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giovedì, 19 novembre 2009

CONDOMINIO

(casseggio)

 

casetta

  

UN TEMPO

Nello stabile dove sono nata eravamo in dodici famiglie, allora non c’erano i single e le coppie senza figliolanza, mentre il carico di genitori e suoceri creava un rassicurante assemblamento umano. I festival di San Remo erano ogni anno simpaticamente commentati dal Sig. Franco, che era impietoso con  Timi Yuro e “Le  mele sul pero” di Claudio Villa.

Il palazzo, che aveva 94 gradini e niente ascensore, viveva di comunanza e di reciproci favori. Non serviva la baby sitter o chi sapeva riempire un modulo. Ci si veniva incontro e ogni uscio aveva il suo odore, di cibo, di bambini, di sapone…La signora del piano di sotto era ospite fissa e lo scambio di specialità culinarie è durato fino a una decina di anni fa. Incessanti le richieste di rosmarino, erbetta, basilico, limoni, e persino il prestito di cose che non conveniva comprare, borsette da sera, abbigliamento da neve,  riviste da ricamo…

Mia madre cucinava specialità sarde da far assaggiare all’amica del quarto piano,  che, da brava  veneta, ci omaggiava con polenta. La sua vicina, una specie di Rea Silvia, era bravissima con i piatti romani. Si usavano i rinfreschi per matrimoni, lo scambio di piccoli doni, souvenir dopo i viaggi, pensieri per le feste. Noi ragazzine ci passavamo i libri ed i segreti. Le chiavi di casa venivano tranquillamente affidate alle famiglie amiche  per eventuali emergenze, o solo per prendere una sedia la notte di Natale, per dare acqua alle piante, per chiudere le finestre, per stendere i panni se il bucato era in quantità industriale.

Il bambino del terzo piano mangiava nel pianerottolo, le porte erano aperte per fare asciugare i pavimenti, incontrarsi in vestaglia era normale, come, il 7 gennaio, il cortile pieno di biciclette per i maschietti e di carrozzine e bambole per le femminucce. Dalla finestra le mamme calavano il cestino con la merenda nel cortile dove si giocava. Non c’era problema, grande o piccolo, che non vedesse l’affettuosa partecipazione di tutti.

ADESSO

Vivo in un posto più centrale e conosco pochi condòmini. La signora di sopra sfugge veloce ed ha un ragazzo malconcio, povera stella, detto l’handicapace, ma capacissimo di distrugge i nostri timpani con musica ad alto volume.

La mia dirimpettaia, Giulia, è simpatica, gira con borse rattoppate e si occupa dei gatti del cortile. Si tinge i capelli di rosso e non ha voglia di sistemarsi i denti. Per farci aprire la porta bisogna presentare domanda in carta bollata. Le lasciamo le chiavi della posta quando siamo fuori, ma non vuole quelle di casa.

Al quarto piano c’è attualmente una pensione cinese responsabile di un via vai di trolley e di occhi mandorlati che, in continuazione, si trovano a partire o entrare. Frequente lo scarico di sacchi di riso. Per qualche tempo ha visto pure un sospetto andirivieni di belle ragazze bionde, con a disposizione un taxi sempre pronto. Insomma, un traffico umano che spesso manda in crisi la serratura del portone che rimane alla mercè di un fabbro-arrotino liquido di testa che bussa alle porte con i pugni ignorando i campanelli.

Nel  seminterrato vive una numerosa famiglia del Bangladesh, con le donne in punjabi, sorridenti e giovani, e tanti bambini in carrozzina. L’odore di aglio e spezie esotiche ci investe ad ora di colazione.

La famiglia del medico è la più disinta e cordiale, la più scostante quella di un rozzo e strano individuo responsabile di aver investito ed ammazzato nel giardino, tempo fa, con una moto stile “Famolo strano”, il bellissimo gatto Orsetto. A lui che non saluta, si nega il saluto.

Altra misteriosa famiglia è quella di un giovanile e azzimato nonno la cui signora (fintabionda e fintoshick per il suo vestire esageratamente classico, sempre con l’assetto supponente di chi vorrebbe ostentare quarti di nobiltà) deve avere pure qualche acciacco perché la trovo in farmacia mentre finge di comprare Chanel N° 5 o le pantofoline del Dr. Scholl. Non so come si chiami, ma un nome però le è stato affibbiato da me e dalla dirimpettaia Giulia. Quando dobbiamo parlare di lei, il discorso infatti diventa criptico: “Eccola…chi?...Ah, quella che ce l’ha solo lei”…

Un “privilegio raro”…

 

 

 


postato da: xdanisx alle ore 19:34 | link | commenti (18)
categorie: cazzeggio, ricordi di mammĂ 
domenica, 15 novembre 2009

Questo post nasce dalla mente e dal cuore di ANNARITA  (http://websomethingelse.blogspot.com/2009/11/occhi.html), insegnante appassionata ed amica sincera. Ho ricevuto, recentemente, una sua mail: ”Ecco, ho postato OCCHI…” ma non immaginavo di trovare anche il mio scritto su un tema da lei proposto e già sistemato in versi. Per me che amo la poesia ma non so scriverla, questa attenzione è sembrata un omaggio alla nostra amicizia ed alla possibilità di elaborare le cose insieme, senza alcuna competitività.

Annarita ha cultura scientifica e matematica, oltre che letteraria. E’ una donna di grandi risorse umane e mi fa piacere raccontare come, da una serie di messaggi, si sia arrivate ad interessare i suoi ed anche i miei lettori. Vi prego di non considerare le due versioni di questa poesia come un confronto o una gara. Ricevere un parere per un’incertezza è già una grande cosa che porta ad un impegno che non avrei spontaneamente affrontato. Leggete qui di seguito come sono andate le cose. Ho copiato anche i commenti perché ve ne sono di straordinari. Si può collaborare in modo fruttuoso, questo il senso che mi piace sottolineare.

Grazie ancora Annarita!  

 

 

14/11/09

occhi_3

Immagine reperita in rete


Cari lettori, pubblico dopo tanto tempo una mia poesia che risale a giugno scorso. Vi racconto la sua storia un po' singolare. Appena composta, la poesia non mi soddisfaceva. Mi sembrava elementare, così scrivo alla mia carissima amica Sabina, che di poesia se ne intende, per richiedere un suo sincero parere. Prima di continuare, ve la faccio leggere.

OCCHI...

Occhi ho incontrato
che donano gioia


Occhi rassegnati
di chi non crede
più a nulla.

Occhi ingenui
di chi nutre
speranza.

Occhi di madre
che culla
il suo bimbo.

Occhi sofferenti
incattiviti
e ribelli.


Occhi innocenti
e incontaminati.

Occhi perdenti
...silenti.
...vincenti.

Occhi emozionanti.
Occhi ho incontrato.


Sabina mi risponde così: "E' molto carina e la chiusa regala speranza. Lo sai che non scrivo poesie ma le amo. Faccio un copia-incolla e me la studio. Se il tuo pensiero è nei vocaboli elementari, si cercano sinonimi che non stravolgano il senso...Proviamo?

Detto, fatto! Sabina ci lavora su e mi invia il frutto della sua elaborazione, che pubblico di seguito.

L'invio è accompagnato da queste sue riflessioni:"Ciao, Annarita!
Ho provato a cambiare qualcosa nella tua poesia, ma credo che sia bella così. L'ho letta con il gusto di musicalità che varia da individuo ad individuo. Il testo è una raccolta di sensazioni universali, di saggezza collettiva che è bello riproporre...(e basta poesia maledetta!!) e non è elementare.
Vedo che hai studiato versi brevissimi in terzine, cosa non facile, perchè il testo richiede asciuttezza.
Ti invio, però, la versione che prevede pochissime mie variazioni...ma ti consiglio di postare la tua. Forse è più fresca. In ogni caso, sai bene che tutto ciò che si scrive va limato. Tu lo hai fatto, io no, ed anche una virgola o una maiuscola possono cambiare il senso.
Ora povo ad inviartela. Una cosa so. A furia di scrivere e rileggere ci si perde e non si capisce se tutto è bello o no. Dammi retta, posta la tua. Il mio è un tentativo e ne sei responsabile;o))))
Grazie, se non è un puzzle questo!

Rielaborazione di Sabina

OCCHI
(sguardi disvelati)

Ho incontrato
occhi ridenti

intrisi di gioia

Occhi di chi

più non crede
e cedono al nulla.

Occhi che si
aprono al volo

d'ingenua speranza.

Occhi di madre
allacciati

al piccino che culla.

Occhi sofferti di vita
impudenti
e ribelli.


Occhi di rara
innocenza
incontaminati.

Occhi sconfitti
...silenti
...vincenti.
ho intrecciato


Occhi che scavano a fondo...
Occhi ho incontrato.


Grazie per la fiducia (che avrai perso...)
sabina

No, mia cara Sabi, non ho perso la fiducia che, se possibile, è aumentata!

Leggi le altre mie poesie

Pubblicato da Annarita a 0.26

Etichette: poesie

35 commenti:

Rosalba ha detto...

Bellissime entrambe: la prima perchè racchiude un pensiero, la seconda perchè lo rende esplicito.

Un caro saluto

14 novembre 2009 7.02

annamaria ha detto...

Entrambe le versioni sono belle, profonde e sensibili. La tua, cara Annarita, ha un ritmo dolce che accarezza delicatamente per la spontaneità; nella seconda lo spostamento di alcuni verbi e l'aggiunta di aggettivi non toglie smalto alla poesia, anzi... però si avverte la mancanza di naturalezza.
Complimenti ad entrambe!

Auguro un felice weekend.
annamaria

14 novembre 2009 8.41

Angelo azzurro ha detto...

Si parla di occhi, lo specchio dell'anima. Argomento a me caro, una volta ho postato su di essi. Gli occhi rivelano tanto, come tu hai saputo ben descrivere nella tua poesia. Anche nelle sua forma più semplice era godibile, ma con quei piccoli ritocchi è diventata una bellissima poesia. Mi piacerebbe copiarla sul mio blog, se mi dai il permesso.
Ciao Annarita, passa un buon fine settimana.

14 novembre 2009 9.04

Gaetano ha detto...

Cara Annarita e anche Sabina vi meraviglierà ma ho fatto ancora di più. Ho "intrecciato" le vostre poesie (che sono una) con un "metalogo" (il mio) pubblicato su Scientificando. Si tratta di un mio commento, che è questo:

@ Annamaria
@ Michela 2b
@ Rosy
@ Artemisia

Non credete al miracolo dell'ecologia della mente? Ma se lo ha sempre fatto la natura, come dice Bateson quando parla dei « boschi di montagna, composto dagli alberi, dalle varie piante e dagli animali che vivono lì - un'ecologia, appunto »? La natura è come una madre e l'umanità i neonati che da essa nascono. I suoi occhi "ecologici", che guardano con amore ma anche con severità, quando occorre, compiranno appunto il miracolo tanto atteso. I "bambini", che sono da considerare gli uomini, diventeranno un giorno "adulti", cioè "ecologici". Questo doveva informare la mente di Bateson. Il metalogo "Quante cose sai?" fa intravedere questo grande ideale riposto in lui...
C'è un'aria intorno a noi - sarà quella delle aule scolastiche che spira in questo blog - che suggerisce queste meravigliose riflessioni simili a note musicali. Simili ai versi della poesia che Annarita ha presentato sull'altro suo blog, Web 2.0 and Something Else, "OCCHI...". Una coincidenza che fa pensare, che fa preludere, non credete?
Ma non sono solo gli occhi di una madre, fra i diversi che qui si avvicendano, perché concorrono anche quelli di un'altra madre, l'amica sua Sabina.
Vi prego, andate a leggere il meraviglioso duo di Annarita e Sabina!
Notate i loro due occhi all'opera. Quelli di Annarita: « Occhi di madre / che culla / il suo bimbo ».
E quelli di Sabina: « Occhi di madre / allacciati / al piccino che culla. ».
Non vi accorgete cosa c'è stato? Io dico un processo ecologico riferendoci alla "rete" necessaria per avvolgere le idee che nascono nella mente e che per vivere devono armonizzarsi con le altre nascenti. Gli occhi della prima madre "cullano", e quelli della seconda provvedono ad "allacciare" gli occhi della prima madre al piccino.
Grandiosa metafora di vita in embrione! Ci sarebbe da esclamare, lode a Bateson!
E la conclusione delle due poesie – ma la prima genera la successiva integrandola "ecologiocamente" - vede l'amore e il sacrificio materno nella diade della natura: « Occhi emozionanti. / Occhi ho incontrato. » e poi l’altra sua funzione, della severità: « Occhi che scavano a fondo... / Occhi ho incontrato.».

Gaetano che ringrazia di cuore

14 novembre 2009 9.10

paopasc ha detto...

Ma allora la dolce Annarita è pure poetessa, non s'avvinghia solo allo scientifico pensare ma anche al poetico. Il tuo originale è fresco e immediato, è permeato di una ingenua possanza, dell'immediatezza della carezza o del sorriso, quello di Sabina è più letterario e pensoso,mentre il tuo è per immagini che irrompono il suo è più fluente, è più riflessivo, dove il tuo è spontaneo come un morso a una mela il suo è centellinato come chicchi d'uva. Ammazzete che duo! Due poete al prezzo di una! Ma tu tu tu (non trovavo il termine giusto così m'ero quasi... incantato) sei poliedrica!
ciao bela gioia!

14 novembre 2009 9.14

enrico ha detto...

Anche a me sembra più spontanea la tua. E quoto Paopasc, evviva la poliedricità! Anche il web è poesia.

14 novembre 2009 10.51

Annarita ha detto...

Questo post è stato eliminato dall'autore.

14 novembre 2009 10.52

Annarita ha detto...

Rispondo ad Angelo che mi ha chiesto di postare la poesia. Sì, Angelita, a patto che trascrivi il post per intero perché le due poesie sono inscindibili l'una dall'altra e perché deve essere compresa la loro storia.

Agli altri amici rispondo dopo:)

Baci a tutti
annarita

14 novembre 2009 10.53

Poeslandia ha detto...

Carissima Annarita, che piacere entrare nel tuo blog, letto con piacere anche le due poesie... diversi e simili... ma belli.
serena finesettimana a te, Lisa

14 novembre 2009 11.12

Paolo ha detto...

Quante cose ci sono dentro di te, Annarita?? Fantastico, le poesie sono bellissime, non saprei scegliere.. :)

A presto, un abbraccio.

Paolo

14 novembre 2009 11.44

Gaspare Armato ha detto...

Che meraviglia!
Come, due persone differenti, con due personalità (immagino) diverse, riescano a poetare:
- Annarita, che d'ispirazione getta lì i suoi versi,
- Sabina, che gioca con l'ispirazione di Annarita e ne dà un diverso movimento poetico.
Brave ambedue, uniche!

Rino, ammaliato dalla dolcezza dei versi.

14 novembre 2009 11.48

marco ha detto...

nel mio cuore riposa un antico amore con occhi ancora bambini ed un fiore ancora non colto..del tempo trascorso conserva le crepe sui muri e pezzi di cielo rimasti a dormire negli occhi
ammazza come so romantico

14 novembre 2009 12.18

teoderica ha detto...

Belle entrambe le poesie......specialmente per me che sono attratta dagli occhi, gli occhi così sferici,così concentrici, gli occhi per me sono la "cosa" più simile all' infinito.
E benchè la poesia di Sabina sia ispirata dalla tua..... risulta diversa perchè ognuna di voi due vi ha immesso il proprio sentire.
Bacioli.

14 novembre 2009 12.18

Mauro ha detto...

Urca! Annarita la conoscevo come poetessa, Sabina pure (anche se lei si schernisce...). Ora ci regalano queste "poesie a tema", davvero godibili entrambe!
Non sto qui a fare l'esegesi dei testi, ché a parer mio sarebbe una scempiaggine. Non sono un critico e perciò dico soltanto che mi piacciono ambedue, quale per un motivo (l'asciuttezza del verso), quale per l'altro (una maggiore liricità, forse?).
Ad ambedue il mio plauso, e chissà che non ci faccia pure io un pensierino... magari con un sonetto? ;-)

Baci a entrambe!

14 novembre 2009 12.32

Bruno ha detto...

mi sa che i testi nuovi delle nostre canzoni le pubblico qui.... me li correggete me li rendete piu' poetici e poi li musichiamo
:-)

14 novembre 2009 12.42

tamango ha detto...

La tua poesia è bellissima, questo è un fatto, Sabina(ma in questo spero di esser imparziale), invece, ha il pregio di vedere sempre oltre quello che l'autore scrive; a volte , i suoi commenti mi mettono a nudo, mi scavano dentro e...non posso far altro che chiedermi come fa, poi come direi a lei,aggiungerei "...poi mi son lasciata andare nell'amore!"( parafrasando Tenco in Mi sono innamorato di te).

Hai fatto bene a postare le due versioni e a mantenerle così, sono due respiri, l'uno dipende dall'altro, e che respiri!
Braverrime, a mò di Sabina.
Bacioni

14 novembre 2009 13.40

skip ha detto...

Come si suol dire gli occhi sono lo specchio dell'anima ed entrambe vi curvate affettivamente per cogliere e scoprire quelle parole non dette che a volte solo gli occhi riescono ad esprimere .Ci sono sguardi di una densità emotiva che comunicano e stabiliscono legami più di mille parole con chi ha uno sguardo attento, sensibile e incline a recepirla.

Bella l’ elaborazione a due della poesia , complimenti ad entrambe e grazie.

14 novembre 2009 20.34

il monticiano ha detto...

Dovrei scrivere un commento che si avvicini almeno un poco a quelli che mi precedono per rendere più efficace l'elogio dovuto a te Annarita ed alla tua amica Sabina e
quindi evito di fare una sorta di gara fra le due versioni.
A me piacciono entrambe.

14 novembre 2009 20.46

stella ha detto...

Due poesie diverse, belle entrambe!

14 novembre 2009 21.13

Filo ha detto...

Ciao Annarita, come dice la tua amica Sabrina, la tua poesia propone un contenuto di saggezza che appartiene a tutti, proprio per questo tu devi trovare il tuo personale sguardo sulle cose, gli accostamenti di immagini,le metafore, le parole che trasmettano le tue emozioni, il tuo modo originale di guardare.
Ciao, a presto.

14 novembre 2009 21.37

Angelo azzurro ha detto...

Grazie Annarita! farò senz'altro come mi hai suggerito. Ciao

14 novembre 2009 21.46

gturs ha detto...

Belle entrambi, quante parole meravigliose possono ispirare gli occhi...bravissime.
roberta.

14 novembre 2009 22.13

Sabina ha detto...

Annarita, che mi combini!
Sono davvero meravigliata e non so se devo nascondermi per la vergogna o stare al gioco di una amica geniale che
mi regala questa "CARRAMBATA". La tua versione è più dolce, forse. Io non sono madre e quel tuo verso mi sembrava nudo, asciutto, quasi sacrificato per un'azione che è preziosa oltre ogni dire.Ti ringrazio tanto e ringrazio i numerosi commentatori...Gaetano è stato straordinario, Tamango, poetessa braverrima, Mauro e tutti voi che avete detto la vostra, idem. Sono davvero senza parole. Il nostro dialogo privato mi sembra uno scambio fruttuoso e la poesia può nascere anche così, con apporto collettivo. Facciamo come i fustini della pubblicità...Sei fantastica!
Ringrazio tutti.
Sabina

14 novembre 2009 22.19

Annarita ha detto...

@Rosalba: grazie!

@Annamaria: non saprei dire. Sono due modi diversi di trasmettere il sentire.

@Angelo Azzurro: è proprio così. Gli occhi rivelano un mondo interiore, ciascuni diverso dall'altro e per questo affascinante.

15 novembre 2009 0.53

Annarita ha detto...

@Gaetano: sei stato straordinario con il tuo commento che scava per giungere all'essenz adele cose. Grazie infinite.

@paopasc: mi fa piacere sapere che ti sei incantato, Pa!;)
Se sono poliedrica? Beh, sei tu l'esperto di cervelli;)

@Enrico: sei il primo a cui sento affermare che il web è poesia!

15 novembre 2009 0.58

Annarita ha detto...

@poeslandia: Ciao! S^ diverse e simili perché sono due facce della stessa poesia.

15 novembre 2009 1.00

Annarita ha detto...

@Paolo: che piacere leggerti! Quante cose ho dentro? Non saprei...

15 novembre 2009 1.01

Annarita ha detto...

@ Rino, sai trovare sempre parole lievi e che esprimono sensibilità.

@Marco: in effetti sei molto romantico Marco;)

15 novembre 2009 1.03

Annarita ha detto...

@Teoderica: hai ragione Teo, le poesie esprimono due mondi interiori diversi. Non potrebbe essere diversamente!

15 novembre 2009 1.07

Annarita ha detto...

@Mauro Piadi: tu mio caro sei maestro nel comporre sonetti. Ti aspetto, allora...

@Bruno: cosa vuoi che ti dica? Prova a inviare i testi. Vediamo cosa se po fa!

15 novembre 2009 14.15

Annarita ha detto...

@tamango: benvenuta!:) Ti ringrazio dell'apprezzamento, che espresso da una poetessa "braverrima"(a mo' di Sabina)come te è particolarmente gradito:)

Condivido in toto ciò che hai scritto di Sabina.

@skip: grazie a te, Maria, che come al solito sai cogliere elementi profondi...

15 novembre 2009 14.29

Annarita ha detto...

@il Monticiano: bravo Aldo! Le due poesie non sono in gara. Esse rappresentano due modi diversi di sentire e di esprimere i sentimenti.

@stella: grazie, Stellì:)

15 novembre 2009 14.32

Annarita ha detto...

@filo: ripropongo per intero il tuo commento perché mi offre l'occasione per chiarire un aspetto.
Ciao Annarita, come dice la tua amica Sabrina, la tua poesia propone un contenuto di saggezza che appartiene a tutti, proprio per questo tu devi trovare il tuo personale sguardo sulle cose, gli accostamenti di immagini,le metafore, le parole che trasmettano le tue emozioni, il tuo modo originale di guardare.

Filo, penso di seguire già quel personale sguardo sulle cose ecc. cui ti riferisci. E questo lo dico senza presunzione alcuna. Scrivo praticamente da quando ho preso in mano la prima penna...

La storia di questa poesia è singolare. Non ho chiesto a Sabina di "metterci le mani". All'epoca, semplicemente la sottoposi al suo parere prima di pubblicarla perché non ne ero soddisfatta. Sabina spontaneamente volle "provarci" penso perché attratta dal tema...e così è venuta fuori una sua rielaborazione personale.

Sabina è stata bravissima perché entrare in un componimento altrui non è facile. In effetti "mettendoci le mani" l'ha resa propria.

Adesso, a distanza di alcuni mesi, rileggendo il mio componimento originale, non avverto più quel senso di insoddisfazione di allora perché penso che quando si compone qualcosa si è sempre se stessi anche quando quel qualcosa non ci soddisfa in pieno.

15 novembre 2009 14.44

Annarita ha detto...

@gturs: già Rob! Sarà per questo che gli occhi hanno ispirato e continueranno ad ispirare...

15 novembre 2009 14.46

Annarita ha detto...

@Sabina: mia cara, non ho combinato nientediche e non sono geniale. Ho solo riportato la storia di "OCCHI..." così per come si è svolta.

Il mio verso, cui ti riferisci nel tuo commento Io non sono madre e quel tuo verso mi sembrava nudo, asciutto, quasi sacrificato per un'azione che è preziosa oltre ogni dire.:

Occhi di madre
che culla
il suo bimbo


vuole esprimere il sentimento universale del rapporto di una madre con il proprio bimbo, vissuto con serenità, equilibrio, e gioia. Una madre che culla così con semplicita il suo bimbo non ha bisogno di "allacciare i suoi occhi al piccino che culla" perché è già un tutt'uno con lui, semplicemente.
Io sono madre di due bimbi e non potrei intenzionalmente e sentimentalmente togliere nulla alla preziosità del rito antico che è racchiuso nel gesto di una madre nel cullare la propria creatura.

La terzina asciutta voleva cogliere ed esprimere questa essenzialità.

Scusate la lungaggine, ma quel verso è troppo importante.

Carissima Sabina, ti ringrazio di avermi dato l'opportunità di questo scambio fra menti e cuori.

Con affetto
annarita

15 novembre 2009 15.09

 


postato da: xdanisx alle ore 17:01 | link | commenti (30)
categorie:
martedì, 10 novembre 2009

                             

Desidero dedicare questo video a mio marito. E' una delle sue canzoni preferite. 

Ringrazio tutte le amiche e gli amici che hanno avuto parole di conforto per noi. Il senso di ineluttabilità degli accadimenti dolorosi può essere addolcito con un uso migliore del tempo che abbiamo da giostrare, in questo miracolo di rara complessità che è la vita. 

Non ho risposte preconfezionate per certi nodi esistenziali che da sempre impegnano i pensatori,  ma porgo un invito ad abbandonare le posizioni intransigenti, le inimicizie, le cattiverie. Certi attaccamenti puntigliosi sono ciò che di meno buono abbiamo da offrire a chi ci sta accanto e a noi stessi. Vi abbraccio tutti.

Grazie, amore mio.


postato da: xdanisx alle ore 17:23 | link | commenti (39)
categorie: amore, alberto, conforto, amicizia con o senza polpette
venerdì, 06 novembre 2009

DUE AMICI

 

Sto vivendo il dolore per la perdita di due persone carissime, scomparse a breve distanza l’uno dall’altro, per la stessa patologia. Francesco viveva tra i libri col suo gatto Bonì, un affettuoso randagio di San Giovanni.

Ieri ci ha lasciati il fraterno amico Silvano, spirito pagano e cultore della romanità, che viveva anche lui solo con la cagnetta Lilla.

Entrambi privi di saldi riferimenti familiari, ci avevano abituato alle telefonate quotidiane, alle visite, alle confidenze, all’apprezzamento dei pranzetti alla buona che loro, negati per la cucina, seppur buone forchette, gradivano moltissimo...

Pur diversissimi per carattere ed esperienza, nonché per aspetto fisico, li accomunava la vivacità di spirito, la sottile ironia, l’intelligenza e l’amore per i libri.

Silvano, non ateo, si sentiva “pagano” ed aveva grande forza d’animo, tanto che sapeva del male che lo aveva preso e ne parlava con disinvoltura, mentre Francesco, filosofo agnostico, era tutt’altro che coraggioso, per cui i medici gli nascondevano tutto.

Erano entrambi dei sottili provocatori. Quando, ad esempio, tanti anni fa, un Papa visitò una periferia romana, Silvano si intrufolò tra la folla esultante per fargli il gesto dell’ombrellino e proponeva che si stampassero calendari nei quali si sostituissero, ai nomi dei Santi, quelli dei tanti bruciati vivi nel periodo della Inquisizione. Francesco, molto sedentario, la sua irriverenza la praticava in termini meno chiassosi, ma non per questo meno graffianti, all’indirizzo di chi dava mostra di sentirsi importante e potente.

Molto ferrati in materia di storia, anche politicamente erano entrambi molto trasgressivi rispetto a quanto oggi viene ritenuto, da destra a sinistra, corretto e democratico, e sostenevano che non c’è in effetti né vera libertà di pensiero né vero pluralismo politico. Insomma, erano degli anti-sistema e sicuramente, in una ipotetica trasmissione televisiva, avrebbero creato più casino, gratis, di certi remuneratissimi conduttori…

Ciao, Francesco! Ciao, Silvano!


postato da: xdanisx alle ore 18:19 | link | commenti (38)
categorie:
sabato, 31 ottobre 2009

Lo scialle rosa

 Scialle_ricamato

Ho amato sempre sciarpe e scialli, specie se di materiale leggero e fiorato, come quelli che confezionavo con stoffe in maglina e che rifinivo con fantasia. Ne costruivo annodando foulards di seta indiana, di diversi colori, da girare più volte attorno al collo. Di lana morbida, per l’inverno, li lavoravo all’uncinetto, e mi piaceva intonarli alle gonne nelle primavere dolci per il clima e per l’età, in colore con nastri legati sui capelli lunghissimi in treccioline sottili. Erano ornamento e non costrizione.

Ancora mi piacciono questi ammennicoli femminili, segni di un tempo perso in dolcezze di cui aver pudore, sebbene più sobri, da poggiare su spalle piccole, che non hanno  forza per sostenere le malinconie che durano e scapricciano a cambio stagione.

Lo scialle più pregiato che ricordo era in seta sottilissima, dono che mia zia mi aveva  promesso da tempo. Ricamato a mano con motivo di fiori, color rosa antico, faceva immaginare un mondo fiabesco, era portafortuna per una vita intera, quando ancora tutto sembra possibile, era sogno di chi non conosce l’amore e lo aspetta. Sembrava uno svolazzo di soffitta colma di cappellini e velette, di merletti costruiti con occhi di fanciulla, di bauli ricolmi di perline in cui tuffare le mani.

Era in una busta di nylon, piegato con cura. Lo aprii appena, vidi le frange lucenti, oltre la carta velina, mi sembrò troppo pregiato per me e, appena aperto, si stracciò, per consunzione del tempo, all’istante.

“Come la mela che rosseggia sul ramo più alto…”, dice Saffo, con un’immagine lirica struggente. Le cose belle non si fanno prendere…  

 

 


postato da: xdanisx alle ore 15:03 | link | commenti (61)
categorie: pensieri di notte al computer
martedì, 13 ottobre 2009

RICORDI

(affacciata ad una finestra)

Cartolina_Banda

Sembra impensabile che una ragazzina in buona salute e senza sbalestramenti famigliari possa trascorrere ore ed ore in finestra, la domenica, con una solitudine che si avvinghia al pensiero del lunedì di scuola che l’attende.

Le coetanee si fanno belle e si impadroniscono delle strade, nei cortili il poco chiasso rende più evidente lo sciamare verso il centro, nel giorno da non sciupare. Con un lavoro da poco, anziché i vocabolari sul tavolo, porterei  pazienza per dover piegare golf o far misurare scarpe, lavare pavimenti e avere le mani eternamente nere di chi passa tinture per capelli. Hanno ragazzi concreti e un futuro che a me sembra non arrivare mai. Unghie laccate e aspettative di un marito,  una casa e figli. Povere ragazze che saranno comunque felici, seppur sgrammaticate, e riceveranno fiori e bomboniere, forse leggeranno i fotoromanzi della “Lancio” e andranno ad Ostia con la metropolitana. Faranno l’amore in auto e si ritroveranno madri e donne compiute con anni di vantaggio su di me. I mariti, i pranzi di famiglia e le suocere riempiranno le domeniche. Le incontrerò da qualche parte, sempre con quel divario di esperienza e fatica.

Per i primi di ottobre la festa parrocchiale diventa un inferno di rumori e le bancarelle di zucchero filato e l’odore forte delle noccioline tostate mi vedranno sempre troppo abbacchiata e distante. Qualcuno preleverà la Madonna di gesso dalla parrocchia per portarla in processione. Le donne andranno al seguito con un giacchino di lana sulle spalle e borse  fuori moda. Un canto lento, rosari e vicoli da attraversare. Ci sarà la festa finale con la messa solenne e la banda che fa accorrere i più piccoli. Dalla giostra canzoni brutte ed a volume alto. Ci si deve divertire, si deve stare al gioco di chi ha messo luci ed organizzato questa manifestazione di quartiere. Il chiosco di bibite e liquirizie farà affari, forse la gara della pastasciutta mi darà la pena della povertà robusta di chi vende varechina e sgombra cantine, di ragazzine rasate per i pidocchi e non capirò il perché dei secchi d’acqua usati per i lavori domestici, gettati dalla finestra, e non in casa, il ghiaccio venduto a blocchi enormi per chi non ha il frigorifero, gli scantinati con i lavatoi che sanno di fatica e leggende di fantasmi di soldati tedeschi raccontati dalla signora Maria. Volerò via di corsa, quasi con paura ed i fuochi d’artificio mi sembreranno offesa all’udito ed al cielo.

Ancora dalla finestra, dopo anni di assenza, mi affaccio sul davanzale. Mio padre mi mette un braccio sulle spalle. I giochi pirotecnici partono dalla zona più brutta del quartiere, quella che ancora sogno negli incubi e che ospitava scantinati abitati da povera gente che aveva vicino grotte e zone d’acqua putrida. Stavolta le luci sono più delicate, un soffio di stelline bianche e il cielo meno assoggettato al fumo.. Le mie coetanee avranno nipotini da portare a casa mentre penso con nostalgia agli sprazzi di età felice ed al balcone del quarto piano che non ha più gerani e bottiglie di pomodoro. Quella casa che tanto ho amato ospita attualmente una mia compagna di scuola a cui fu arrestato il marito in viaggio di nozze. La mancanza di entusiasmo non si può curare. Necessita di tempo ed emozioni di felicità intima eppure sfacciata, ma sono oramai a corto di entrambi.

 


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lunedì, 05 ottobre 2009

LIVATA

(Tu chiamale, se vuoi…libagioniii)

 

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Da tempo era già partito l’invito per la “zingarata” al campeggio nel bosco, presso il piccolo ma grazioso e confortevole chalet di Enzo e Stefania, splendidi per l’ospitalità, non meno del cielo che ha regalato un bel sole.

All’arrivo l’impeccabile Flavio stava già in cucina, alle prese con pasta allo speck e zucchine, e ancora “alla schizofrenica”, piatti

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che poi, a tavola, ci hanno suggerito una deliziosa “scarpetta” a confronto della quale quella di Cenerentola fa una misera figura. Già sul posto anche Penny46 ed il marito, mentre Mauro sembrava proprio di casa.

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Il desco, grazie ai due notevoli (e abbondanti!) “assaggini” del già menzionato amico, si è distinto per consistenza e raffinatezza, tanto più che anche la grigliata eseguita con perizia ci ha fatto deliziare.

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Per il compleanno di Mauro, appena trascorso, una cassata, e quindi le dolci prelibatezze di Stefania: torte alla pera ed al cioccolato.

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Eccellenti i vini, particolarmente ammaliatore quello di Flavio, ma anche il Cannonau “abboccato” di Paolo (che, a detta di Marco esperto in materia, sarebbe stato ideale per un soufflè al cioccolato) in verità, dai risultati, si accoppiava benissimo proprio a tutto. In poche parole, i commensali, di bocca buona, si sono messi di gran lena nell’alzare il gomito, e anche la rossa Leira, pur se con un occhio incollato alla discola cagnona Angelica, non faceva certo piangere il bicchiere.

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La bella tavolata ospitava anche amici di Enzo e Stefania, come i simpaticissimi Cesare e Laura, ed il bravo chitarrista Maurizio. Egli e il padrone di casa, anche lui armato di strumento, hanno animato, forti di un vasto repertorio nonchè di indubbie doti canore e innata presenza scenica, una bella e vivace “rimpatriata” musicale, ripresa con grande spasso dal mio consorte videofilo.

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Momenti lietissimi anche quelli dedicati al caffè e (sopattutto…) all’ ammazzacaffè; foto tante e vera reciproca conoscenza, da aggiungere a quella già preesistente.

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Da sottolineare il suggestivo ambiente del bosco,del villaggio dalle tante casette di legno, con la vista dei cavalli bradi ed una nutrita colonia di vivaci o sonnecchiosi mici.

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Ed ora mi accorgo che, in così bella compagnia, è stato anche il mio terzo “blogcompleanno”!L’occasione per un nuovo festoso incontro? Chissà.

Grazie di cuore, da parte di Danis e Alberto, a:

Ozne e Stefania, FlavioRoma, ChefMarco, MauroPiadi, Pablo de Pablis, Penny46 e “Cognato”, Leira, Maurizio, Cesare e Laura.

 foto di Alb e Flavio 


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lunedì, 28 settembre 2009

FESTA A LABICO

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Ieri abbiamo fatto una passeggiata a Labìco per incontrare gli amici che hanno organizzato la Festa delle belle bandiere.

La piazza è poco più di uno slargo, eppure è luogo che ci sembra immenso simbolicamente. Ci sono le famigliole, tanti bambini e compagni che stanno animando il “Ristorante” per la Cena sociale che inizia immediatamente dopo i discorsi dei delegati. Ultimo, in ordine di tempo a prendere la parole è Maurizio Spezzano che parla con passione delle cose realizzate e delle tante da sistemare, con un bell’ottimismo. Il suo ragazzo, intanto, è impegnato con i prodotti equo-solidali e i bigliettini della cena.

Non m’inoltro in commenti politici su cui certamente si soffermeranno Maurizio e Massimo.  

Ecco  i bloggers presenti:

Sgraffio-MaurizioSpezzano-PablodePablis-Luna-Snoopy-Danis.

Mio marito ha seguito con attenzione ed ha avuto la sorpresa per certe conoscenze in comune con Maurizio, data la vicinanza dei loro paesi di origine. Un amico sardo di Paolo ci ha fatto compagnia.

Tra le scoperte bellissime della serata non posso non nominare la mamma di Sgraffio, donna giovane, alla mano, intelligente e molto simpatica.  Presenti anche le giovani e belle mogli di Maurizio e Massimo. Un amico sardo che vive a Labìco si è poi unito a noi, portando ottime ciambelline da zuppettare nel vino. Una bellissima festa per bandiere, cioè per ideali, che non hanno nessuna intenzione di finire nel dimenticatoio.

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                                                                                                                      (foto di Alb)

 


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lunedì, 14 settembre 2009

CON-FUSIONE

***

Proprio ieri mi trovavo in viaggio con un’amica insegnante. Mentre ascoltavamo Guccini e gli aggiornamenti sul traffico, nel parlare tra noi, abbastanza rilassate, mi ha raccontato una storia di incomprensione di un testo da parte di due suoi ex alunni di terza media. Come succede spesso, gli aneddoti di chi vive nel mondo della scuola sono così amari da far ridere e piangere nello stesso tempo e portano a interrogarsi sulle attuali difficoltà di formare i ragazzi e sul senso stesso di una professione tanto importante e delicata.

Nella stanzetta adibita a laboratorio, lo scorso anno, mentre stava lavorando al computer, due suoi alunni le chiesero se potevano, con discrezione, ascoltare musica. A permesso accordato, i ragazzi si concentrarono sulla canzone di Jovanotti: “A te”, e poco dopo l’uno disse all’altro: “Questa è ‘a canzone che parla de droga”. Intercettati dalla mia amica, furono smentiti: “Ma che dite? E’ una canzone che ha dedicato a sua moglie”! “No, pressorè, parla de droga”. “Ma come fate a dire questa fesseria? Cosa ve lo fa pensare?”

ECCO IL TESTO:

Jovanotti

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei, sostanza dei sogni...

“A presserè, ‘o dice chiaro: SOSTANZA DEI GIORNI MIEI…parla de drogaaa.”

La mia amica, che oggi ha iniziato l’ennesimo anno scolastico, non vede l’ora di andare in pensione... 


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lunedì, 07 settembre 2009

bimba

XXI

Ti porterò a Cocullo, mia Sabina,

e non rimpiangerai gli anni lontani,

ti scorderai dell’aspro Gennargentu

e delle corse pazze incontro al vento…

        (da: Coculliana, quartine di M.P.)


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