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sabato, 29 settembre 2007

400 punti Vodafone

(dal diario di una casalinga inquieta)

 

Accendo la radio e ascolto un’intervista a studenti universitari. Accenti molto marcati, sgradevoli. Anni fa si poteva essere bocciati, solo per questo, ad esami della facoltà di “Lettere Classiche”….Penso al fenomeno “grafia tondetta” che colpisce le ragazze dai 10 ai 40 anni. Uniformate anche nel modo di scrivere lezioso ed ho un’impennata di orgoglio per la mia cacografia puntuta, maschile ed incomprensibile, senza svolazzi, che di questi tempi devono abbassare la cresta, in tutti i campi, gli orpelli…

Mercoledì mi sono sistemata per la visita funebre. La zia ci ha lasciati all’improvviso. Senza esitare indosso pantaloni scuri ed evito gli orecchini a forma di coccinella, travaso il contenuto della borsa, col pupazzetto “I love you” in uno zaino nero, Mi trucco, perché i vivi guardano…

La trovo adagiata sul letto, le parlo, la bacio, l’accarezzo. Stringo forte mia cugina e faccio un cenno di saluto ai suoi studenti. Hanno jeans strappati, sono timidi, restano all’impiedi. Dopo circa tre ore di coccole alla salma e di salotto tranquillo, sento il bisogno di un caffè, poi a casa, mi faccio una doccia purificante, mi organizzo mentalmente per il funerale del giorno dopo. Stavolta il caffè ha la precedenza.

E’ breve, brevissimo il rito, e vedo lo sguardo tenero della  nipotina che vuole portare un suo fiore, le passo il portamonete e torna rendendomelo. Il fiore le è stato regalato. A 18 anni lo avrebbero regalato anche a me, Mi accorgo di avere la spillina yin yang sul giubbino, ma è piccola, nessuno ci avrà badato, stavolta ho anche gli orecchini con la coccinella.

A casa mi metto in cucina e dal sacco di patate da 10 kg. comincio a tirar fuori i tuberi seminovelli. Comincio a sbucciare ed a tagliare. Sbuccio, taglio a spicchi, asciugo e friggo patate, tante. Mi scarico così. Sto bene.

Ho voglia di rileggere Kafka, sarebbe ora, alla mia età, Non si può campare di rendita, oltretutto misera. Penso a Tullia ed Ubaldo, che mi stanno dando questo spunto e trovo i diari, ma che fine hanno fatto i romanzi ed i racconti? Non posso non rileggere “Il processo”, “La metamorfosi”, ma che fine hanno fatto le opere di Kafka, dacchè i libri, sempre più numerosi, sono stati arranfati dalle sorelle “ingorde”, direbbe De Gregori, e ne abbiamo due da tenere d’occhio…

Ancora in cucina con delle cipolle che voglio cogliere sul bello, arricchite da un aceto di vino del cugino che non è sopravvissuto a quel tesoro che conservo sotto il lavello. Lentamente le scaldo come fanciulle da irrorare sapientemente, poi vado con la frittata non assaggiando nulla, ma continuo con la  rucola, mentre guardo la dirimpettaia che da 30 anni, ogni giorno, alla stessa ora, sul balcone di casa spazzola un mare di scarpe stile “Testimoni di Geova”. E’ vita? E ricordo una povera disgraziata che, quando ero bambina, aveva una tintoria in casa: un tempo si usava mandare avanti la famiglia come possibile, e con quei solventi ci lasciò la vita, povera stella sempre legata ad un ferro da stiro e trielina…

A cena da mio padre. Intanto ho 400 punti in scadenza, di vecchie ricariche Vodafone. Quanto odio il telefonino. Non ci gioco, non  ci faccio foto e ci parlo il meno possibile, non usufruisco di nessuna opzione, ma quei 400 punti sono una vendetta al consumismo ed arrivo al centro in chiusura, dopo tanto traffico e vigili in allerta.

“Torni domani”

“NO, piuttosto distruggo tutto e lei mi deve ascoltare”

La ragazza ha già la gomma per profumarsi l’alito ed il fidanzato che l’aspetta, ma il titolare mi dà indicazioni sul 42626 che conosco bene e che è gestito da una voce stronza ed incomprensibile.

Sono sull’orlo di una crisi isterica, che presto diventa tale. Poggio lo zainetto col topolino  “I love you” sul bancone. “Lei mi deve dire cosa devo fare”. “Se rompe un piatto, forse si calma, mi deve ascoltare, faccia così”.

Non ho pianto per la morte della zia, e l’ho fatto per i 400 punti Vodafone che non valgono nulla!   

                                                    

                                                   Danis

    


postato da: xdanisx alle ore 15:56 | link | commenti (93)
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lunedì, 24 settembre 2007

    

NON CI SONO PIU’ LE MEZZE STAGIONI

 

OVVERO

 

COME TI CAMBIANO I CONNOTATI

 

Esiste una patologia che i dotti ed i meno dotti chiamano “depressione”, altrimenti anche definita, dagli anziani “esaurimento nervoso”, “paranoia” e “sto sotto un treno” dai più giovani. Occupa un vasto campo psichiatrico, con classificazioni, tipologie nonché stati “borderline”, segno evidente che ancora la comprensione non è sufficiente, al riguardo. Di certo, ha riacutizzazioni ad ogni cambio stagione.

Su questo stato morboso, diffuso e drammatico, si pontifica a dismisura, avendo ognuno qualche soluzione da quattro soldi: i suggerimenti di “Confidenze”, le illuminanti terapie di “Famiglia Cristiana” nonché la verità assoluta dei tanti specialisti che hanno venduto faccia, culo, (in)competenza e dignità, in cambio di strapagate apparizioni televisive. Dal Crepet di cachemer vestito, al sorridente Morelli che, con i fiori di Bach guarisce ogni cosa, a M. Rita Parsi, per arrivare a Sandra Mondaini, al musicologo confidente di Tenco e Dalidà, al nipote di Gabriella Ferri, al fan’s club di Mia Martini o ai figli di Vittorio Gassman.

 

Nessuno, generalmente, straparla e starnazza su patologie potenzialmente mortali, come questa. Ma i segreti della mente tirano da morire…

Ammiro molto il prof. Veronesi, lo ascolto e lo leggo, ma è un oncologo e tanto silenzio quando scrive o parla è doveroso. E’ un luminare.

Per la depressione c’è una sorta di competenza da osteria, da condominio, da giardinetto per cani defecanti, da supermercato, da passaparola in sala d’aspetto, c’è sempre qualcuno che ne conosce per sentito dire. Al grido di “dico la mia” ci si ritrova a dover leggere notizie di cronaca su persone spiaccicate sull’asfalto, bimbi soffocati sul nascere, madri in depressione post-partum, che sono la manna per Bruno Vespa, il criminologo Francesco Bruno e la Dott.ssa Martone…

 

Se qualcuno chiedesse un consiglio per una endocardite batterica subacuta, una pericardite, un cuore polmonare cronico, un diabete mellito di tipo I in soggetto compulsivo per cibo ed alcol magari in sovrappeso, credo che il buon senso creerebbe il giusto silenzio…Così è…

 

“DEVI REAGIRE” è una delle frasi più dannose che si possano dire ad un vero depresso. Quello che la vecchia medicina chiamava “Melanconia” è in realtà un vuoto di volontà, e se il depresso potesse reagire, non si potrebbe più fregiare di tanta nobile definizione.

In realtà, spesso, una frase così categorica, può scatenare sensi di colpa per l’ inutilità che si avverte, per l’incapacità di ancorarsi alla vita e per motivi che, da non dotta, posso intuire e comprendere. Nel dubbio, taccio.

 

Persino Piero Angela potrebbe mettere in palio una bella somma, per coloro che sono in grado di far avvenire la guarigione, al pronunciamento di questa esortazione.

 

“DEVI REAGIRE” ed il soggetto, più morto che vivo, stramazzato a letto con lacrime che non trovano neanche più la strada, come per incanto si alza, decide di lavarsi, farsi la barba, mettere un buon profumo e correre al Jeky oh a ballare, a palpare il culo della cubista e chiederle una seratina folle.

“DEVI REAGIRE” e la disgraziata si tuffa in una vasca di bolle, tra nuvole di vapore, si spalma di crema profumata, pettina i lunghi, curati capelli, indossa il tubino sexy, borsina civettuola e via, alla ricerca di una cosa da raccontare a Gesù Cristo, quando sarà! 

 

Un consiglio più cauto, meno dannoso, è quello che invita a ritagliarsi uno spazio personale, da dedicare a qualcosa di rilassante, di piacevole, per coccolarsi.

 

Le persone esenti da depressione ad un consiglio così tenero, risponderebbero con un festoso “magari!”, per i toccati c’è un “porcalamiseriazozzaladra” che non passa neanche attraverso le corde vocali, rimane inespresso, fa strabuzzare gli occhi e tutto diventa un ulteriore impegno insolvibile: ascoltare musica, vedere un film, prendere un caffè, avere amici attorno, sfogliare il calendario di Monica Bellucci o George Clooney.

Quello spazio personale viene in genere colmato da autocommiserazione, maledizioni dedicate alla copula dei genitori, e ci si rammarica che non siano stati allora adeguatamente distratti da abbondanti dosi di “Lascia o Raddoppia” o di  “Canzonissima”, oppure che non sia intervenuta una provvidenziale sterilità di coppia, anziché quella fecondazione che ha dato inizio al calvario.

 

In questo contesto mi sento di accennare ad una “terapia” chiamata terapia comportamentale, che a volte può CAMBIARE I CONNOTATI e trasformare una persona chiusa, introversa, timida, assorta ed intelligente, in un elemento da circo, sempre sotto l’occhio dei riflettori, alla ricerca di primeggiare, conquistare audience, approvazione, e, mancando la vera autostima, trasformarla in una "faccia di culo" distruttiva.

 

E’ possibile, ve lo assicuro. Esiste a Roma un Istituto, (da cui escono, per sorte infausta, altri terapeuti) di cui non dirò il nome per evitarmi guai giudiziari, in cui la persona che approda con la sua bella interiorità in dotazione, con capacità di riflessione, di concentrazione, amore per lo studio, sensibilità per le cose tenere, senso di pudore, voglia di acquattarsi in fondo, solo perché incapace di prendere la parola in pubblico, di alzare la voce, intimidita da una richiesta di informazione, si trova sbalzata nella realtà di un protagonismo difficile da vivere, perché fasullo, finto, strappato dal nulla, frutto della mente spregiudicata di un terapeuta che a suon di bigliettoni e nessuna ricevuta in cambio, ti porta, sfruttando il transfert che si crea, a farti compiere azioni in “controtendenza” per vincere quella che oramai è “ansia sociale” e non più una tenera e innocua timidezza. Si comincia allora a dover uscire, con una sorta di sindrome di Stoccolma, con una scarpa nera ed una marrone, con un paio di Ray-ban al contrario, tutto ciò sostenuto da un perfido contentino “bene, bene” e l’invito a regalare i diari per farne materia per gli specializzandi…Si può percorrere tutta Viale Libia con uno spazzolino da denti legato al bavero di un cappottino, come una spilla pop, si passeggia con  un inverosimile gadget legato all’orecchino,  che i capelli, grazie a Dio, nascondono a sufficienza, come i ciucci di Loredana Bertè. Oggettini trash, ma un oggetto del genere, che incornicia il viso di una ragazza indifesa…è terribile da portare con nonchalance...Esercita ancora quel “professionista” che, ad un consiglio in campo lavorativo, indicava con serietà la via della prostituzione, da esercitare in un miniappartamento, perché si guadagna bene. Peccato sia arrivato troppo tardi chi avrebbe potuto prenderlo a calci in culo e farlo radiare dall’albo professionale. Peccato. La terapia finisce quel giorno con un mio:  “mi auguro che lei un giorno debba vendersi il culo”....

 

Ci sono, poi, anche i disgraziati veri, quelli per cui sto in silenzio, perché rimangono tali per tutto l’anno, e non solo per recrudescenze stagionali. Per loro è il grigio totale.

                                                                                      

                                                                                 

                                                   Danis  

 

 

 

      

             

 


postato da: xdanisx alle ore 20:35 | link | commenti (75)
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mercoledì, 19 settembre 2007

TAGGATA

 

 

Ho ricevuto ben tre inviti per partecipare a questo gioco. Raccontiamo 8 cose personali, e “nominiamo” altri 8 amici a fare lo stesso.

Spero di divertirmi e divertirvi.

 

*************

 

- In seconda media, stavo al primo banco con una amica di infanzia e l’insegnante di matematica usò il nostro poggiapiedi. Pensando di trovarmi a che fare con il piede della mia amica, cominciai a calciare sempre più forte,  più forte, alla fine una bella pedata…L’insegnante urlò: “ma insomma, te la pianti di prendermi a calci”!

 

- Mia nipote, prima di un Natale, decise di portare il fidanzato alla festa con tutti noi di casa. Telefono: DRIN...Ciao, zì, senti, siccome ho deciso di portare Maurizio per Natale, e siccome intendo sposarlo, ti prego, non farmi fare brutta figura”!

 

- Quando da ragazza vivevo da sola, invitai una mia carissima amica a cena. Passò davanti alla finestra aperta un anziano, bruttisimo ma colto prof., amico di famiglia della mia amica, e perciò, per noi, insospettabile! Avevo un ottimo minestrone che mi era avanzato e  feci restare anche lui…Il tizio, rivelatosi voyeur, a fine cena ci offrì una bella cifra per poterci vedere mentre lesbicavamo…giocò al rialzo a patto che noi non fingessimo, la somma  era interessante, ma …rifiutammo!

 

- Spesso mi chiedono un giro di carte per telefono e spesso faccio il giro di carte     senza carte, improvvisando e fingendo con buon senso!

 

- Non mi piace sentire chi dice “devi reagire”, chi chiama il mestruo con termini   volgari, non mi piace chi mangia rumorosamente, chi anziché dare una bella  stretta di mano sembra porgere un viscido serpente, gli uomini con anellli e catenine lunghe della prima comunione,  le signore con i pinocchietti, le   bretelline del reggiseno in lattice, chi lecca il dito prima di sfogliare un giornale,  le ragazze con lo smalto rosso vivo per unghie, smozzicato, chi non si presenta al telefono e dice: “ciao, mi hai riconosciuto”? Non mi piace il termine “basito” e l’uso di “piuttosto che” nel senso di “oppure” il termine “cattocomunisti, radicalchic, pacifinti”, ricevere regali riciclati senza essere avvisata del riciclo, odio lavare i piatti. Non mi piacciono i tailleur da signora, le gonne al ginocchio, le foto dei morti. Mi piace molto la carta da scrivere, biglietti, buste, segnalibri, carta da regalo, blocchi, quaderni, agende e le penne biro ad inchiostro nero di gomma morbida, candele a tavola, incensi, un segno di croce prima di mangiare, mi piacciono i peluches, i disegni dei bambini, le borse, gli occhiali con una bella montatura…     

 

 

- Infine, ogni  volta che qualcuno mi chiede: “e tu cosa insegni”? Capita spessissimo, mi piace rispondere: “io non solo non insegno, non riesco neanche ad imparare”!

 

                                                                   

                                                                   Danis     

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 08:49 | link | commenti (96)
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sabato, 15 settembre 2007

AURELIA

 

ovvero

 

IL DOLORE INNOCENTE

 

Chissà se esiste un posto in cui chi muore avvolto dal manto della sofferenza psichica può riposare, senza pena di farmaci, senza attese, senza il silenzio non scelto che è isolamento, “vergognosa” impudicizia, e lo strazio di sottrazione alla vita, che ulteriormente trafiggono questo dolore innocente...

 

Ho saputo, Aurelia, che un cancro ti ha portata via. Mi eri cara, e, nel regno dei letti freddi, sei entrata ragazza fresca di liceo, col tuo vigore fisico ed una diagnosi che qualcuno ha vergato per te, su delle pagine ora accartocciate e disperse dall’incomprensione e dal tempo…

 

Meravigli tutti per la tua agilità, e vesti e togli, compulsivamente, un abitino che ti lascia in sottoveste, ti alzi dal letto e veloce indossi pantofole chiuse, di corsa nel bagno senza chiave, a lavare e rilavare le tue mani, incessantemente, poi torni a spogliarti e rivestirti….

 

Hai nel corpo il fuoco che la mente non sa trattenere, che è stato trascinato via.

Non ti fai toccare, parli da sola ed intrattieni dialoghi a voce alta e ti rivolgi a tutti e nessuno può risponderti…Poi di nuovo quel parlottare e sottoveste ed abito e mani nell’acqua…

 

Nulla ti spaventa. Aspetti la visita quotidiana di tuo fratello, che arriva trafelato dall’ufficio, di nascosto dalla moglie.Ti porta fuori, paga la retta e ti toglie il guinzaglio di cane da giardino, ti fa passeggiare velocemente e ti riporta in reparto, si cura affinchè almeno una persona ti possa avvicinare per sistemarti i capelli corti e brizzolati…

 

Ho saputo che due volte sei finita in ospedale, con le misure di sicurezza della legge che ti reclude. La prima volta per un panettone ingurgitato tutto, la seconda per delle arance strozzate in gola. Il tavolo è perciò sorvegliato, ogni tanto un succo di frutta ti placa, ma dura un istante. Il comodino è in ordine. C’è il vezzo di un centrino e nessuna immagine sacra, perché non hai nessuno da ringraziare, cui offrire devozione o chiedere un miracolo, per la sorte di questa vita che ti ha dato rapidità di gesti e un fisico snello, tra corpi avviliti di occhi persi, e grida insopportabili, e ragazzi che sembrano cadere all’indietro, dopo che scendono dal piano dove vengono trattati in segreto, per l’insistenza dei famigliari, con l’elettroshock…

 

Ora tuo fratello non dovrà più giustificarsi con la moglie, tu non vaneggerai in dialoghi con lei, con domande e risposte che un senso sembrano averlo…Guarderò ancora quella foto  che ti ritrae sorridente, ricorderò quel tuo ironico “magnus magna magnum”, insieme a tante dotte frasi di “latinorum”, rimembranze dei tuoi studi classici…

 

Ci ritroveremo dove i normali, gli equilibrati, i tranquilli, gli esenti da un dolore innocente (scarto di tanti altri dolori) che nessun Dio dovrebbe volere in cambio della salvezza dell’umanità, non sono ammessi…

 

Ci incontreremo senza attese, dispiaceri, senza più fuoco.

Bacio la tua anima.

E’ fredda la sponda del letto.

 

                                                 

                                                        Danis

 

 

 

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 13:05 | link | commenti (53)
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mercoledì, 12 settembre 2007

APPELLO

E

CONTROAPPELLO

 

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Scherzando appena un po’ al pensiero che “libertà è partecipazione”

 

*******

 

E’ periodo di fermenti e di rinnovata, energica coscienza di cittadini. Ci siamo ritemprati con sole di mare, passeggiate di montagna e diete salutari e disintossicanti. La mente è sgombra ed il caldo afoso vira verso il fresco secco e piacevole dell’autunno…

 

E’ ora di allerta, in rete, di dissertazioni, di argomentazioni sostanziose che prendono possesso non solo dei veterani di blog politicamente impegnati, ma che contagiano anche chi è solito fare il copia-incolla dal sussidiario vecchio di soffitta e di chi posta i biglietti dei Baci Perugina:

 

Se il mare fosse inchiostro

E il cielo un foglio

Non basterebbe a scrivere

Il bene che ti voglio…

 

Tempo di rivolta, di intolleranza degli intolleranti, di parolacce che ne trascinano altre a decine, come le ciliegie, e se dentro una di queste c’è il verme che sta pranzando, lo si nomina, a furor di popolo, come simbolo di coloro che vorremmo vedere spiaccicati ed annullati, pestati, con acredine, come acini d’uva in una poco sobria vendemmia…

 

Ebbri di consapevolezza, di voglia di autodeterminazione, sfoderiamo tanta voglia di bene e tanto male in APPELLI molteplici, che  inducono all’azione, onde evitare l’identificazione con il verme di cui sopra…

 

Sciopero del pane e della pasta…

Rispetto per i lavavetri….per chi imbratta i muri e per tanti altri casi umani.

 

Ci sono realtà terribili in questo pianeta, ci sono persone malate, donne e uomini sfruttati, ragazze vendute e bambini violati…ci sono persone che muoiono di fame e di sete, ci sono torture e guerre ed interessi da voltastomaco che riducono l’anima come un calzino girato tra le mani di una rammendatrice…Tanta ricchezza divisa tra quei pochi compagni di merende giganti e torte divise in una decina di spicchi e briciole per i più fortunati e nulla per i meno ed un futuro che si prospetta foriero di scempi e catastrofi….

 

Ma ho spalle da uccellino, e lancio un APPELLO:

 

BASTA CON GLI APPELLI, QUELLI A FAVORE DI UNA CAUSA e quelli CONTRO!

 

Quelli pro, perché devo pregare qualcuno di aiutarmi a capire le istruzioni per una firma, nonché, e qui è sfacciataggine,  chiedere ad un’anima buona di fare la coda in un ufficio postale per un versamento, ed il nostro ufficio postale è sempre affollato…

 

Allora, in tali condizioni, potrei io, rivolgere un APPELLO:

 

1)    Cerco volontario che faccia volontariato a mio  nome;

2)    Dato che ci siete mi appello, non a scopo di lucro, bensì per mera lamentela, acciocchè sappiate che devo all’Ufficio Imposte 1.200 euro per spese mediche che non mi sono state abbonate.

3)    Ogni due mesi devo sostenere esami clinici piuttosto costosi, giacchè il mio laboratorio di analisi non è più in regime di convenzione…

 

Per quanto riguarda gli APPELLI CONTRO:

 

1) il mio misero blog non è scomunicato, perché se venisse suor Paola di “Quelli che il calcio” a spiegarmi cosa è “er cucchiaio”ne sarei felice…

2) Se avessi la visita dei frati Trappisti col loro carico di specialità al cioccolato, di amari digestivi e quant’altro, al loro buon cuore (?), toccherei il cielo con un dito e potrei arrivare alla conversione!

3) Non mi piace vietare l’accesso a coloro che indossano una divisa, perché anche chi fa la scorta ai minacciati dalla mafia, usa una divisa, anche il Gen. Dalla Chiesa avrà usato una divisa…

 

Non sapendo usare “You tube”, non ho alternative per passarvi una cosa che mi faccia comunicare con voi, potrei magari inserire un pezzo di Antonella Ruggiero o di Fiorella Mannoia, ma la Ruggiero non mi sembra propriamente politicizzata come si deve…eppure ha una voce che io trovo bellissima…ma qui è caccia all’untore!

E allora:

 

Se il mare fosse inchiostro

E il cielo un foglio

Non basterebbe a scrivere

Il bene che vi voglio!!!!

 

Con ciò ho sdrammatizzato e cercato di accettare la realtà, per me piuttosto inacciuffabile, che, come dice Gaber, se non vi è scomodo,

“LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE”, ed io non posso partecipare.

 

                                          

                                                    Danis


postato da: xdanisx alle ore 22:02 | link | commenti (60)
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martedì, 04 settembre 2007

IL LUPO

 

ovvero

 

 

Impressioni di settembre

 

******************

 

Mi sorprende lo schiaffo di fine estate. E’ lontana e sbrindellata  questa vacanza senza senso di riposo, chè non è di riposo che ho bisogno, ma di vivere spazi di pace sottratti alle spire della paura...

 

Mi sveglio e sento che devo chiudere la finestra e scongelare la trippa di paese, riordinare le borse ancora piene di cose che non ho indossato e che si affastellano sulla poltrona...

 

Ho saltato il pranzo e stamane il fuoco di un caffè mi ha spaventata: il caffè che non prendo e che ho messo su per i nostri amici. Un fuoco che potrebbe…

 

Paura di paura, ed è così da anni finchè non trovo gli strumenti di autoconnessione tra le parti in lotta tra loro, nella psiche.

Ho bisogno di far vibrare l’ironia e chiedo aiuto e gocce di attenzione e il farmacòn per un cazzo di caffettiera sul fornello di cucina…

 

Non amo questo periodo, eppure lo amavo da bambina, quando le scuole riaprivano ad ottobre ed avevo il tempo per le piogge di settembre, nel cortile di casa, tra panni stesi all’aperto e tolti in gran fretta; e ricordo le corse di mia sorella che vola a ripararsi nell’androne ed ha ai piedi ancora quei sandaletti di gomma infradito, con tre strati di colore, ed il pollice che scava, ruba al bianco e appare il blu, e nel portone respiro profumo di terra bagnata ed ho voglia di scuola, di pane e marmellata di pesche fatta da mia madre, ed una bicicletta mi rapisce le gambe, e goccia e gocce, pioggia e temporale, e corre il pallone e va sul muro e “palla a  terra, palla a muro, mano al cuore, sia da battere, ed un inchino, un bacino…fiorellin d’amore…”, e leghiamo Peppino ad una corda sul bordo della ringhiera di ferro...

 

Peppino è grande ed ha un tenero vocione e sempre lui fa il lupo. Sembra una bestia e lo temiamo e lo fissiamo come io fisso con robusti nodi le mie incertezze. Ma è paura diversa. E’ lui il nostro “lupo ci sei?” da chiamare, e lui, legato a quella corda, ha poco spazio e ci si spaventa  per quella bestia feroce che portiamo tutti dentro, che detta legge, e siamo orrore di cattiveria in quei giochi di infantile crudezza...

 

E’ molto malato, Peppino, e ricordo le sue lacrime di giovane militare ritornato per la morte della madre. Ma è una donna che fuma e dorme tutto il giorno e non ci  piace, non ci “deve “ piacere…

 

Ha capelli tagliati corti, Peppino, e mentre su sgabelli guardiamo in casa sua la T.V. dei ragazzi, con le dita mi diverto a toccare quella nuca. E’ un gioco che ora farei solo per amore. E’ un gioco che mi rivede nell’anima pulita e in quella sporca, e specchietto sotto i vestitini e ragazzini che ci strappano le borsine per buttarle nei tombini aperti a bella posta…

 

Ci si ritira a sera con madri stanche. Aspetto l’inizio della scuola, che è la mia  grande ragione. Spazio fisico e gioia di compiti da fare in un baleno, e la maestra che mio padre conosce e con  cui si ferma a parlare di lavoro. “Ma tuo padre conosce la maestra?” “Mio padre conosce la maestra”…E lei mi dà il cartoncino nero per pastelli a cera che riempio di mimosa, strazio anticipato di un 8 marzo che è anticipo della Perugina e  mi si  elogia per quei tondini di cera gialli…

 

Se volessi, ora,  potrei fare delle cose, ma non ho letture o scritti o disegni o giornali o costruzioni o bambole o ritagli di vecchi libri e sagome di cartone o scatole che diventano macchine fotografiche, o pongo o plastilina, e non c’è Robinson Crusoe, sceneggiato televisivo dal romanzo di Daniel Defoe, alle ore diciassette…

 

Ho avuto paura anche di quelle avventure e del povero Venerdì, e ho avuto incubi di file di malati, di storpi disarmanti e deformati su per le scale e mi sono difesa dando le spalle al muro e coprendo con lenzuola la mia testa…Lo chiamano “pavor nocturnus” e mio padre si sveglia e mi dà caramelle e mia madre non sa che fare ed il pediatra poteva risparmiarsela tanta cura di catabiòs…

 

Cattivi col lupo e con la cattura delle mosche sopra i vetri, con un bicchiere ed un foglio imbevuto di flit inserito sotto, e la chiamavamo “la danza della morte”. Ed inventavamo bottigliette di “veleno” con tutto.  Ed un po’ di acqua, aceto e profumo e medicine trovate in casa e…

 

 Ricordo quella volta che  mia madre, divertendosi, diede una goccia del suo caffelatte ad una lumaca domestica abitante un  vaso del davanzale…e, anni dopo,  quell’altra lumaca trovata in macchina, dopo mille chilometri di vacanza di campeggio in campeggio,  e poi liberata a Villa Ada con l’augurio di salute e libertà, ma ero già ragazza da giaciglio…

 

Pago quella “innocua” cattiveria e spengo la luce di quegli anni, l’agilità di gradini saltati almeno a cinque in fila nelle gara che il tempo ha stroncato…

 

Ed il tempo mi porge ora un coagulo di malinconia che col “veleno” fatto in casa sparirebbe, ma non ho più la formula….

 

Il primo ottobre riaprono le scuole e sono contenta. Avrò temi e riassunti ed espressioni e geometria e libri e letture e quel 10 e 1/2 del mio maestro di quarta elementare…

 

C’è poco da cincischiare ancora, per fortuna riaprono le scuole!

                                    

                                                         Danis   

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 22:27 | link | commenti (129)
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