro, anziché 500, perché fare la fila per aggiudicartela? Te la potevi comprare per Natale che ci facevi un figurone con la cognata invidiosa! Le pantofole che costavano 15 euro, sono in saldi ad un prezzo maggiore. Nella vetrina successiva vedo quei set da cucina con grembiule, strofinacci e presine, in stoffa stampata con babbucci e stelline rosse, ancora a prezzi esagerati. E’ passata anche la Befana. Speriamo che nessuno compri e che anche tutte le mutande rosse capodanno, un po’ mignottesche, rimangano invendute.
Intanto sono felice per non aver acquistato nulla di dolce, se non le tristi fette biscottate. Ancora devo togliere qualche decorazione e sulla pattumiera interiore è meglio non insistere troppo. Ci vorrebbe il Genio, ma quello della lampada!
Danis