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mercoledì, 29 agosto 2007

CATERINA E LA VITA

 

(Villa Spaturnia)

 

 

Il nipotino di Caterina è nato e la tenera malconcia l’ha riempito di un baby corredo frutto di mani sciupate di lavoro e sofferenza trasformate in capolavori d’amore. Doni di chi ha visto l’orrore e lo rielabora in generosità. Questa è la grandezza di Caterina. Ancora qualche ematoma da flebo, mentre ricolma di copertine, coprifasce e scarpine, quei contenitori di cartone con disegni di cavalli a dondolo, che sapranno coccolare le giornate e ninnare il sonno di chi, nascendo, le sta ridando un po’ di vita, dopo un matrimonio di cazzi e cazzotti ed occhi avvezzi alla subordinazione totale; e la figlia, che piange tardive ma sincere lacrime, la porta fuori per farle vedere il nipotino, che è meglio tenerlo lontano da stò troiaio di puzza di  disinfettanti, reparti chiusi e tanfo soffocante  di polvere e muri crepati…

 

Mi porge un incarto di velina: è uno scialle per me, tricottato in lana color ciclamino che mi incanta e l’abbraccio forte per questo dono inatteso, forse non sono abituata a tanto. Lo appoggerò su un abito leggero e sarà la sua carezza sulle spalle, da chiudere con una spilla per farmi indossare ancora i miei colori, quelli che amo da sempre e lo metterò al battesimo del piccino, il lavoro degno di un baule del passato che raccoglie anche le aspettative fragili ed incerte della nostra età …

 

Oggi l’Esimia Rachele la Secca è nera d’umore. Ha capelli con un obbrobrio di ricrescita grigia da spavento e grembiule d’ordinanza che spacca il bottone di tette da mastopatia gigante, i peli del mento crescono tanti e bianchi. Le dico: “Rachè, andiamo a vedere il pupo di Caterina, vieni con noi”, e poi le chiedo se non sia il caso di andare  dal parrucchiere e chiedere un minimo di ferie agli sfruttatori del capolavoro sanitario e lei  mi manda a Fanculonia dritta dritta: “E fatti i cazzi tuoi, stronza!”

 

Grazie, fanciulla, grazie, infermiera fottuta dalla vita e dai colleghi, punita dal nostro odio, grazie, non ho parole, e la mia sensibilità mi fa male, perché solo chi ha un’infagottata di morte nel cuore può arrivare a livore e risposte bastarde e a parole di cattiveria densa e vischiosa, come una caramella che spurga abbandonata al sole tropicale…“Fatti i cazzi tuoi”, e intanto prepara un caffè su moka express industriale per colleghe e colleghi. Il primo è per lei, Rachele la Secca se lo versa in una tazza alta e lo corregge alla grande con il Borsci San Marzano, perché è di quel Santo protettore che ha bisogno, e la vedo che deborda di pieghe e ciccia che quando si alza dalla sedia il grembiule le si infila tra le chiappe…

 

Erminia la vede e so che metterà la “Magnesia San Pellegrino” nello zucchero ed avrà un altro Santo e chissà quanto Tranquirit nelle bottiglie inguattate tra i detersivi. E’ capace di pisciargli nel Limoncè, la stronza. Sto zitta, evito, ma l’ha sentita. “Troverà i bacarozzi morti ammazzati stecchiti nella scatola dei biscotti e je riempio er letto de topi a sta stronza, tr.. zocc…"...

 

Aria di mobilitazione. Caterina è in ordine per la presentazione al Tempio, ed io sembro uscita fuori da quella canzone: “Hanno vent’anni in più le mie ragazze…e un basco con la stella e un lampo di inguaribile sorriso, e tenerezze dietro un muro d’ansia”…

 

La festa è per noi adulti che brinderemo di gusto, mentre al piccolo basteranno le tette della mamma ed un ruttino per festeggiare la luce e per aggiudicarsi braccia che lo cullino, tenero. Ha occhi svegli e sbadigli e smorfiette e profumo di borotalco: “Che Dio te lo benedica, Caterì”. Intanto il mio uomo in jeans, Edoardo e la figlia di Caterina, stanno organizzando il ricevimento per il battesimo. Qualcuno, forse, consegnerà al Dirigente Sanitario un assegno per non rimandare all’infinito i lavori di derattizzazione e disinfestazione della “Casa di riposo per anziani Villa Santa Spaturnia” ed arriveranno abitini e carillon e giocattoli e per quel giorno avrà foto ed il filmino e una marea di donne tutte mamme-pediatre a dar consigli e fare moine sceme, ed uomini allegri, persino spiritosi. Un po’ di sana invidia e quelle stronzate che si dicono a tutti i bambini, ed assomiglia alla madre dalla fronte in giù, e il resto è tutto suo padre che magari nun ci ha capelli ed i piedi e le manine ed il pisello. E forse sarà solo un bambino che assomiglia a sé stesso…

 

Il cucciolo verrà bagnato in una vasca di acqua calda e benedetta…

 

“Il pupo deve essere battezzato”. Sembra volerlo prendere tra le braccia, Caterina, e mostrarlo al Cielo, e se c’è un Dio farglielo aggiudicare come il più pregiato dei tesori, affidarglielo con quel briciolo di rassegnata speranza che hanno gli anziani,  che se ne prenda cura, che ci dia l’illusione di poterlo proteggere da guai, malattie, imprevisti,  dolori e dalle più piccole smagliature dell’anima. Che sia presente nelle scelte e che queste siano le migliori possibili. Che ne faccia una persona intelligente, che dispensi equilibrio e poche scosse e se proprio non può fare il bene, che non gli faccia male…Questo vuole Caterina. Questo vorremmo noi…

 

“Il pupo si deve battezzare, io ci provo, anche se la vita è un mozzico, una merda, e ce vole tanto culo!”, sussurra decisa Caterina…

 

                                                  Danis

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 08:13 | link | commenti (104)
categorie: villa spaturnia
domenica, 26 agosto 2007

VIAGGIO ORGANIZZATO

( L’ultima tua gita, mamma)

 

 

Tra pochi giorni ci ritroveremo in una chiesa, mamma, a ricordarti, come facciamo ogni giorno, da che ci hai aperto l’uscio delle tue carni; ti penseremo ogni giorno, come papà fa da circa 60 anni. Non sono pochi.

 

Sei tanto minimalista e non ami il chiasso, persino il rumore della strada o le canzoni troppo urlate ti infastidiscono e sul divano ti acciambelli come un gatto e stai con i tuoi libri, il punto croce, le tue preghiere e quei numeri di “Focus” cui da anni sei abbonata e che leggi tutto, come pure il quotidiano che papà ti passa, dopo averlo sfogliato lui. Una specie di “jus primae noctis” che ora mi fa sorridere…

 

Avevi nel portaocchiali sempre una penna, te ne ho regalate a decine. Ultimamente bivaccavi sul divano, chè il letto ti era inconcepibile di giorno e  mi dispiace che tu abbia dovuto vedermi in giornate vuote di vita, con Mister Tavor Supestar a togliermi attenzione e postura, incazzata parecchio, prima di capire che non era certo un modo per sfuggire alle incombenze della vita…Ti è toccato vedermi per terra ed inventare storie con una calma che tremava nella tua voce, ti è toccato occuparti di me e lavarmi come una bambina…

 

Ho lavorato poco, mamma, ed ho studiato troppo, ma tutto è stato inconcludente, nulla di me ha dato frutti. Dalla tua fertile e vivida essenza, hai saputo vomitare un mistero di incompiuta scialbezza e un nulla di costruttivo e propositivo in ogni  campo, un assopito essere somigliante al  “non essere”. Mi hai scodellata in casa  con già i tuoi anni e ti aiutò l’ostetrica bionda che ti aveva seguito nelle tre precedenti gravidanze, senza ecografie e romanticherie scientifiche. Dopo due anni, hai partorito ancora, dal sacco di muscoli ben tosto e rorido di capacità, mai sciolto, mai, in perenne attività di produzione più che di maternità, sempre composto come si deve ad un organo così ben piazzato in addome, nel ventre che è di donna prima e poi di madre troppo ingombrante…Con me, mi raccontavi, fu diverso. Mi hai tante volte rievocato ciò  che provasti dopo il parto: una grandissima gioia e mi facesti fare il segno della croce con le mie manine; ma lo sai che porta jella, vedi che risultato? Ti dedicai una poesia e tante fesserie ti ho scritto, ma sono nostre e le dividiamo come vorrei confondere il sangue del tuo utero col mio piccolo ammenicolo organico in quel tuo fluire di cui non hai mai fatto argomento di conversazione…

 

Avevi dettato da tantissimo tempo le tue volontà e noi si parlava della morte, perché la tua età e la mia condizione di persona offerta all’altare del sacrificio, ci aiutavano in questo. Non ne avevamo paura. Non ne ho paura io per me e tu eri solo orgogliosa della mia “intelligenza” e mi trascinavi in chiesa e ridevamo, e ti confessavi con un prete più sordo di te. Eri una credente molto alternativa, ed una volta ti incazzasti perché trovavi anticristiano “vendere” le foglie d’olivo benedette, spolverate di un argento poco sobrio. Le zie ti mandavano le foglie di palma intrecciate, perché in Sardegna siamo consegnati alla storia, siamo ancora ai tempi del pane cesellato e benedetto, ai tempi che hanno il ritmo dell’isola che hai amato tardi, chè da ragazza ti era pesante e ti ha dato troppo lavoro e fatiche e niente altro….e l’hai abbandonata realizzando il tuo sogno di sempre: vivere a Roma e in Sardegna manco morta. E ci sei riuscita…

 

Avevi voluto per te le messe gregoriane e poi chiedevi solo preghiere e non volevi fiori, nè annunci o raccolte di qualche euro dal condominio. Volevi essere seppellita in terra e non nei loculi tristi ai piani superiori di Prima Porta. L’abito te lo sei fatto cucire da una sarta. Era in seta a fiorellini e ti donava, mamma, eri tanto snella, non hai mai superato i 50 chili e ti facevi pezzetti di sghignazzate, insieme alle tue sorelle,ai danni delle ciccione,  quando, con la scusa dei pellegrinaggi, hai cominciato a girare il mondo, portando anche me a Lourdes ed in Terrasanta, orgogliosa di me, tanto, troppo…Con i “soldi della morte” sei uscita un giorno con mia sorella e sei tornata con un girocollo d’oro e degli orecchini…in culo alla morte, chè, come dice adesso papà, “quando sarà, qualcuno mi porterà”…

 

 Due mesi prima di te, morì la zia di A. Per lei, egli realizzò un ricordino diverso da quelle brutte foto plastificate che sembrano bancomat mortaccini. Era in bianco e nero, foggiato al computer, con parole uniche. Ti sembrò un’idea spiritosa e originale…Due mesi dopo gli toccò prepararne un altro per te, uguale solo graficamente, con appropriate parole: sei riuscita a scegliere in vita il ricordino che volevi.

 

Ed eri così lontana dalle fesserie delle ricorrenze e dei “baàcio, baàcio” che mi rimproverasti quando presi un abito da sposa molto semplice e festeggiai, seppure solo con noi di casa, ed accettai qualche dono. Mi volevi in tailleur blu e camicia di seta bianca, come tu avevi fatto col tuo, in tailleur di lana grigia; perché il mio abito aveva due spacchi sulle gambe…

 

Ti sei girata tutta l’Europa, con papi. Te ne sei andata in Tunisia, in Marocco, in Turchia, in culo alla luna. La tua curiosità per l’arte era straordinaria e sapevi gioire di tutto come tutto per me è un vuoto di prospettiva, stortura esistenziale e piattume e ridimensionamento e contrizione. Umiltà o umiliazione? 

 

Il tuo medico ti ammirava e quando ti doveva auscultare il cuore, tu  gli dicevi, scherzando: “Dottore, preferisce la Marini o Alba Parietti”? Avevi gambe e piedi e fiato per girare Roma e per fare viaggi con le tue sorelle e ridevi per quella sbronza presa in una trattoria di Venezia e non concepivi l’idea di donne che prima di uscire dovevano chiedere il permesso al marito. Una vita da omaggiare, mamma, tu che mi vedrai debolissima e mai comunque emancipata dal ruolo di figlia.

 

Il nostro caffè e la tua puntigliosità: caldissimo con un cucchiaino e una nticchia di zucchero…Sei riuscita a farci smettere di fumare, a noi tutti, come desideravi. Lo scorso anno, il prete, alla tua messa di suffragio, ci lesse dal Vangelo secondo il Convertito che “la moglie deve seguire il marito”, e volevo andare a dire al prete di farsi fottere da un Vangelo che tu non avresti riconosciuto; poi ti ho vista sorridente, fare spallucce a lui, a noi e a Nostrosignore…

 

Mi manchi molto e le tue mani sono belle. Hanno macchie di età, qualche rossore da olio di frittura della tua cucina ospitale…belle come le mani materne, mani di presa e di coraggio che tentano un passaggio energetico, un appiglio che mi sfugge, un aggancio di cui avrei bisogno,  mentre mi escono pensieri che fanno vortici come certi capelli al vento, e ti vedo nella tua bara, con l’abito scelto, perfettamente pettinata, con quel sorriso che sembra dire “Mi sono data da fare, adesso, se ne siete capaci, arrangiatevi, imbranati che non siete altro”!

 

Non ce l’ho fatta, mamma, e non ce la farò mai. Ti sto ancora avvinghiata e mi colonizzi l’anima, e mi fai piangere e ridere. Tutti insieme, tutti ancora a parlare di te, a strapparti pensieri, a trovare spunti  e ricordi per escludere gli altri e tenerci ancora per  mano. Te ne sei andata al momento giusto, altrimenti non avresti salvato la tua autonomia. Ci tenevi tanto ed anche questo hai saputo organizzare…

 

 

Sei riuscita a decidere della tua fine, ma quel sorriso beffardo, quello della dipartita, ce lo siamo dovuto prendere, ce lo meritiamo, ce l’hai lasciato in eredità visiva, ce lo teniamo come una bottiglia di vitamina, come una memoserina miracolosa.  E’ uscito fuori come il vestito nudo dell’imperatore, dagli occhi di mio fratello: “Mamma rideva nella bara e ci stava prendendo per il culo”. Ha visto giusto. Ci stai prendendo per il culo, ancora…

Vorrei avere la possibilità di baciare le tue mani.

Mi manchi.

                         

                                                           Danis       

 


postato da: xdanisx alle ore 13:49 | link | commenti (62)
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mercoledì, 22 agosto 2007

Interrogativi estivi

QUIZ: di cosa trattasi???

 Girovagando, mi ha attirato l'attenzione questa nuova sagra: menzione solenne per chi svelerà la...patacca!!!

 

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postato da: xdanisx alle ore 21:20 | link | commenti (57)
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lunedì, 13 agosto 2007

ECOLOGIA INFANTILE

 

(Un gustoso aneddoto di famiglia)

 

 

******

 

 

Il fatto è accaduto ad una persona a me cara, che si è trovata a fare una pessima figura, grazie all’ educazione coscienziosa di una nipotina di appena 5 anni, già istruita dai genitori a rispettare l’ambiente evitando di gettare cartacce in terra, educata a viaggi all’estero fin dalla tenerissima età, abituata a visite nei musei, dove non disturbava, ma osservava, con la spiegazione dei genitori, tutto quello che una bambina può comprendere di arte.

 

Aveva già affrontato un viaggio in Albania, in auto, giocosa ed allegra come tutti i bimbi, non trovando mai difficoltà a fare amicizia con persone “diverse”.

Molto, ma molto carina, era comunque abituata a giocare con i suoi pupazzi di stoffa, le costruzioni, ed addirittura faceva i primi bagnetti con un libro di gommapiuma, tant’è che ora ama molto la lettura, pur non essendo affatto una secchiona…Insomma, allegra, vitale, amante della musica, una ragazza solare.

 

Quel pomeriggio, i suoi genitori l’affidarono al mio congiunto che, ogni volta, essendo poco pratico delle esigenze di una bimba, si accertava che le operazioni “pappa, cacca e igiene personale” fossero state espletate.

 

Si ritrovò, il “malcapitato”, in un cinema, dove si proiettava un cartone animato. Finì il primo tempo ed ebbe la “infelice”, seppur affettuosa idea, di chiederle se gradiva un gelato…

 

La golosa accetto di buon grado ed iniziò a sorbettare tutto, con creme e cioccolato che scendevano su mani e vestito, su una bocca infantile indescrivibilmente appiccicaticcia ed a nulla valse il miserrimo fazzoletto in dotazione…si sa che con i bambini occorre sapersi organizzare.

 

Alla fine, di quel cono gelato, rimase la carta sporca, le mani adulte ed infantili imbrattate ed una crescente disperazione. Mio Dio, niente più fazzolettini e un impiastricciamento totale. Con aria molto imbarazzata ed un rapido sguardo per non essere sorpreso dagli astanti, quella carta inzuccherata, fu gettata, per necessità, sotto il sedile…

 

Si spense la luce e, nel buio della sala, la pargola ecologica, furba ed attenta, ebbe un grido di rimprovero agghiacciante verso il povero zio, che così si sentì apostrofare: SCHIFONE ! ! !

 

Nessuna botola di salvataggio si aprì nel pavimento, e quell’epiteto, attualmente, con bambini che conoscono a memoria il numero del Telefono azzurro, avrebbe potuto causare un linciaggio.

 

Dopo molti anni, ora se la ride, la parva ecologica!

 

                                   Danis   

 

 


postato da: xdanisx alle ore 21:33 | link | commenti (61)
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venerdì, 10 agosto 2007

AUCHAN

 

OVVERO

 

QUANDO IL MARITO E’ IN RITIRO

 

*******

 

“Non ti dimenticar la luce accesa e di pagare i conti della spesa” cantava Ombretta Colli, quando Battiato scriveva queste cose molto impegnate per lei e altre per Giuni Russo, che io ricordo col nome di Giusy Romeo, cantante che con i testi di Battiato non ho più seguito, eccetto le rimembranze post-mortem quando voce e cuore erano con lei …

 

Poi sono arrivati Forza Italia  e il cantautore siculo ad umiliarle un po’…

 

Ecco un sms del prof. che, dalla lontana Calabria, mi manda un messaggino molto tenero, e non vi sto a dire che noi ad ogni suo viaggio per un posto dove io non posso stare per motivi di salute, abbiamo il rituale scambio di letterine. Le mie con tanto di francobollo dentellato disegnato a penna, il timbro finto ed il mittente, i suoi sotto una delle calamitine del frigo. E poi le mail per farlo sorridere con i  5 computer, uno più sminchiato dell’altro, ma il prof. compra i pezzi e li riassembla, come fa il saccheggiatore con le parole e gli oggetti e ne sforna alla Bill Gates, Sono pezzi comprati su aste on line , su “Portaportese”. Cose cui ridà vita, avanzi di amici che non amano il riciclo come lui…

 

“Qualcuno tende a farmi un po’ di corte” sempre il sufi impegnato con la Colli ex Gaber che starà facendo lo sketc del tic , al solo pensiero.

 

Le prime volte, da sola,  ero disperata. Ma  ora si sta come a febbraio le frappe a carnevale. E lo vedo impegnato in spese estenuanti per me, con frezeer che Capucione potrebbe ritirare subito dietro mio compenso, zeppo come un uovo fecondato da un gallo iperspermatico e gallina riproduttiva da 300 pulcini a botta. Chiudo i surgelati a calci. Tutto per la gatta di casa, farmaci e raccomandazioni. Poi quel bigliettino che dice: “Cara Danis…

 

Intanto devo comprare tutto ciò che ha dimenticato e pensare a me ed alla felina.  Oramai informatissima dal volantinaggio capillare dell’ipermercato con l’uccellino  sul logo, faccio una corsa prima che  arrivi il giorno dei prezzi stracciati con articoli da scuola ...

 

Adoro quaderni, biglietti, penne (quelle da poco con la parte in gomma) le matite, certa carta da lettera, tutto ciò che è cancelleria, ma l’invasione barbarica di bimbi ululanti e madri nervose e padri iperstressati me la voglio risparmiare, con le code di carrelli pieni  come se la scuola fosse una cosa seria risparmiata dalle lusinghe commerciali… 

 

Evitiamo il parcheggio interno a 3 piani. È claustrofobico persino per una agorafobica come me. Auto al sole, tanto il culo è partito in dono, fetta dopo fetta, alla divina provvidenza. Carrelli non ci servono però, da brava italiana, vorrei qualche bustina stile profilattico da terzo mondo, se me le danno gratis.

 

Auchan non è per il prof. Appena si entra ti fanno saldare in una busta tutto ciò che hai acquistato fosse pure un porcospino in accoppiamento con la porcaspina. Una volta entrò con il giornale, un giornale che neanche trovi in edicola e la cassiera, poiché dall’Uccellino-market,  vendono anche giornali, gli chiese di mostrare la prima pagina. Alt. Fermi, che momenti arrivava una volante ad ali spiegate e sirene con la sifilide trasmessa  da Ulisse e marinai fetenti o viceversa che è uno scambio molto solidale…

 

 “Lei sta dicendo che io potrei aver rubato un giornale”?  Arriva la Security, che poi è un giovanotto con contratto a termine, alto e fregnone che sa benissimo che non abbiamo rubato un cavolo di niente, ma, il prof. lo devono calmare scusandosi e dicendogli che trovano persone insospettabili che rubano di tutto, persino mutande da 1 euro, inguattate in recipienti coperti da stagnola, così dice il security man che è uno che sta lì sperando di staccare per sfrugugliare la fidanzata se non è troppo stanco sto ragazzo, che non è giusto mandare a Fanculonia ma il Direttore non si presenta…

 

Compro le cose per la gatta, detersivi e cerco due tramezzini che non ho voglia di cucinare e quei triangoli di maionese hanno poche e già collaudate calorie...

 

Giro con la mia amica Rita e vedo una cosa che mi fa incazzare. Stavolta l’Uccellino ha esagerato.  Una vaschetta di “antipasto di mare” che non ha mai visto il mare, forse qualche allevamento in putrefazione, con surimi che si srotolano sotto i denti e scarti di chissà quale discarica ittica in un olio chiaro preoccupante, con pezzetti mucillaginosi  colorati come caramelle Rossana. Il quantitativo? Uno sputo di bimbo con bronchitella. Ebbene,  una vaschetta  costa 6,99 euro! Andate a controllare. Come tutte le spaturniate mi dico che una donna di servizio ci deve lavorare quasi un’ora perché sono 14.000 lire ed è uno schiaffo alla miseria, porcatroia.

 

Esco con la  mia amica avendo solo poche cose. Ieri in farmacia ho lasciato 51 euro per la scorta estiva e 30 euro per 15 ml. di pomata per la ghiandola lacrimale infiammata e le pantofole che cerco non ci sono, sono tutte infradito quelle che “infregnano i diti” come dice il fratellino di Luna. Non è più ora di caffè, il sole mi scalda il culo ed io immagino il casino dei prossimi giorni con i diari di Winnie the pooh, gli zaini griffati, le cose con quello stemma della A che sembra una rappresentazione grafica di un rapporto anale. Il negozio dei fiori secchi è da mutuo. Ed allora mi preparo una insalata, e fanculo all’Uccello sospettoso, protetto come una banca, e sfornito di un paio di pantofole normali, fornito di vaschette degne del pasto di Villa Spaturnia. “Cocco fresco, cocco bello”.  Un’altra fetta di culo l’ho risparmiata!

                   

                                                                            danis

 

 

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 20:16 | link | commenti (42)
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lunedì, 06 agosto 2007

SCIOGLIAMOCI, AMOR MIO

 

ovvero

 

ARACNOLISI

 

(Villa S. Spaturnia, in derattizzazione)

 

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Ho chiamato i N.A.S. col cellulare, denunciando le pessime condizioni igieniche in cui versa la cucina della “Casa di riposo per anziani Villa Santa Spaturnia”. Da lì partono le brodaglie che sanno di amido, farina vecchia e pastina con le larve, cotta per almeno 75 minuti in autoclave…

 

Mi sono presentata come dott.ssa Danis, cognata dell’Avv.Onorato Cazzottoni, dirigente della ASL da cui Villa S.  Spaturnia dipende. Ho minacciato lo scandalo, con invio di esemplari di ratti enormi e blatte stile scarabeo, che Italo, il nostro catturascarafaggi, ci procura, da recapitare in sottovuoto spinto alla sede de “La Repubblica” o al Gabibbo, che è più autorevole ancora.

 

 Arrivano gli agenti, e trovano topi enormi e vedo Rachele la secca molto provata, che discetta sulla differenza tra il topo di città e quello di campagna, quale dottissima  esopica  di secolare competenza favolistica. Afferma che sono topetti da giardino, subito interrotta da Italo, che dice, stavolta urlando, “Caro carabiniere, qui non c’è giardino, e deve perciò trattarsi di topi, o di nutrie scappate da qualche allevamento di pellicce o di zoccole di fogna,  per la miseria!”

 

Abbiamo fatto una sorta di “drammatizzazione” durante le “visite parenti” e così abbiamo in dotazione qualche aggancio in più. Ora Caterina, che si è ritrovata con la figlia, si è fatta ridanciana e gesticola come Alberto Angela quando descrive, in televisione, le tombe delli mortacci loro, piene di maschere d’oro.

 

Stavolta mi fa pena, Rachele la secca. Le hanno addossato troppo lavoro ed è ancora più appesantita. Una delegazione rappresentata da Caterina, Erminia e la sottoscritta chiede di conferire con il direttore sanitario. Per far bella figura ed avere credito,  parlerà Edoardo, mio nipote e la figlia stronza rabbonita di Caterina.

 

“Caro Prof., visto che l’Autorità competente ha stabilito lo sgombero di Villa S. Spaturnia per derattizzazione e disinfestazione, noi ci faremo carico, in questo periodo tanto a corto di personale, dei nostri congiunti”. Stretta su quella mano paffuta e sudata, che sguscia come un’anguilla dispettosa. Andremo nella casetta fuori, e porteremo con noi le amiche e… lui.

 

Non posso che desiderare di profanare il luogo che sta segnando i miei battiti di cuore ed il tempo che mangia più dei politici della prima e  seconda repubblica messi insieme, masnada di figli di peripatetiche.

 

Ci sono novità, per me.

Intanto, un po’ in colpa, regaliamo alla secca un Kg. di caramelle Perugina ripiene di crema di whisky, e stavolta non serve fuggire, le zoccole di cucina ci stanno preparando una vacanza di metà agosto coi fiocchi, perché…..

 

Antefatto: Sono riuscita a parlare con il tipo in jeans, l’uomo che scarica i generi della dispensa. Ho solo risposto ad un sorriso, ad un occhiata più viva del normale ed ho deciso che non voglio perderlo, che non voglio sapere se è sposato, se ha figli, se ha avuto la varicella, se ha corna da distribuire o solo semolino e purea liofilizzati dove galleggeranno tozzi di pane raffermo che verranno rinominati “crostini”; in fondo, un inutile titolo nobiliare non si nega a nessuno, in regime repubblicano. Lavora di braccia, sudato e bello, sdoganando riso precotto “sparboled” che tutto pare meno che riso, zuppetta con qualche fungo che si fa reperto archeologico da spaccare la dentiera, una reliquia coltivata che diventa un fossile della foresta nera.

 

  Ci siamo avvicinati con una facilità che non prevedevo, perché non è vero che non mi guardava. Sento odore buono di uomo che lavora  e poi suda scaricando quelle scatole deformate agli angoli, strapazzate prima nel trasporto, poi in magazzino, poi in tavola e infine dallo stomaco fin giù . E’ un bell’uomo ed è di poche parole, sembra tanto rassegnato e mi coglie un suo gesto con le spalle, un piccolo movimento che vuol dire “mi dispiace, mi dispiace che stai qui, mi dispiace..mi dispiace”. Penso  alla sua maturità ed alla mia, a quella vecchiaia che arriverà e che non può farmi diventare una patetica dai capelli color “rosso menopausa”. Penso a quell’articolo di “Donne di Repubblica” che parla del turismo sessuale femminile, con troie brutte e giovani o vecchie o sole o stronze o  confuse o con le idee chiare, che dovranno pagare ed io non voglio ancora farlo, non lo farò mai, Io non pago. Lo giuro sul mio angelo custode, e stragiuro che dovesse tentarmi, mi preparerò un coktail letale con tutto quello che trovo in infermeria. Con le benzodiazepine di tutta la Bayer e il litio a dosi equine, un litro di grappa buona, chè si deve riscattare una brutta vita con un po’ di dignità. E non voglio morire di limoncello e mirto, io che amo i sapori forti ed odio le bevande “da donna” anche se sono una donna.

 

L’anestesista è in ferie fino ad ottobre, la belva che le porta su per l’elettroshock e ce le riconsegna con la testa che va all’indietro, con le afte sulla lingua, con un pezzo di cervello immolato sull’altare della scienza psichiatrica.

 

 Non c’è ed useremo il suo letto, lui ha sistemato una  rete ed ho biancheria da sposa per l’operazione, ed il frigo con sfiziosità per quella che chiamo l’ “Aracnolisi”. “ E che dè?” mi fa Erminia”, è un termine che significa…che scuola hai fatto? "l’avviamento al lavoro e poi a battere a macchina"…e la prendo in giro per quel battere e lei per quello scioglimento di ragnatela , che non ha solo il senso meccanico, deve essere un grazie di esistere come dice Renato Zero dopo i concerti ai sorcini, che qui sò sorci de fogna grossi come topi d’appartamento!

 

Caterina ed Erminia comprendono e se la piantano di sbeffeggiare.

 

Ci lasciano in pace e ci chiudiamo a chiave ed apro l’aria condizionata. Sono imbarazzata ma dura un istante, chè tutto si scioglie come da che mondo è mondo, con intuito e la dolcezza che mi prende e due lacrime salate di Mar Morto. Mi porta il Vermentino ghiacciato nella flute,  brindiamo e non ho fame, gli stuzzichini mi servono per togliergli le briciole e mi sento un po’ leggera col Ladas che ha un nuovo sapore, mentre penso al pranzo che Edo ci farà trovare, con i vini consigliati da papà, e qualcosa che tolga la miseria di dosso…

“Non asciugarti troppo”, lo tampono come un bambino e si lascia andare e non immaginavo, e se mi innamoro non ci penso e sono tranquilla e fortunatamente baciata da questo uomo che non risparmia qualche tenerezza ed una notte che si presenta nobilitata da una Madama Insonnia, ora  Fata Magica, a cullare i nostri cullamenti e le  parole e gesti ed occhi e vita e senso della  vita. Con gli amaretti un “Anghelu ruiu”, ed il dolore strapazza e la gioia diventa viva, come una ferita trattata da un guaritore di inspiegabile sapienza. E non si dorme e non rompeteci che ci dobbiamo risvegliare e staccare pezzi di carne ammuffita e lasciateci lucidi e unti come Ulisse e la sua sposa….

 

Andremo fuori, e lo vedrò ai fornelli, insieme a mio nipote che prepara il cacio e pepe con un formaggio fantastico e l’acqua di cottura. Non si preoccuperà ed avrò baci e lardo di Colonnata ed un pasto ben fatto, ed un prosecco per l’Assunta in cielo, che sarò io. Racconterò ad Edo di quando, piccolissimo, alle Maldive, si era innamorato di una ragazzina di colore, e di come avesse imparato a conoscere prima dei cani  gli animali della riserva e come odorasse i fiori, anche quelli di carta, da appena caldo dell’utero di mammà.

 

 Oggi ho il mio uomo da coltivare, da assaporare, da tenere a mente, ovunque, ovunque... Erminia si dà da fare per la copertina fatta all’uncinetto, una nuvola di lana celeste, perché sarà un maschietto. Caterina comincia a recitare il rosario e mi fa cenno. Le dico, “non posso Caterì, ho molto peccato” e gioisco di ricchezza. Ho peccato veniale di coscienza, ma preferisco di gran lunga questo peccato a quel peccato mortale di rinuncia, che nessun Dio, neppure il più severo Giudicante, qualora esistesse, potrebbe perdonarmi.

                                                                             

                                                                     

                                                                      Danis   

 

 

 

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 13:25 | link | commenti (59)
categorie: villa spaturnia
venerdì, 03 agosto 2007

SEVEN

 

 

Sono stata “invitata” dall’amica ARTEMISIA a partecipare ad un gioco a catena, assolutamente innocuo e divertente. Devo enumerare quelle, che a mio parere, meritano il titolo di SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO.

 

Nello scusarmi per l’incompetenza, che non so se mi consentirà di elencare con ordine, vado a riportarvi i miei CAPOLAVORI:

 

7) UN SORSO DI VINO ROSSO: Quello che ho bevuto, con mia cognata, al rientro da Bologna, dopo essermi fatta slacciare il corsetto, distesa, finalmente sul letto di casa.

 

6) LE TAZZINE DELLA ILLY CAFFE’: sono tutte belle, meglio se completate dagli oramai introvabili cucchiaini con parte arrotondata asimmetrica.

 

5) UNA GIORNATA PARTICOLARE: fantastico film di Ettore Scola, uno dei miei registi preferiti in una delle sue migliori opere. Con la più toccante Loren, ed un Mastroianni di straordinaria bravura.

 

4) BIN LADEN E PADRE BENJAMIN: Due artefici fantastici della disfatta  morale di un criminale: un “terrorista” su cui si favoleggia, ed un prete che l’ha cantata chiara, non la messa, ma le effettive responsabilità delle interminabili sanguinose vicende mediorientali, ovviamente mai più invitato in nessun salotto televisivo!

 

3) IL TAJ MAHAL: un bellissimo monumento,  visitato ad AGRA verso le ore 13 locali. Un capolavoro che è ben valso il mio semi collasso da caldo di agosto. Non essendo stata originale, ci aggiungo i visi dignitosi dei bambini e gli occhi straordinarie delle donne indiane.  

 

2) L’ULTIMA SIGARETTA CHE HO FUMATO: perché dopo non c’è stata nessuna esecuzione capitale…!

 

1) QUESTA FOTO: un omaggio a quel giorno bellissimo ed all’uomo straordinario che l’ha scattata. Grazie, amore mio !

 

 

  sab old

Vorrei invitare TULLIA, ELENA, LUCE e le altre amiche che vorranno aggiungersi, a cimentarsi.

                                                                          

                                                                       Danis


postato da: xdanisx alle ore 14:42 | link | commenti (56)
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