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martedì, 30 ottobre 2007

BIBLIOFILIA

 

Libri allo yogurt

 

 

Il “Testo filosofico”, si può trovare nella libreria di chi sia in buoni rapporti con la materia.

I cinque volumi della “Bruno Mondadori Editore”, sono un testo inopportunamente dato in adozione ai licei di oggi, pur essendo al livello dell’ università di una volta…Dono di un rappresentante di testi scolastici, è tenuto caro in casa, destinato alla rilegatura in pelle, per il suo alto valore culturale.

Si sarà capito che parlo dell’amore per i libri. Anch’io sono portatrice sana di questa sensuale passione al punto che, ogniqualvolta vengono ospiti, anziché le foto delle vacanze o delle nipotine, esibisco al pubblico un volumetto “unico”, un gioiello scritto per me da un altro grande bibliofilo oltre che poeta: una raccolta di quartine su carta pregiata, scritte solo a destra, rilegata in cuoio ed impreziosita da un cofanetto. Opera che mi fa sentire orgogliosa come Cornelia, madre dei Gracchi…

 

L’autore mi ha regalato un’ottima antologia di letteratura, dacchè la mia mi è stata “sottratta” da un’altra grande cacciatrice di volumi, che a distanza di anni ancora mi chiede l’edizione ridotta ed annotata de “il Barone Rampante” di Italo Calvino, che fu mio testo di narrativa in seconda media e che è tutt’ora in suo possesso. Anche lei, come tanti omaggiati dalle case editrici, maniacalmente aggiunge il triangolino che manca alle copie gratuite, che taglia con precisione da bisturi laser e ricostruisce con cartoncino idoneo e scoch senza una piegolina…

 

C’è altro, però; si può andare oltre, con atti illeciti in famiglia e turpi proposte di scambi(vecchie foto con vecchi libri), avvelenate da discussioni davvero divertenti: libri di cui si chiede o si nega la restituzione, orgoglio per il possesso di libri lussuosi e aria di sufficienza per le edizioni economiche da sfogliare con pudore, per evitare che la scadente rilegatura in colla faccia spaparanzare quel po’ di sapere che a volte diventa fine a sé stesso: pura fruizione estetica.

 

Due giorni fa ci è stato chiesto in prestito il volume 3/1 del “Testo filosofico” da un mio amico di vecchia data, che oltre a soffrire di bibliofilia è un bel po’ fuori di testa. Negli anni ha riempito mia madre di libri religiosi, mentre lei avrebbe preferito romanzi non devozionali, e  me di tanti libri cari e curiosi, oltre che di tutta una serie di saggi psichiatrici e letteratura medico-fantascientifica, sul come debellare depressione ed attacchi di panico, con lo stesso approccio con cui si capano e vendono i broccoletti a P.zza Vittorio….

 

Il mio amico, dopo 15 anni di insegnamento, studioso da tanti anni, oramai, di qualcosa che ha a che vedere con la filosofia medioevale, ogni volta che viene a casa si estranea del tutto e passa il tempo a scartabellare librerie, scaffali, armadi, usando l’apposita scaletta, ed è capace di sapere cosa c’è scritto a pag. 156 del testo più ostico, novello Roll, ed accarezza dolcemente con dita affusolate lo scibile e l’esoterico, il letto e mai letto di ciò che possiamo offrire…

 

Recentemente ha preso l’abitudine costosa di acquistare almeno 4 o 5 edizioni diverse di ogni classico, perché altrimenti, spiega razionalmente (ma spero lo faccia per gioco), non riesce a capacitarsi che davvero “I promessi sposi”, “Guerra e Pace” o “La divina Commedia” siano stati scritti dai rispettivi autori, pena una fastidiosa sensazione di ansia, malessere, ed un senso di vomito alle ginocchia!

 

Piuttosto gelosa anch’io dei libri di casa (di cui ho letto pochissimo), ben conoscendo l’instabile equilibrio del bibliofilo, speravo che quel volume, con sovracopertina satinata, fosse negata al mio strambo sebbene generoso amico, che continuava da tempo a regalare le “critiche” di Kant all’altro bibliofilo della presente storiella, forse per tenerselo buono in vista del tiro che gli stava preparando…

 

Il 3/1 gli è stato dunque prestato, accompagnato da raccomandazioni esagerate ed appelli al buon senso, come si offre il primogenito appena nato alla baby sitter…

 

Dopo due giorni è tornato a casa un volume totalmente diverso dall’originale, in quanto:

si trattava di una nuova edizione ridotta di parti importanti, la rilegatura era in colla e non cucita. Insomma, il libro che rientrava non era più quello che era uscito!

 

L’argomento (indiretto, poiché il “furbo” ha mandato a riferirlo una comune amica che capisce niente di filosofia ma tanto delle stravaganze psichiatriche del “bibliofilo”) è stato il seguente: “Ecco, il libro, è nuovo, comprato apposta perché sul tuo volume è caduto dello yogurt”. Risposta immediata del mio incavolato bibliofilo: “Non importa, rivoglio il mio volume,anche se imbrattato di yogurt, anche se usato come scottex- casa dopo frittura dei supplì, anche se con la pipì del gatto…”

 

La mia amica cede dopo due secondi e scopriamo che il “bibliofilo folle” voleva accaparrarsi quel volume in quanto rilegato bene con la cucitura e quindi dall’aspetto più serio e più accademico; perché altrimenti l’ossessione lo avrebbe fatto star male.

 

Ma tra bibliofili si litiga, ma comunque ci si protegge, come certi amanti sconvenienti, per cui ecco che, in consulto, si studia una soluzione che salvi l’amico, che pure voleva fare il paraculo, dalla pessima figura, l’amica quasi piangente da un rimprovero dello stesso per non essersi prestata al gioco, e noi dalla non restituzione…

 

Soluzione trovata! La mia amica riferirà che, di fronte alla repentina reazione del leggittimo proprietario, sofferente per l’atto vandalico al suo volume più che per la martellata alla “Pietà” di Michelangelo, invece di raccontare la frottola dello yogurt, ha semplicemente detto essersi trattato di uno scambio involontario di libro. E alla eventuale domanda del biblioparanoico: “ma perché avrei dovuto chiedere in prestito un testo che già avevo?”, la pronta risposta sarà: “Ma tanto lui (il bibliofilo che ha rischiato d’esser fatto fesso) lo sa che tu ami confrontare le edizioni!...)

 

Insomma, niente intervento di polizia o Croce Verde…Poco fa, non resistendo, mi informo e apprendo del buon esito della operazione, in virtù della quale un bibliofilo non ha perso il suo libro, pur evitando a chi voleva fregarlo di perderci la faccia. In fondo il delitto è stato dettato da ben conosciute e comuni pulsioni.

 

                                                                         

                                                               Danis

  


postato da: xdanisx alle ore 18:07 | link | commenti (117)
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lunedì, 22 ottobre 2007

Sant’Antonio

e le catene

 

 

Le catene del puro, gigliato Santo, sono frutto di fantasie infantili? Di amenità goliardiche? Di cretinismo oltranzista? Nient’affatto!

Ne è arrivata una la settimana scorsa, promettente punizioni, ed una ieri sera, fitta di destinatari, tra cui intravedo un caro amico insegnante di filosofia, ex attivista del maggio francese, ed un prete di quelli contadini. Vi risparmio la storia e la risparmio ad altri, in premio avrei avuto, l’avessi divulgata, entro le ore 11 di stamattina qualcosa di bellissimo, segno di divino accudimento…

Stamattina, mi sveglia invece un’amica in disperata crisi bulimica che cerco di sollevare come posso, chè i sensi di colpa dopo un’abboffata da 55 euri di dolci non è da poco, se il vomito, poi, vanifica spesa e gusto in una donna dalla figura esilissima…A seguire ho la prima lavatrice da avviare e carne di maialetto, in scadenza per domani, più da rustico mangime che da latte, come bugiardamente asserisce la dicitura, i legumi secchi da cucinare prima che le larve ne facciano scempio…Non ho acqua sufficiente causa ristrutturazione, ovvero :”stiamo lavorando per voi, non vi lamentate e pagate le rate, brutti infami”. Impazzisco tra bucato a mano e un forno elettrico che se entra in azione fa saltare la povera vecchia Ariston che bisogna rimboccare di acqua (facendo attenzione a non allagare il pavimento perché non uso “viacal” ma uno economico). Ripiego su una teglia e sorveglio il profumo di arrosto che ci regala una sorta di pastone che fa umiliare quel 50% di sangue barbaricino che mi scorre, seppur malconcio assai, nel sistema cardiocircolatorio, ed anche l’altro 50, di nonno campidanese che cucinava come si deve…e come non si fa più.

La carne non ha la crosta croccante ed è un bollitume da Caritas su cui c’è poco da ridere…dati i tempi infausti per noialtri tutti. Li vediamo in coda, non è solo lo scoop di quotidiani che la dicono giusta!

La pentola a pressione regala ottimi fagioli messicani e lenticchie, ma i ceci sono pallini da sparo, e riavvio il tutto. Bevo un caffè zuccherato per errore e mi metto a leggere qualcosa, ma la bimba di quattro anni abusata non c’è Sant’Antonio che la consoli…

Sto dietro alla casa e lavo uno sciarpone leggero di lanetta, che qualcuno ha pensato io avessi smarrito per le scale. E’ chiaro, pulito e stirato, con frange pettinate alla perfezione e mi chiedo chi può averlo appoggiato sull’uscio di casa, ed avermi confuso con una di queste donne del Bangladesh che hanno la metà dei miei anni, che vivono nello scantinato con bimbi e sono di un pudore incredibile. Bellissime e solenni. Rilavo lo sciarpone e mi esce fuori con le frange intrecciate che mi fanno pensare al perché del mio gesto se era pulito e se certamente lo regalerò…Si è rovinato, sono stranita…aveva persino le pieghe…

Ho i miei appunti di giornale, con articoli dedicati al Che Guevara: ”In qualunque luogo ci sorprenda la morte in battaglia, che sia la benvenuta”. Ma io, pur non osando emulare il Che, devo svilirmi con un pezzo di pizza bianca seguita da pane e marmellata, dato che il metabolismo è confuso assai da  fatiche che fanno scherzetti da prete…

I vicini suonano annunciando che il vaso in terracotta, poggiato su una base di marmo che era l’omaggio di mia suocera al bassorilievo della Madonnina sulla parete delle scale, è scomparso coi fiori di stoffa…Ci sto, non è nulla di grave, ma almeno i  fiori…e perché quel coccio disturba i vicini che sottolineano il “ricordo”? Il giallo volge a conclusione quando, oggi, vengo a sapere che gli operai “accidentalmente” hanno rotto tutto…Confesso che mettevo anche io fiori e quel bassorilievo non è poi male,  

Avevo promesso, in voto, una sistematina ad un pezzo di quella Madonnina sbeccata…

Sarà un segno inquietante?

La prossima volta rimando le catene al mittente e pazienza per il mancato miracolo…

Pretendevo una nuova lavasciuga Candy?

                                                           

                                                              Danis

 

 

  

 


postato da: xdanisx alle ore 18:12 | link | commenti (109)
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mercoledì, 17 ottobre 2007

IRA

 

A volte nasce così, soprattutto per i motivi più banali. Per le piccole cose che non vanno come previsto, dacchè è il controllo della situazione che rende sicure le persone ansiose…Tutto deve essere prevedibile e, dovesse succedere di non trovare una sciarpina mentre ne ho bisogno, il pigiama più caldo, il presepe etnico, il ciondolo, la felpa grigia; soprattutto, metti caso che questo trabiccolo di computerino decida di animarsi di vita propria e cominci a non connettere (come succede a me, da tanto tempo…) ecco che lei si presenta. Arcigna, feroce incontrollabile, immensa, astuta e stravaccata, volgare e demolente, forte, distruttiva, cattiva, imprudente.

E’ un attacco di parole autosussurrate che aumentano di tono, fino ad allertare l’equilibrio del giardino, forse fino a conficcarsi nelle orecchie dei vicini.

Comincia la “controgiaculatoria” con tutte le grandi presenze paradisiache.

Il tempo di dirsi “chi me lo fa fà” ed ecco che l’equilibrio riprende. L’importante è starsene a letto, evitare incontri, appuntamenti, rimandare gli impegni, chiudersi nell’urna precineraria ed attendere.

Così direbbero i saggi. Per me funziona una legge contraria: avvalersi dei residui di respiro per cominciare a fare le cose che si stanno rimandando. Domani, con questa benedetta sanità che rende i laboratori di analisi cliniche non in convenzione, potrei davvero compiere danni, e non sarebbe la prima volta. Devo ricordarmi di comprare le cose che sfuggono sempre, quelle che si dimenticano reiteratamente. I supermercati li hanno inventati apposta, perché dall’amo da pesca al colabrodo, passando per i francobolli ed il latte a lunga conservazione, tutto è in bella mostra. Anche i profilattici e le teglie in plastica, le cerniere lampo che oramai, se arrivi a sfasciarne una, conviene ricomprare il capo, anziché mandare il tutto in sartoria. Ricordarsi di fare auguri al laureando, comprare un paio di calzini che oramai quelli caldo cotone hanno fatto una serie di pelucchi e bubboncini sulla superficie, e non mi piacciono (io li chiamo i capi “impallinati”). Gettiamo i pedalini senza la gran soddisfazione di averli bucati, facendoci uscire l’alluce…non c’è gusto!

Allora è vero che non siamo più povera gente!...Non si arriva a buttare le scarpe per consunzione, proprio non si riesce a farle invecchiare, ne abbiamo troppe, anche se mettiamo sempre le stesse. Io aspetto sempre al varco le pantofole di pezza, una cosa senza alcuna possibilità di riciclo, o le calzette da notte fatte ai ferri dalla zia, che sanno di ospizio e che non mi piegherò mai ad indossare. Facciamo fuori gli indumenti che sono larghi, con la soddisfazione di un fisico snello…No, le penne non le butto, se c’è possibilità di una ricarica, anche se questa costa di più di una nuova. La penna è articolo più personale delle mutande. Giammai le foto, i libri, ritagli di giornale…

Eravamo partiti da lei…l’Ira.

Anche il controllo della suddetta, spesso, sfugge. Let it be…

  

                                                            Danis


postato da: xdanisx alle ore 16:47 | link | commenti (76)
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martedì, 09 ottobre 2007

POSTURA E COSCIENZA

 

L’ambiente è piccolo e grazioso. In un angolo una fontana con ciottoli levigati ed una luce, di fronte un divanetto, accanto la macchina che filtra l’acqua e una caffettiera elettrica, qualche incenso.

La scrivania ospita ancora una lampada. Al muro un drappo orientale. Tutto è accogliente ma non lezioso. Non sono graditi argomenti pesanti.

La fisioterapista è in gamba e fuma come una ragazza italiana, più che turca. Mi segue da tre anni ed ho imparato a non fare la maestrina con lei che segue le tecniche respiratorie-riabilitative di Philippe Suchard.

Per questo mio terzo anno ho deciso di evitare l’orario serale, con le strade poco illuminate del quartiere e l’ansia di una giornata di attesa per poi finire sul letto col buio delle giornate corte. Bello essere una casalinga seppur spaturniata. Bello vivere il mattino non legato ad un lavoro, bello anche se sarebbe molto meglio poter lavorare.

 C’è una rampa di scale da scendere e per molto tempo, con la tensione, mi sembrò ripidissima. Mi ci sono incastrata qualche volta, sempre con qualcuno a soccorrermi e farmi ricordare che, con tanta visibilità, l’ansia si trasforma in panico…Avevo amiche adibite al pietoso compito di farmi arrivare al “vestitoio”, alcune adibite alla presa del tappetino imbottito inserito con due ganci al muro, altre a sistemare il suddetto ed a portarlo poi nuovamente al giusto posto, ancora una volontaria per risalire le scale una volta finita la lezione…

La palestra non è tanto vasta come mi sembrò allora, quando non riuscivo a passeggiarla tranquillamente, sempre appoggiata allo scorrimano da ballerine classiche. Una finestra finta con un vetro dipinto ed un orologio, cuscini, musica e una sfondo di specchi, a mio avviso un po’ furbescamente dimagrante…

Ho sistemato con cura l’asciugamani, so che dovrò lavorare attivamente, con un’immobilità dinamica. La mente deve concentrarsi sulla tecnica respiratoria ed ho altre cinque amiche sofferenti, ma non voglio sentire lamenti. La serenità la voglio conquistare col silenzio. L’energia deve passare in me, tra noi, al meglio. Il respiro è faticoso ed allunga il rachide, facendo lavorare i muscoli paravertebrali. Niente si ottiene facilmente e quello studiarsi, dopo un’ora di lavoro invisibile è l’attività di coscienza, senza distinzioni corpo-psiche.

Il primo anno mi ha vista in grandissima difficoltà, nel secondo ho condiviso l’ora con  bambini pigri e  scoliotici, madri troppo ciarliere, signore anzianissime. Poi ho iniziato a deambulare senza appoggi credendo che il merito fosse dovuto a qualcosa di artificiale, a qualche meccanismo che sfugge, che a volte non si ha coraggio di ammettere. E’ stato impegno, probabilmente, e questo terzo anno vorrei dedicarlo interamente a me, all’accettazione di una schiena ben ricostruita, nonostante tutto,  ad un’ansia che sbolle e si distanzia, al  pensiero che si fa concentrazione e lascia fuori tutto. Il difficile del percorso sta nel volermi bene, nella coscienza del mio assetto,  senza pesanti ingerenze di Mister Tavor sempre in agguato, pronto a ghermirmi, a seccarmi le fauci e screpolare le labbra, a farmi guardare l’orologio con la fretta di scappare, a soffrire la sete, a sfinire la vita. Ecco trascorsa l’ora, più morbida, quella che un tempo mi costava tanta fatica. Passeggio trasversalmente. Sento che il tempo è volato e i muscoli hanno fatto il possibile. Aiuto la signora reduce da un’infiltrazione cortisonica alla spalla ad appendere il suo tappetino. E’ appena iniziata la stessa avventura riabilitativa con una percezione diversa. Sono l’ultima ad uscire e mi occupo che tutto sia in ordine. Un inchino semiserio alla maestra. Solo ascoltarsi e percepirsi col piacere di farlo, per ricordare come si sta all’impiedi, invece di un continuo cedere a tutto e regalarsi alla disperazione…

Onde attive di aria entrano nei polmoni ed escono circolarmente ed ho energia da scambiare lasciando al pavimento il mio grigiore ed uscendo fuori con la luce che voglio catturare.   

 

                                                                        Danis  


postato da: xdanisx alle ore 21:56 | link | commenti (110)
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venerdì, 05 ottobre 2007

CAVOLI A…CENA

 

(quando mi gira)

 

 

Tanti hanno figli e molti ne sono contenti.

Stamane ho regalato la prima porzione di lacrime all’amica della palestra, che a suo tempo non ne ha voluti. La mia dirimpettaia ha lasciato un fidanzato perché voleva aggiungere prole al loro rapporto, e ora gira con tre borse di specialità per gli abitanti a quattro zampe del cortile e mi regala consigli e la pomata digestiva per la mia felina pelosa. Ho poi versato l’acqua santa del dispiacere all’amica con cui faccio la spesa, felice, nella pienezza dei suoi 60 anni appena compiuti, di non aver mai avuto una famiglia. Oggi, novella cronista, non mi ferma nessuno e comincio con la ragazza del bar cui chiedo se ha figli. Mi risponde che ha due femminucce e continua, ma non l’ascolto più. Hai due figlie? Apparteniamo a specie diverse. Nulla in comune. Sogni, pensieri, desideri, affanni, tempeste…pago di corsa e mi butto fuori. Entro in farmacia, lascio beffardamente alla titolare, che è la controfugura della Brambilla e che non mi regala mai campioncini di creme, ma solo calendari da gettare, i soliti soldi ed i saluti per i suoi tre bambini. L’ultimo, fino a poco fa, nel retrobottega, frignante, la grande, già novella aiutante di banco, semplicemente deliziosa, simpatica e bellissima…Ma ora è tempo di scuola…

Immanentemente suddivido il mondo in coloro che sono genitori e coloro che non lo sono. Nessun contatto viscerale è possibile tra queste due categorie. Siamo come specie non interfeconde, non è dettaglio da poco, c’è una diversità tangibile ed incolmabile, un vivere ed un sentire dissimile e non compenetrabile. Entro da “Acqua e sapone” e prendo la rivista pubblicitaria. Sulla copertina George Clooney, nella pagina della posta una tizia di 35 anni parla dei suoi due figli…aliena anche lei. Chiudo la rivista. Oggi è giorno da buttare…

Ho sognato scene d’infanzia e la copertina tricottata all’uncinetto da mia madre in quadratini di lana bianchi e celesti, passata poi da mia nipote al suo piccolo. Quella copertina che adorna il piccino è in una foto che mi è cara, che tengo nel cassetto, dentro una custodia, da mostrare con orgoglio agli amici…Mia sorella ci va giù pesante e parla di ragazzi tossicodipendenti e deformi; ma insomma, dove sta scritto che mi dovevano arrivare così malconci? Poi di sera, con gli occhi provati, ne parlo per telefono con l’amico che ha figli universitari, e che qualche problemino lo ha avuto con un solo reddito da insegnante e la ragazza fuori sede…Da gran simpaticone mi racconta che la moglie ha vinto mille euro al “gratta e vinci”; gli do allora, per scherzo, i numeri della zia morta, ma lei, mi dice, vince solo “grattando”…Tutti grattiamo il fondo del barile di un contenitore affumicato, immenso, che è la vita. Mi distrae e ridiamo dei suoi capi di abbigliamento, orgogliosamente indossati specie quando…riciclati. Sta preparando un’altra cosa teatrale, e spesso mi dice che sarei perfetta per le sue commedie…Nella stanza di sotto c’è chi sta sistemando un filmato in stile National Geografic di un recente matrimonio, che certamente darà frutti di placenta nutriti…Sono stata tagliata fuori e non voglio più avere contatti con la categoria cui non appartengo, ma la musica per gli sposini è a volume talmente elevato che il contatto è fortissimo! Al supermercato entro molto arrabbiata e compro l’indispensabile, non dimentico però i tramezzini col tonno (che spesso compro per me e Mohammed, il ragazzo nigeriano, che sta fuori a vendere i CD taroccati, anche lui con figli lontani…) e che saranno il mio pranzo a fuoco spento…

Vicino a lui staziona una zingara (non mi piace chiamarla rom), una nomade che lì ha messo radici. E’ seduta all’indiana con il gonnellone ed ha la sua creaturina tra le braccia e, mentre recupero l’euro del  carrello, mi dico che quell’euro è mio, mi spiace, brutta incosciente. Hai mammelle ricche e giovani e una strada da “caritare” e quella tua sfacciataggine di giovane madre che ripeterà il miracolo, ma io sono quella del “porco mondo” in questo istante…Mi dico “stronza“ da sola e so bene che un euro non mi impoverirà ulteriormente e cerco il visino da cui prendere un sorriso addormentato, e quel tesoro vale tanto ma tanto più di un euro e cancella solo per un istante le malinconie dell’autunno interiore.

Torno a casa, scopro che anche quei coglioni che colonizzano la televisione hanno figli, persino quelli de “L’isola dei famosi” (forse anche i gay), mi faccio una risata vedendo Cecchi Paone che gioca coi falò e la discussa e tardivamente riconosciuta figlia di Claudio Villa, travestita come in un party carnascialesco da sioux debordante, che dice al suo bambino “Te voglio bene, a mamma“ (se viene come il nonno, un altro stornellatore proletario ed ululante, povere orecchie!). Comincio a delirare sul fatto di non avere nulla…Non so se ridere o piangere, nel dubbio mi definisco “povera”. Nulla ha gran senso, neppure il dolore, che è un dispiacere che non sarà mai premiato, nulla arricchisce questa mia categoria, neanche la più sfacciata ricchezza materiale o l’altruismo portato all’eccesso.Eppure so che mi è naturale trasmutare il rimpianto in un amore che non conosce limiti…

Il finestrino è aperto, mentre passo davanti alla bancarella della verduraia. In terra ha foglie di cavolo in una scatola di cartone, che qui non si usa cucinare. Al volo le chiedo se le deve buttare...me le mette in una busta di plastica, le preparo con un fondo d’acqua, peperoncino, olio ed alloro. Le ripasso in padella.

Cucino questo ottimo scarto che riempie due piatti davvero saporiti, molto alternativi, per una cena stile caritas. Sono povera?…

                        

                                 Danis


postato da: xdanisx alle ore 14:24 | link | commenti (95)
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