INSIEME
(un seguito a “Incontro” )
Roma regala il rumore di passi indugianti su strade abituate al vagare di turisti che hanno un mondo da carpire con sguardi e flash, locali sempre affollati, con il profumo di caffè appena torrefatto e le tazzine in vetrina con peluches e cioccolate, in incarti di dolcezza per bambini ed innamorati.
Ancora insieme, ed a casa c’è vino, in bicchieri di vetro opalescente. Si avvicina ai fornelli tra braccia che lo avvolgono ed è felice, in attesa, giostra di batticuore, in credito con la solitudine di prima. La ragazza gli fa giochi di rarefatta sfrontatezza. Lui le mostra dove trovare musica, dove curiosare, per poterla sentire totalmente sua, in quello spazio piccolo e tutto loro, adesso. Tra i capelli c'è oasi in cui nascondere le dita e tutto è un vitale momento assoluto. Tra poco sarà un cercarsi ed un mescolio di baci ed occhi che cambiano espressione e lo specchiarsi, abbracciati.
Avranno la notte da riempire, da confondere, da rivestire, da irrorare, da stupire con scambiar di saliva e aria dalla finestra, e la luce di una abat jour e gli orecchini troveranno spazio sul comodino. Strazi di amore, palpebre socchiuse e trasudare ancora ed ancora. Scivoleranno le coperte. Sarà un soffio, un sospiro, un chiedere e rispondere e non dire e non pensare, e premura, fretta, e poi calma per i momenti riacciuffati e le vite da spendere. Chissa quanti altri staranno facendo l’amore, e, come tanti altri, la città, generosa e consenziente, starà a ospitarli, avvolti nel suo calore di imbronciato sorriso.
Danis
INCONTRO
(commento, pubblicato sul “Satiro Saggio”, al racconto "ROMA" dell’amico Q.)
Scese le scale infilandosi nel centro di una città che gli portava un freddo pesante, si strinse nel giaccone col brivido di gelo esistenziale. Aspettava forse un rifiuto per non rimanere nell’indefinito, per aver voglia di dirsi “non va”, ed il vento gli colpì il viso mentre con le mani in tasca cercava un passo meno nervoso…Il vento ancora ed una incrinatura nel cuore, un dolore che non sapeva quantificare. Solo, in quella sera persa. Si distrasse con fatica ed offrì alla sorte uno spicchio di serata di tardo autunno, malinconica e trapassata da parte a parte, per quei misteri che non trovano parole se non in un “non sto bene”…Gli sembrò di aver visto l’acqua della fontana di Piazza Farnese deviata, ma il movimento gli stava regalando un calore quasi scomposto ed una emozione di nessun peso, un battito da non calcolare. Persino le locandine dell’edicola notturna erano ferme e si chiese come questo cielo potesse governare così in fretta i suoi elementi…Gli parve di vederla da lontano, appena smagrita, ed intuì un sorriso aperto. Lei gli corse incontro per tuffarsi tra le sue braccia che l’accolsero forte, tra baci e repentini distacchi e poi ancora forti strette nella gioia di ritrovarsi…Le sue mani, piccole e calde, si intrecciarono con le sue, le dita a farsi gioco di carezze piccine piccine, unite nella tasca del suo giaccone, e Roma non parve poi così fredda ed ostile…
danis
TOLLERANZA ZERO!
A volte il ritmo delle stagioni, il mondo complicato, pur nella obiettiva semplicità degli eventi, e certe piccole incrinature che non vengono corrette per tempo, portano a manifestazioni di malessere, di ribellione, a qualche teatrale scena imbarazzante ed a un penoso ripiegamento esistenziale. Forse, chissà, una accettazione di sé che non percorre strade semplici, un senso di umiliazione e di tristezza, la certezza di avere scarso o nullo ruolo sociale, portano a un disagio che arriva, con effetto dirompente, a dare segni di…TOLLERANZA ZERO…
Fin da bambina ho controllato la vista. Mio padre mi portava da un famoso specialista, cui poi è subentrato il figlio, tanto per non smentire la legge del nepotismo medico, e che mi ha seguita nello studio di P.zza del Gesù.
Adesso, invece, mi controlla un “fondamentalista” austriaco, che presta servizio anche presso la A.S.L. che ho di fronte casa. Mi piace la sua scrupolosità ed il semplice fatto che sa ben fare il suo lavoro me lo rende prezioso, al punto tale che, per l’appuntamento di pochi giorni fa, mi sono attivata col CUP dallo scorso mese di luglio…
Vedo bene, ricordo che alle elementari invidiavo le ragazzine con gli occhiali, ma l’infanzia passa e così certe scempiaggini dell’età.
Devo usare occhiali per leggere o vedere la T.V., ma non mi dispiace usarli anche quando non è indispensabile perchè certe montature le trovo decorative…
Il mio specialista non è in studio. E’ volato in America per un congresso e trovo, allo sportello, un impiegato che deve fare i conti con la mia incazzatura. L’appuntamento era fissato per le ore 12,30. Il medico di base (che più di base non si può, che anzi scende sotto il livello del mare burocratico) di nuovo ha sbagliato il codice dell’esenzione ticket, per cui il “fundus” verrà controllato con esenzione, ma dovrò pagare il ticket per la visita. Ed io me la prendo con l’addetto-interdetto, al quale dico con voce molto alta e piuttosto ferma che io NON pagherò l’errore che non mi compete e che esigo entrambe le prestazioni a carico del Sistema Sanitario Nazionale, e “dica pure ai suoi, se vengono a cercarmi, che possono spararmi…”, ma io non desisto.
L’amica che mi accompagna è imbarazzata e l’impiegato, sempre solerte, mi spiega che lui…che il mio medico di base…e via a disco rotto. Gli dico che avranno una denuncia perché la sede è piena di barriere architettoniche, ha cioè rampe di scale ripide, lunghe, con scorrimano luridi e nessun ascensore, e tuttavia vado lì perché, pur trattandosi di una vecchia e brutta struttura, non faccio, di solito, mai tanta anticamera.
Scendo nel corridoio che fa da sala d’attesa, con le vecchie panche di latta che scricchiolano ad ogni piccola naticale sistemazione…trovo lo studio aperto e vuoto…
Sulla scrivania il libro aperto con l’elenco dei pochi pazienti (alla faccia delle fantomatiche protezione della privacy), a lato la vecchia cassetta con le lenti da prova, la pagina di giornale unto che serve per controllare la visione ravvicinata, che anche un cieco oramai può aver imparata a memoria…ecchediamine… l’attaccapanni e l’armamentario di uno sgabuzzino a ospitare un bravissimo specialista che sta in America…
Arriva la sostituta. E’ una giovane dottoressa che parla un romano alla Gabriella Ferri, so che è competente, perché già seguì mio padre nella sua patologia retinica, è buzzicona e mi è simpaticissima.
Le dico che non può lasciare incustodito lo studio, che io ne ho approfittato per scartabellare e rubare documenti, che avrei potuto fare incetta di quelle lenti terribili ma costose e che mi deve controllare visus e fondo.
Vedo bene, la pressione dell’occhio sta a posto e mette gocce per dilatare la pupilla. Cerca di rasserenarmi, ma io già ho superato tutto, e, mentre attendo la ripresa della visita, lascio libera la mia amica mentre è arrivato mio marito.
La dottoressa, al rientro nello studio, mi chiede di mio padre, mi dice che il fondo va bene, molto bene, nonostante la situazione metabolica di cui sa. Cominciamo a farci “quattro pezzetti” sulla Sanità Pubblica, ricordiamo certi vecchi scandali politici e lei mi dice che è avvisata delle improvvise sostituzioni solo un giorno prima, come si fa neanche con le colf, e che viene pagata con notevole ritardo. Mi racconta che adottano un collirio monouso, infinitamente più caro della confezione normale (che un esperto sa usare senza rischio di contagio tra pazienti) solo per favoritismi, col risultato di grandi sprechi. Mi guarda e dice a mio marito che sono magra e che devo mangiare, lui si lamenta delle mie insalate a finocchi e cetrioli quotidiani…
Ci salutiamo con affetto, Le chiedo l’indirizzo del suo studio privato, mi segna il numero di cellulare, mi regala un bel po’ di campioncini di crema per il viso che le ha passato un informatore scientifico, si scherza ancora e poi, preoccupata, mi chiede:”Non è che davvero mi ha rubato qualche documento”? La rassicuro, mi dice di mangiare e di lasciare i finocchi che fanno schifo…Stavo dimenticando la borsa con “I love you”, il pupazzetto della stirpe Winnie the pooh. A casa è pronto…
Mi rendo conto che è infinitamente più simpatica del mio “fondamentalista”, così da me chiamato perché controlla bene il “fondo” dell’occhio.
Danis
SPLINDERNAIT
ovvero
UNA BELLA SERATA
Mi sono iscritta alla notte splinderiana con poco entusiasmo, ben sapendo che avrei dovuto tenere a bada la mia indole caciarona, oramai sul viale del tramonto, ed evitare brutte figure. Non c'è stato bisogno di cotanta autorestrizione...
Complice della nottata alternativa, il mio amico SAVOX che ho conosciuto grazie al gioco "Stasera mi trasho" di Pippomike in cui lui interpretava il prestigioso ruolo di Nicola di Bari ed io, incapace di inserire foto, ma fin troppo trash nell'animo, facevo parte della giuria ed ho contribuito rivestendo l'improvvisato ruolo di Carmen Addolorata, di Nicola mugliera: "Nicò, maruò, sembre tua..."
Abbiamo avuto modo di conoscerci e lui, ipotizzando chissà quale mia visibilità, esagerando riguardo le mie capacità di scrittura, mi è venuto a prendere ieri sera, come portasse la giovane e bellissima attrice di talento al Ballo della rosa di Montecarlo...
Ho misurato l'abbigliamento, ritrovandomi infagottata, un pò per evitarmi l'influenza, prima del giorno destinato alla vaccinazione, un pò per paura di apparire la signora "dietro liceo, davanti museo". Avevo un borsa capiente con la mia macchinetta digitale, documento di identità valido per l'espatrio, ombrello, occhiali da vista, una scoppoletta rosa, sciarpa, etcì etcì che fa salute...
All'arrivo vedo le hostess. Sono di una bellezza imbarazzante. Efficienti e simpatiche. Ho velocemente in dotazione il cartellino XDANISX, scritto così in piccolo che nessuno può vedere, ma non è per questo che non sono stata riconosciuta. Il problema mi è sembrato generale. Il locale, molto chic e poco illuminato, è davvero bello, e non sapevamo dove piazzarci. Tantissimi ragazzi giovani, fanciulle di lurex in abbigliamento discodance. Mi dico: "Cribbio, che ci sto a fare?" Mi sento persino a disagio…L'idea arriva geniale dopo l'ottimo bouffet e il mio drink analcolico, rigorosamente splendido, come ho gentilmente chiesto. Mi ritiro in bagno per deliberare e ne esco con un bel pò di carta igienica rubata per nobili scopi: voglio annotare il nikname di qualche amica/o.
Vedo P.V. al suo lavoro, mi presento ed incoraggio 8007ROBERTA a fare altrettanto, perchè sono una ammiratrice e lo trovo da MIRCO. Mi avvicino ad una combriccola e comincio a sbirciare. Il nome di MONICA MARGHETTI non mi è nuovo. Baci e abbracci, abbiamo amici in comune. MANUEL, sei stato nominato più e più volte...E' graziosissima, MONICA, e mi regala il suo libro, ci raccontiamo qualche avventura. CANNOCCHIALE, ALBATROS 900, qualche nome conosciuto c'è.
Alla fine, giro, lasciando tutto il bagaglio in un angolo, inciampo un paio di volte sulle scale, come Fantozzi. Vedo persone che hanno regalato allo spazio virtuale un bel pò di realtà, con amicizie positive e frequentazioni oltre lo schermo. Ecco l’ intervista su "reale e virtuale". Mi esibisco con una risposta alla Marzullo. "Nel virtuale c'è il 50% di reale e viceversa, ringrazio gli amici del bar…credo anche nell'amore virtuale, perchè no"? E' imbarazzante cercare i nomi. I giovanotti alternativi hanno il cartellino sulla tasca del jeans, mi sembra bruttisimo, mi vergogno di inchinarmi per leggere... Riesco a fare persino 5 minuti di ballo, li dedico al mio ortopedico, poi, all'uscita, dopo baci ed abbracci, ancora uno sguardo nella scollatura fantastica de LA MIRANDA che per tutta la sera ha troneggiato un seno notevole, cui ho dedicato una foto spiritosa…
Intanto ritiro la mia maglietta, un gadget prezioso e chiedo in giro la PENNA DADA che mi fa impazzire come tutte le penne allegre e disincantate. Ho perso il foglietto del guardaroba, qualcuno l'ha rinvenuto e portato in sede. Ritiro, passo a ribaciare MONICA , ROBERTA, CREONTE, ALBATROS 900. Mi sento Cenerentola che, vestita di stracci, così rimane, ma sono contenta, perchè il tutto mi preoccupava e perchè SAVOX balla benissimo, cantando come un estimatore di Donna Summer forever...Non me l'aspettavo. E’ un grillo, un pazzo, un invasato. MONICA mi dice che "sente la musica", ma questo non la sente, sembra Rocky Roberts e sa le parole tipo karaoke, scopro che balla con le mani, sembra aver preso qualcosa di endorfinico, mentre lui pensa di aver fatto molto per me, io rimango allibita…ho un cavaliere ballerino. Slega e rilega un filo inesistente, è armonico nell’urlare il testo, si destreggia sul pavimento, scivolando di traverso…Mi spiace distoglierlo, si sta divertendo, perché non ho portato i tappi auricolari?...
Fuori fa freddo, mi viene offerto il caffettino decaffeinato e, dopo un nuovo sguardo alla cartina, perchè SAVOX è uno preciso ed i navigatori satellitari a lui non servono, mi riporta a casa, come nuova...Cenerentola ha un giorno in più e, stavolta, ne è contenta…
DANIS


